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LA RUBRICA POP DI BASTONATE #2: dell’utilità di un disco nuovo dei Litfiba nel 2012 chiamato Grande Nazione, di Opposta Fazione come gli ultras della Roma, dei Voodoo Glow Skulls, di Antonio Socci primo bassista e di altre cose che adesso non mi vengono. Pezzo a quattro mani e quattro piedi.

Posted in arrota libbera by Accento Svedese on gennaio 30, 2012

(1, 2, prova microfono. Parto io poi la passo)

Quando frequentavo le scuole medie un mio amico mi avevo convinto che il nome Litfiba fosse l’acronimo di Linea Italiana Treni Firenze Bari e che fosse stato scelto in omaggio alle presunte origini baresi di Ghigo Renzulli e alle risapute origini fiorentine del resto della band. A furia di sentirmelo ripetere ho finito per crederci e per anni ed anni ho vissuto convinto che l’origine del nome fosse quella, così come non sono mai stato in un acquaparco perché credevo alla leggenda metropolitana delle lamette negli scivoli eccetera eccetera.

Non so perché ho scritto una cosa del genere ma mi pareva l’unico modo sensato per aprire un pezzo che parla di un disco nuovo dei Litfiba nel 2012. Cos’altro dire di una band che si era sciolta dodici anni fa circa e poi si è riformata l’anno scorso non si sa bene per quali ragioni? Cosa dire del fatto che Pelù senza i Litfiba non se lo è cagato nessuno e i Litfiba senza Pelù uguale se non peggio? Electromacumba è stata o no vietata dalla Convenzione di Ginevra? Cosa dire di Pelù che si veste come si vestiva ai tempi di Il mio corpo che cambia ma avrà addosso ad occhio e croce quindici chili in più (segno che il suo corpo è cambiato sul serio, nella forma e nel colore è in trasformazione)? E che dire di Renzulli pelato con il codino manco fosse Danny De Vito nel capolavoro I gemelli con Arnold Schwarzenegger? Perché poi i Litfiba non hanno recuperato nella loro line-up Antonio Socci, primo storico bassista della band fiorentina impazzito per qualche micropunta di troppo e divenuto autentica star televisivo-giornalistica dai primi Anni Zero in poi? Perché, perché, perché, perché, perché (cit.)?

Visto che anche quest’ultima domanda non troverà risposta parliamo del disco appena uscito. Grande Nazione è un disco politico e fa parte di una trilogia di dischi – ce lo hanno spiegato Pelù e Renzulli in tutte le salse (soprattutto tonnata, visto quanto sono entrambi ingrassati negli ultimi anni), perfino alla trasmissione di Fabio Fazio un sabato sera a caso tanto gli ospiti sono sempre gli stessi – che come una minaccia incombe sull’umanità (speriamo nei Maya e nel 21/12/12). Dotato di una copertina davvero leccezionale che pare presa di peso da un disco dei Voodoo Glow Skulls ed adattata alle ridotte facoltà mentali di un certo pubblico altermondista, Grande Nazione è un disco che non è lontano parente delle prime, avanguardistiche opere della band fiorentina (quando scrivo cose del genere sembro Stefano Morelli, me ne compiaccio assai) e nemmeno delle ultime, più commerciali e leccate opere della band fiorentina (quando scrivo cose del genere sembro Gino Latino Castaldo ed un po’ mi vergogno) perché è una sega a vuoto essenzialmente figlia di due menti che non hanno più niente da dire perché non ci credono più. Han finito la benza da almeno quindici anni, cosa ti aspetti? Ti aspetti di ridere di loro, ma non riesci neanche a fare questo perché Grande Nazione è un disco che si prende troppo sul serio e pretende di lanciare dei messaggi.

Messaggi a chi, poi? Al popolo degli studenti fuorisede che vivono a Bologna? A coloro che popolano il sito di Beppe Grillo credendo che Beppe Grillo sia la sinistra? Agli indignati? A mio padre che li ha visti quando non li conosceva nessuno? Non è dato sapersi purtroppo. Quello che è certo è che credevamo di essercene liberati ed invece dovremmo sorbirceli in tutte le salse (perfino in copertina su XL, come se comprassi XL o me ne fregasse qualcosa di codesta rivista) per almeno un’altra decina di anni, fino al prossimo scioglimento con conseguente reunion dopo x anni, fino al prossimo nuovo disco di band drammaticamente fuori dai tempi perché ferme a tempi in cui avevano grosso successo di pubblico ma erano già drammaticamente sorpassate (eeeh?).

(Ill Bill Laimbeer takes the m/f stand)

Quando rappavo in terza media with my man Ghigo Renzulli il mio compagno di banco sempre avanti (che mi sbeffeggiava perchè ascoltavo Luca Carponi e i Technotronic e Pump Up The Volume dei MARRS invece di El Diablo Chiappucci) Fausti’ko mi aveva dato da intendere che si chiamavano così in omaggio allo zio Tibia e alla fibbia della cintura con la quale, ben prima dell’invenzione della cinghia mattanza salentina, gli ultras della SPAL a cui limonavamo le donne ci pestavano alla discoteca Enigma di Ferrara (nessuna relazione con l’omonimo gruppo di Micheal Cretu, forse). Comunque, il passato è passato, il futuro è un selciato per cui, annunciato dal singolo bomba Squalo (toccante omaggio alla casa editrice di fumetti porno tipo Lando, Il Tromba e Sukia la band stoner e agli H-Blockx che poi omaggiarono a loro volta Elio E le Storie Tese citandoli in una copertina con uno squalo e tutto torna) ci ritroviamo qui a parlare del nuovo Litfibia che non l’abbiamo ascoltato e ne parliamo, facciamo sempre così e nessuno ci fa caso perchè l’importante è che se ne parli e noi siamo qui a parlarne e ascoltare i dischi non è 2.0 per cui: Grande Nazione supera in glocalismo (come dice quel cuore di bue del Capitano Trota) il nuovo mondo di quel re del porcodio che camuffa la voce e vi denuncia lui di Carcarlo Capovilloni (che come Cicciolina e i Pop Will Eat Itself non ha peli sulla lingua e se ce li ha non sono i suoi). E’ un album che ripeto, non abbiamo ascoltato ma è un istant scult, è l’Alex l’ariete del 2012 in musica (che ricordiamo nasce dalla coppia Damiano Damiani e quello coi baffi che faceva le sceneggiature di tutti i film degli anni 70 e giocava a basket, Meo Sacchetti non ho voglia di guardare google per verificare), è un el diablous in musica che manco gli slayer, roba da stelle a cinque punte sulla porta come Andrea Volpe e le bestie di Saragat quindi è roba che scotta e che fomenta, poi c’ha la grafica del dias de los muertos tua che è un toccante omaggio ai vodoo glow skull e ai chupito e le tequila che Renzulli e Pelù si fanno al posto del botox (e tra poco faranno un progetto con Justin Pearson dei Locust e Favero quello che giocava nel Verona, retox botox). Quindi giù le mani dalla salma di Mike e di Ringo boy De Palma, che è morto per colpa di Antonio Socci e allora per fare finta di essere puliti perchè i vincenti non usano droga è stato cacciato dai Litifiba ed è andato a sosituire Faso negli EELST (che non è l’acronimo di Emerson, Lake e Olof Palmer sia bene inteso) che in realtà non è Faso, come Paul Mc Cartney e Pippo Franco (http://ilmortificatore.blogspot.com/2009/05/pippo-franco-e-stato-ucciso.html) non son loro ma son morti e son stati sostituiti per mantnere lo status quo (non il gruppo, o forse sì).

Insomma, Grande Nazione è un messaggio a reti unificate alla nazione e il messaggio è forte è chiaro: nell’Italia del 2012 uno che non ha mai fatto un cazzo nella vita (perchè fare il musicista in Italia è fare un cazzo nella vita) può lavorare a 50 anni come Pelù e Renzulli? No, e Grande Nazione ci dice, come d’altronde ci diceva Enzo Braschi in Italian Fast Food quando i punk si picchiavano con i paninari in discoteca e Beavis e Butthead nella puntata del natale passato, che la vita e l’ultimo dei Litfibia è una cosa merdavigliosa.

LA RUBRICA POP DI BASTONATE #1: una compilation dedicata al trentesimo anno di Radio Deejay vs. Lady Gaga, Xasthur, il Ritalin, Inchiuvatu, le mestruazioni e la lotta armata.

Posted in arrota libbera by Accento Svedese on gennaio 14, 2012

Mosh!

Non è colpa mia se ultimamente sto abbandonando la lotta armata e sto ascoltando solo Deejay Story Compilation (con mio grande gusto, tra l’altro). Non è colpa mia se la musica pop ha una potenza immensa ed arriva dritta al cuore di tutti (l’ha detto Tiziano Ferro in uno special serale su Raidue un po’ di tempo fa, dunque è proprio così), compreso il sottoscritto che fino a qualche anno fa era dedito alla lotta armata. Non è colpa mia di un sacco di cose che non sto qui ad elencare perché non ne ho voglia, ed allora perché negarsi l’ascolto di trent’anni di grandi successi di Radio Deejay quando Radio Deejay è una delle radio più ascoltate in Italia ma io non l’ascolto praticamente mai?

Mi sento molto Claudio Cecchetto nello scrivere frasi del genere ed un po’ lo sono pure, però le cose stanno così. Una roba poco impegnativa (‘sticazzi, Drinkin’ In L.A. dei Bran Van 3000 è molto impegnativa – così come Born Slippy degli Underworld, Walk This Way di Run DMC & Aerosmith, Back For Good dei Take That ed un sacco di altre cose che non sto qui ad elencare perché non ne ho voglia) per affrontare al meglio il traffico cittadino ma soprattutto le terribili nebbie della profonda Padania ferrarese, uscendone indenni nonché persone migliori per aver estemporaneamente ricordato un determinato periodo della propria infanzia/adolescenza/vita vera. Schiacci il tasto play e ti cresce una capigliatura tale e quale a quella di Cecchetto – oppure quella di Fiorello se hai frequentato le scuole medie all’inizio degli ani novanta e sai cos’è il Karaoke perché hai partecipato alla puntata registrata a Codigoro in provincia di Ferrara cantando una cosa a caso dei Nomadi.

Che cazzo è il black metal di fronte a roba satanica come questa? E Lady Gaga che fa il bagno nel sangue e desta scandalo nel mondo intero quando potrebbe benissimo essere che le son venute mestruazioni particolarmente abbondanti e non si è accorta di aver sporcato l’acqua perché era parecchio fatta? Ma ha ancora le mestruazioni Lady Gaga con tutta quella coca che probabilmente si tira? Ad occhio e croce no (ascolta bene my satanic voice visto che parlo con cognizione di causa dato che una mia amica che tirava parecchio non le ha avute per almeno quattro mesi, è tutto vero) ma non è detto che Lady Gaga non sia una fan accanita di Xasthur in lutto per lo scioglimento della one man band Xasthur ed abbia deciso di agire di conseguenza. Sto scrivendo cose assolutamente a caso ed ho perso il filo del discorso, nel frattempo mi son venute in mente cose tipo Inchiuvatu one man band che proponeva un arditissimo metal cantanto in dialetto siciliano e quella volta che da piccolo ho partecipato a Piccoli Fans di Sandra Milo (i miei mi avevano imbottito di Ritalin, figata) collezionando una stecca dietro l’altra (sì, ero io quel bambino che sputtanò sua madre raccontando delle cose che faceva sul divano con lo zio quando il padre non c’era, solo che mi ero inventato tutto per colpa del Ritalin), ma mi sa che mi fermo qui perché devo andare a sgommare in un qualche parcheggio di una discoteca a caso della bassa ferrarese ascoltando Rhythm Is a Dancer degli Snap! a volumi da arresto. Per il pezzo più da autoscontri del mondo si fa questo ed altro, il codice della strada mi fa una pippa.

Tema: “La mia collezione di dischi”. Svolgimento:

Posted in tutto il resto by Accento Svedese on gennaio 6, 2012

Piach! Un saluto agli amici della cassettina.

La mia collezione di dischi è talmente importante per me che da quando ho traslocato giace ancora in una manciata di scatoloni, mestamente parcheggiata in un angolo del garage (l’auto ovviamente rimane fuori al freddo e al gelo come il Jesu Cristo che cantavamo alle scuole elementari in Tu scendi dalle stelle) e lasciata alla mercé di animali ed insetti vari ed assortiti.

Rimane lì (la collezione di dischi, ma anche la macchina – che a mio avviso è uno dei luoghi in cui la musica si può ascoltare con più attenzione) perché al giorno d’oggi la musica che viene pubblicata dalla stragrande maggioranza delle etichette indipendenti (e non) conta talmente meno di zero che puoi scaricartela e cestinarla senza farti troppi problemi, ed allora perché perdere tempo, spazio e denaro per riportarla fisicamente nel tuo appartamento? Meglio stringere la cinghia, meglio legarli una cinghia al braccio ed iniziare a scaldare.

Ovviamente scherzo, questa menata iniziale in due paragrafi era solo una scusa per utilizzare il termine “mercé” senza sapere se scrive mercé oppure mercè e non fare la figura del Roberto Saviano di turno. La mia collezione di dischi è troppo importante per me e comprende dischi originali (ovvio) ma anche (e qui divento veltroniano dal buco del culo al cuore) dischi masterizzati su cd-r Coop, quando ancora si scaricava musica in ufficio e/o a casa e la si masterizzava su cd perché non esistevano ancora le autoradio con porta usb incorporata per fruirne in maniera più pratica e veloce. Ci sono cose che mi porto dietro come un fardello dall’adolescenza e cose che ho comprato ieri, cose che comprerò domani e dischi immaginari, cose che ho ascoltato fino a memorizzarne ogni singolo dettaglio e cose che non ascolterei più nemmeno sotto tortura (anche perché non le ho mai ascoltate veramente), c’è pura poesia come il vinile originale di La mia moto di Jovanotti e c’è ancora la cartolina che si trovava dentro al disco, quella per vincere la moto targata Milano con la foto di Jovanotti areografata (o aereografata? Fa niente, sono come Saviano e posso sbagliare a scrivere) sul serbatoio della benzina, ci sono cd che mi sono stati prestati ma che non ho mai restituito al legittimo proprietario e ci sono cd che mi sono stati prestati, che non ho mai restituito al legittimo proprietario e che in sovrappiù mi sono venduto a tradimento per raccogliere un po’ di vil danaro (erano passati più di cinque anni dunque erano miei per usucapione e potevo farlo. L’ha detto il giudice Santo Trafficante in svariate puntate di Forum dunque è vero, testimone Bruno Sacchi dei Ragazzi della Terza C che adesso è magro e fa l’opinionista nella suddetta trasmissione), c’è di tutto e di più come la Rai.

Mancano purtroppo all’appello solo le cassettine sui cui avevo registrato intere puntate del degli anni d’oro (1993-1996), quando facevo finta di essere prima metal e poi punk ma ero in botta da musica da autoscontri e mi divertivo un casino a negarlo. Sono state smarrite durante un precedente trasloco e pagherei parecchio vil danaro per riaverle, ma purtroppo le cassettine non sono come la salma di Mike Bongiorno che scompare nel nulla, si mobilita la polizia e come per magia riappare a due passi da dove ere stata trafugata. Qui non è il paradiso, all’inferno delle verità io mento col sorriso.

Fanno bene/fanno male, sto bene/sto male: concerti estivi che non sono tanto estivi, musica di regime che non è tanto di regime. Repetto juvant.

Posted in arrota libbera by Accento Svedese on novembre 19, 2011

Sorridi.... fatto!

Uno non fa neanche in tempo a leggere dei Radiohead in concerto a Bologna il 3 luglio 2012 che i biglietti sono già andati esauriti in men che non si dica e non vi è più possibilità di acquistarli (in realtà sono andate esaurite solo le prevendite per i fan, ma tant’è). Forse è un errore o una bufala ma non importa,tanto non sarei andato comunque perché un concerto del genere a Bologna equivale a dire mescolarsi ad un pubblico del tipo concerto della Bandabardò o dei Sud Sound System ed io non ci sto (mi sentirei un pesce fuor d’acqua, mi si nota di più se non vado, non sono abbastanza ricco, non so come vestirmi, a Ferrara in quel periodo ci sono concerti complessivamente migliori, non-fumo-non bevo-non-dico-parolacce / porca-puttana-quanto-m’incazzo-quando-mi-cade-la sigaretta-nel-whisky ed altri luoghi comuni che non sto qui ad elencare perché non so se si scrive “nel whisky” o “nello whisky” dato che l’alcool proprio non lo reggo). Andrò a vedermeli a Berlino o qualcosa di simile, disertando anche le altre date italiane perché sono complessato come il peggiore degli indie snob ed in più ho la mania dei voli low cost e della musica da autoscontri. A Design For Life, come cantavano i Manic Street Preachers post-scomparsa nel nulla di Richey Edwards (citazione che non c’entra nulla però era bella da mettere in chiusura di paragrafo e dunque l’ho fatta).

Ma hanno ancora senso i Radiohead nel 2011? Non lo so, però l’ultimo disco The King Of Limbs era davvero bello (uscirà comunque un disco nuovo a febbraio 2012, attendiamo fiduciosi) e da qualunque parte la si voglia vedere i Radiohead hanno sempre fatto quel cazzo che volevano pur continuando a suonare di ottimo livello ed originali (quando propongono qualcosa di già sentito stanno solo perfezionando idee altrui, a differenza di Bjork che ha già finito la benzina da due album ma continua ad andare avanti come se nulla fosse). Comunque sì, i Radiohead hanno ancora senso nel 2011. Band definitiva, dice qualcuno – io mi limito a dire che sono stati una band importantissima per tanti motivi e per tanti altri continuano ad esserlo anche oggi, ma probabilmente io non faccio testo dunque passo ad altro che è meglio (come diceva quel nazista di Quattrocchi dei Puffi).

In definitiva, è bello accendere una qualsiasi radio di regime e rendersi conto Heaven di Emeli Sandé è in heavy rotation come se fossimo nel 1994/1995/1996 e Bristol fosse una sorta di Mecca dalla quale arriva la musica elettronica più figa del pianeta. Pensavo che quei suoni attualmente continuassero ad esistere solo nel cervello di Alessio Bertallot ed invece inspiegabilmente sono tornati tra noi nelle vesti di una canzone cantata da una ragazza con la pelle nera ed un mohawk ossigenato, roba che a prima vista diresti uscita dalla versione inglese di X-Factor ed invece non lo è (anche perché a quanto mi hanno riferito Emeli Sandé la settimana scorsa era a cena da Wagamama a Londra e nessuno la riconosceva. Non male avere un mohawk ossigenato e non essere riconosciuti da nessuno). Heaven di Emeli Sandé pare quasi una versione iTunes di Unfinished Sympathy dei Massive Attack, ha un video che sembra girato con la tecnologia del 1994/1995/1996 (dunque le immagini non hanno l’alta definizione dei video attuali) e probabilmente ha permesso a quei suoni ormai estinti di rientrare di soppiatto nella hit parade – ma non non ho voglia di verificare in rete se sono davvero entrati nella hit parade dunque non posso affermarlo con assoluta certezza. Come può aver successo un brano del genere nel 2011? Come può piacere così tanto all’utente medio delle radio di regime? Come può piacere ad un ragazzino che era appena nato quando Bristol sembrava una sorta di Mecca dalla quale arriva la musica elettronica più figa del pianeta? Come sono arrivato a parlare di Emeli Sandé partendo dai Radiohead? Perché non ho parlato degli anni in cui la gente ascoltava perfino Monk & Canatella? Mah, probabilmente la notte dovrei dormire su un cuscino più comodo.

Siamo solo noi: si è riunita una tantum la Paolino Paperino Band, ed io c’ero.

Posted in arrota libbera by Accento Svedese on ottobre 29, 2011
questo della foto sono io all'età di sedici anni, sul serio. Enrico Ruggeri mi ha pagato un sacco di soldi per poter utilizzare la mia immagine.
questo della foto sono io all’età di sedici anni, sul serio. Enrico Ruggeri mi ha pagato un sacco di soldi per poter utilizzare la mia immagine.

Parlare della Paolino Paperino Band è difficile perché c’è sempre una sorta di timore reverenziale verso questo gruppo (da parte mia almeno, da parte degli altri non so – ma francamente spero di sì). E allora iniziamo a copiaincollare cose a caso trovate in rete, ovviamente senza citare la fonte:

  • E parlava di noi, la Paolino Paperino Band parlava di noi. Di noi che cominciavamo a capire qualche cosa del mondo, e ci faceva cagare. La maggioranza (e forse di più!) delle persone del nostro paese, ci faceva schifo, anche senza conoscerli.
  • La Paolino Paperino Band ha raggiunto una notevole diffusione in tutta Italia, favorendo persino il nascere di alcune leggende metropolitane su di loro. Secondo una di queste, certamente falsa, i membri della band sarebbero morti in un incidente stradale mentre stavano viaggiando ubriachi in auto tutti insieme. Un’altra leggenda vuole che Yana, il cantante, guidasse spesso una vecchia Citroén 2cv in cui il sedile del passeggero era stato sostituito da una tazza del water (quest’ultima l’ho creduta vera fino a qualche ora fa, così come ho creduto che Citroén si scrivesse diversamente).
  • Ho iniziato a scrivere un libro sulla Paolino Paperino Band che uscirà per l’Arcana non appena sarà finito (probabilmente non avrà neanche una copertina perché voglio che esca subito e non si perda nemmeno un briciolo dell’urgenza dell’opera in questione – questione di principio), e lo sto facendo con pochissimi elementi concreti in mano dato che quando la Paolino raccoglieva tutta la sua discografia in Pislas e si scioglieva io ero davvero troppo piccolo per accorgermene veramente. Sto lavorando parecchio di fantasia e di sentito dire, ma nonostante tutto sono molto orgoglioso che mi abbiano chiesto di imbarcarmi in un’impresa di tale portata perché la Paolino è la Paolino e mai nessuno è stato così grande in Italia. Non vedo l’ora che se ne accorga pure Rockit, ci sarà da ridere.
  • Almeno un buon venti per cento dei personaggi citati nella immarcescibile La pentola della Paolino Paperino Band sono morti. Il tempo passa, questi anni stan correndo via come macchine impazzite e non ci possiamo far nulla se non riderci sopra, noi che abbiamo il Booster elaborato come andava di moda quindici anni fa mentre gli altri oggi viaggiano con le minicar. Sto diventando grande, lo sai che non mi va.

Comunque bando alle ciancie (non ho mai capito cosa voglia dire ma uso ugualmente questa frase fatta) e parliamo di cose serie. La Paolino è sempre stata catalogata sotto la voce “punk demenziale” ma era molto di più. Ha scritto alcune tra le cose più intelligenti di sempre e i suoi testi possono essere utilizzati per spiegare e/o commentare qualunque situazione della vita reale. Dovrebbero stamparli su un libretto rosso tipo The Psychic Soviet di Ian Svenonius e bisognerebbe averne una copia a testa per vivere meglio, però visto che non è possibile ci bastano Pislas e le prime carbonare incisioni per cavarcela alla grande ed uscire sempre a testa alta. E pensare che fino a qualche tempo, quando la gente si cagava ancora i Punkreas, c’era qualcuno che credeva che questa roba l’avessero inventata i Punkreas. Mamma mia.

Io – che come Enrico Ruggeri sono stato punk prima di te - la Paolino Paolino Paperino Band l’ho conosciuta da ragazzino grazie ad un amico più grande che mi passò il cd di Pislas (e poi non volle vendermi la rarissima copia, ma questo è un altro discorso che non sto ad approfondire perché anche io al suo posto avrei fatto lo stesso) e da allora non ne sono uscito più. Continuo ad ascoltarla come se fossi un ragazzino, continuo ad utilizzare i suoi testi per spiegare e/o commentare qualunque situazione della vita reale (bella vita direi). Ho sempre sognato vederla dal vivo, ma ciò non è mai stato possibile perché quando l’ho conosciuta si era già sciolta e la band ha sempre rimbalzato ogni reunion ufficiale. O meglio, nessuna reunion definitiva se non un concerto il 25 aprile 2004 (perso perché l’ho saputo anni dopo) e uno per un benefit il 23 ottobre 2011. Un momento: io a quello del 23 ottobre sono andato ed ho coronato un sogno (ed ho pure fatto un’opera buona visto che era per un benefit, ma questo è un discorso che sto qui ad approfondire perché entrerei nell’ambito della vita privata delle persone). Han suonato alla grande in un contorno di residuati fine ottanta-inizio novanta tipo Rats, Fatur, Umberto Negri et similia ed il locale si è svuotato immediatamente dopo il loro concerto (segno che tutti erano lì per la Paolino e non per i Diaframma che ormai ti suonano anche sotto casa e che al Vox han finito per suonare in un deserto). Non hanno suonato La Pentola, Discotecaro e Maicol, ma chi se ne importa, hanno fatto molto del resto ed è stato giusto così. Descrivere per filo e per segno il concerto? No. Ogni parola sarebbe superflua per descrivere un concerto del genere, ed infatti mi fermo qui perché suonano alla porta. Probabilmente è uno che vuol cercare di vendermi una enciclopedia sui bulloni, vado ad aprire.

Jerry Calanza omo de panza omo de sostanza: tornano i Primus e sono cazzi amari, soprattutto per chi negli anni d’oro li aveva abbandonati per seguire gruppi-caricatura tipo i Molotov.

Posted in tanto se ribeccamo by Accento Svedese on agosto 31, 2011

 

Libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi: questo è il primo risultato che si ottiene digitando su Google Images "Jerry Calà Brown Album". Vorrei stringere la mano al'ideatore di questa foto, ma soprattutto vorrei capire perché ho cercato prorio "Jerry Calà Brown Album". Qualora l'ideatore della foto si facesse vivo chiedendone la rimozione per pelose questioni di diritti d'autore, nessun problema: provvederemo subito a sostituirla con il quarto risultato, ossia una foto delle Pipettes.

La prova provata del fatto che nelle annate 1997-1998-1999 facevamo schifo (plurale maiestatis, non voglio insultare nessuno) è che eravamo talmente in fotta con il crossover che ci siamo spinti (altro plurale maiestatis, delirio di onnipotenza) talmente in basso da arrivare ad ascoltare roba come i messicani Molotov, facendoceli pure piacere parecchio e consumando la copia del loro album di debutto ¿Dónde Jugarán las Niñas?. Finita la fotta (che comunque è durata quasi quattro lunghi e durissimi mesi, mica due settimane) il cd in questione è stato prestato ad un amico che fortunatamente non l’ha mai più restituito, ma resta il fatto che quella dei Molotov era roba talmente dozzinale e priva della benché minima ragione di esistere che il disagio interiore per averli ascoltati molto è tanto. Gag da terza media ultimo banco vicino alla finestra, pretesa di avere testi di denuncia sociale, pretesa di essere i Mano Negra messicani con le chitarre oppure i Rage Against Machine su un treno che attraversa l’America Latina, chitarre mariachi che sbucano qua e là in una selva di chitarre mediamente rock, voci fastidiose, basso slap, saccheggio spudorato di idee altrui ed un video in programmazione fissa ad Mtv Superock hanno fatto sì che i Molotov godessero di una certa esposizione anche in Italia ed arrivassero a piacere a gente come me che in quegli anni si è bevuta come se nulla fosse anche pantomime rapcore come gli Hed (P.E.) - un gruppo che ormai esiste solo al Rock Planet di Pinarella di Cervia e nella mente dei reduci di quegli anni – ma che ha avuto il coraggio di cancellare tutto con un deciso tratto di penna non appena ha raggiunto una certa maturità (subito dopo l’esame di maturità a cui hanno fatto seguito un’estate da leone, l’università, la vita reale). Poi per carità abbiamo anche provato (altro plurale maiestatis, Delirium Tremens) ad ascoltare anche il seguito-di-cui-non-ricordo-il-nome-e-non-lo-voglio-nemmeno-cercare-su-Wikipedia (in realtà l’ho cercato, si chiama Apocalypshit ed era prodotto addirittura da Mario Caldato Jr.) ma non ce l’abbiamo fatta, faceva troppo schifo anche a noi o più probabilmente eravamo cambiati davvero. E se penso che i Molotov sono ancora in giro e poco tempo fa hanno pure suonato a Milano ad un festival da studenti fuorisede fissati con Hugo Chavez, Fidel Castro e Diego Armando Maradona l’autostima aumenta tantissimo, raggiungendo livelli degni del Vittorio Sgarbi più visionario (quello che insultava i tre del Trio Medusa apostrofandoli con l’illuminante epiteto “culattoni raccomandati”).

Come sono arrivato a ripensare ai Molotov? Semplice: ho visto il trailer di Pipì Room (capolavoro del mio Maestro di Vita Jerry Calà) e con una libera associazione mentale piuttosto maschilista e sbilenca ho subito pensato subito al titolo del disco d’esordio dei Molotov. Se poi ricordiamo che ¿Dónde Jugarán las Niñas? nasceva come storpiatura del titolo del best seller della band messicana Manà ¿Dónde jugarán los niños? il calembour da seconda superiore Jerry Calà-Jerry Manà viene in automatico e da Jerry Calà si finisce dunque dritti ai Molotov (e non si torna più indietro). Però Jerry Calà Was a Race Car Driver ed allora ecco che ci si rende anche conto che Jerry Was A Race Car Driver è forse il brano che esprime meglio cosa sono stati i Primus (e cosa sono, e cosa saranno), la loro grandezza e la loro superiorità. È colpa mia (niente plurale maiestatis in questo caso, ma è come se lo avessi usato) se negli anni in cui esplodeva il crossover ed anche gruppi come i Molotov avevano un loro posto al sole i Primus uscivano con un disco sottotono come il Brown Album e poi sceglievano di defilarsi dopo averci regalato un EP di cover ed una mezza cagata come Antipop. Addirittura pensavo si fossero sciolti per sempre, invece qualche tempo fa (o forse fra qualche giorno, o forse oggi – visto che in rete i dischi escono prima della loro reale data di uscita, che nessuno sa qual’è) i Primus se ne sono inaspettatamente usciti con un disco nuovo che risponde al titolo di Green Naugahyde ed è semplicemente clamoroso. Les Claypool e Larry LaLonde sono ancora della partita mentre alla batteria c’è il primissimo batterista della band Jay Lane, e questa cosa fa parecchio ridere perché pur essendo stato il primo batterista è all’esordio assoluto su disco. Comunque, nessuna innovazione particolare, nessuna rivoluzione copernicana, solo un disco dei Primus talmente riuscito bene da riportare di colpo le lancette del tempo indietro di almeno vent’anni (ti pare poco?). E dunque, funk bianchissimo tipo Parliament che hanno sniffato un sacco di candeggina e si divertono parecchio (Tragedy’s A’Comin’, Lee Van Cleef), cavalcate psyco-metal-funk che dopo un paio di minuti inizia a colarti il cervello dalle orecchie e devi recuperarlo utilizzando un cucchiaino (Last Salmon Man, Moron TV) o una cannuccia (Hennepin Crawler), divertissement zappiani vari ed assortiti (HOINFODAMAN) che ti convincono del fatto che i Primus sono una band invecchiata talmente bene da suonare più attuale oggi di venti e passa anni fa (cosa che in tempi in cui si grida al miracolo perché tre vecchi tromboni+loro figlio alla chitarra presentano il loro disco nei cinema di mezza Europa non è cosa da sottovalutare). Bentornati Primus.

QUATTRO MINUTI: Flaming Lips/Prefuse 73 EP (casa discografica: boh? Non mi interessa, non perdo nemmeno tempo a cercarla)

Posted in quattro minuti by Accento Svedese on maggio 28, 2011

file under: copertine che fanno schifo al cazzo pur avendo la pretesa di essere all'avanguardia

VIA

Iniziamo copiando: “L’EP, stampato in vinile a tiratura limitata e venduto solo presso il negozio Guestroom Records di Oklahoma City, conta 4 tracce che miscelano la tentacolare ispirazione di Coyne e soci con i glitch e le sperimentazioni tipiche di Prefuse 73. Il disco non è certo adatto a tutti i palati, l’acidità propria dei due protagonisti si somma in vertici a volte ineffabili, ma i fan dei Flaming Lips non resteranno certo delusi.”

Faccio partire (non ho l’EP stampato illegalmente perché non andrei mai e poi mai in Oklahoma, l’ho scaricato illegalmente), ascolto, interrompo. Riprovo più tardi ma interrompo ancora. Al terzo tentativo riesco ad ascoltarlo tutto. Una, due, tre, quattro volte, giusto per capire che l’EP dei Flaming Lips insieme a Prefuse 73 non è adatto a me perché è una delle cose più tediose che siano mai esistite nella storia della musica. Insopportabile. Ma perché la gente non si diverte invece di infastidirci con musica del genere? Perché la gente non si diverte invece di ascoltare musica del genere?

Per scrivere tutto questo ho impiegato un minuto e mezzo. Me ne resterebbero due e mezzo ma esco perché c’è una bella giornata di sole e voglio vivere la vita.

STOP

È arrivato Weah e Baresi è di nuovo papà: Africa Hitech – 93 Million Miles (Warp)

Posted in arrota libbera by Accento Svedese on maggio 17, 2011

copertina sobria per un disco sobrio

Non ricordavo più chi fosse Ruud Gullit e mi è tornato in mente solo quando ho letto dell’arresto di suo figlio Saverio Gullit per spaccio di droga. Può la mente di un uomo rimuovere dal proprio archivio personaggi del genere? Eppure Gullit è stato un grande calciatore del Milan dei primi scudetti berlusconiani ed è pure il padre di uno dei figli neri di Franco Baresi (la leggenda metropolitana dice così, non so se sia vero sul serio ma preferisco credere che lo sia. Magari per la legge del contrappasso Saverio Gullit è figlio di Baresi, chissà), come è possibile non ricordarsene? Capisco non sapere che Gullit ora allena una squadra in Cecenia, ma ricordarsi di lui perché suo figlio si fa beccare mentre vende il fumo proprio no. Deve essere perché non ho mai tifato Milan.

(continua…)

Musica è / l’amico che ti parla / quando ti senti solo

Posted in arrota libbera by Accento Svedese on aprile 19, 2011

Il Darby Crash italiano, morto per noi peccatori. Buona Pasqa! Buona Pasqa a tutti, frateli e sorele!

Che cosa vuol dire musica di qualità?

(a questo punto parte istantaneamente Musica è di Eros Ramazzotti, dieci minuti di puro delirio psichedelico per un Eros mai più così coraggioso)

Quale metro di giudizio devo usare per capire se la musica è di qualità oppure no? Dico, quando un artista propone musica di qualità e quando invece propone roba non di qualità? Come posso giudicare se la musica è di qualità oppure no? Mi devo basare sulla qualità della produzione? Sulla freschezza della scrittura? Per essere di qualità la musica deve proporre per forza soluzioni sonore inedite oppure se una cosa è fatta bene lo è a prescindere dalla novità della proposta? Ed testi, devo considerare anche quelli o non importa? E se un artista inizia a vendere tanto ed ha successo smetterà automaticamente di fare musica di qualità oppure no? Un disco registrato artigianalmente con mezzi di fortuna può essere ugualmente di qualità?

Queste ed altre mille domande mi sono sorte spontanee domenica scorsa nel momento esatto in cui ho acceso la tv ed ho visto ospite a Domenica In un Franco Califano mai così simile ad una salma. Non c’è un nesso preciso tra Califano e la musica di qualità (semmai c’è un nesso preciso tra Califano e la coca di qualità, ma essendo contrario all’abuso di droga non dovrei permettermi di scriverlo), però la questione resta aperta ed io ho riflettuto a lungo per trovare una risposta e chiarire una volta per tutte a me stesso cosa è musica di qualità e cosa è musica di cui si può fare tranquillamente a meno (leggasi musica di merda). Credo che sia un dubbio comune a tanta altra gente, o forse no. Beato chi non ha mai dubbi perché vive bene.

(continua…)

IL DOWNLOAD ILLEGALE DELLA SETTIMANA (special edition feat. Leolino Bongiorno): Battles – Gloss Drop

Posted in il download illegale della settimana by Accento Svedese on marzo 31, 2011

è ufficiale: questa è una delle più brutte copertine di sempre. Sembra macinato di carne di infima qualità, ma magari è solo lana rosa, Big Babol o ciò che resta del costume del Tenerone del Drive-In 1985 circa

C’è gente in giro per forum musicali et altri simpatici siti specializzati che si sta già divertendo a sparare a zero sul nuovo disco dei Battles, che esce a giugno ed è stato anticipato da un singolo non troppo in linea con quanto fatto in precedenza dalla band americana. C’è chi pregusta le duemila battute al vetriolo che scriverà a giugno (le pregusta oggi senza nemmeno aver sentito il disco, o magari avendo sentita la solita copia watermarked esclusiva – e allora scrivine adesso, non a giugno che fa caldo ed io non ho voglia di mettermi di fronte allo schermo a leggere duemila battute al vetriolo), c’è chi già parla di una svolta in stile Animal Collective (sempre senza aver sentito il disco, o magari dopo aver sentito un fake confezionato dagli stessi spacciatori degli Animal Collective apposta per disorientare la gente) e chi afferma di essere già andato oltre Battles perché i (inserire un nome a caso, magari un nome di un gruppo che non conosce nessuno e forse manco esiste) sono senz’altro meglio perché c’hanno più senso ritmico, il fumo più buono, più groove, suoni più ricercati, sono più belli, sono più giovani, sono parenti di, escono per, suonavano con. Il mondo è bello perché è vario ed ovviamente io da liberale rispetto sempre e comunque le opinioni altrui (vere o false che siano), però sono piuttosto perplesso. Mi sembrano giudizi sparati alla cazzo di cane tanto per aumentare la propria autostima e nel contempo fare una bella figura in una cerchia ristretta di persone dedite all’ascolto di dischi scaricati illegalmente, ma magari mi sbaglio perché quando lurko forum musicali et altri simpatici siti specializzati lo faccio molto in fretta perché temo di essere scoperto (se mi scoprono rischio di abbassare la mia autostima) e non afferro il senso di ciò che viene scritto. Dovrò soffermarmi di più e leggere meglio, magari imparo cose nuove ma soprattutto imparo come si giudica un disco a prescindere dall’averlo ascoltato o meno.

Comunque io Gloss Drop, il disco nuovo dei Battles, l’ho già sentito e posso dire che è una figata. Me ne ha passata una copia esclusiva il buon Leolino Bongiorno (il figlio di Mike Bongiorno che hanno fermato ubriaco fradicio al volante della Porsche di un amico), raccomandandosi di non metterla assolutamente il rete altrimenti i Battles non lo avrebbero aiutato a ritrovare la salma di suo padre Miles (il correttore automatico di OpenOffice® sta iniziando a scrivere Miles Bongiorno, non capisco perché deve per forza tirare in ballo Miles Davis – o forse sì: Miles Davis e Miles Bongiorno andavano dallo stesso parrucchiere, Rolando il parrucchiere delle dive). Io sulle prime sono rimasto perplesso perché non capivo il nesso tra la salma di Miles Bongiorno, Rolando il parrucchiere delle dive e i Battles ma poi ho ascoltato meglio e mi sono addirittura entusiasmato perché il nuovo disco dei Battles suona esattamente come un qualcosa che sta a metà tra Miles Davis e l’edizione 1997 del Festival di Sanremo condotta da Bongiorno e vinta dai Jalisse (pettinati anche loro da Rolando, che cazzo di capelli avevano quando hanno vinto Sanremo???). Non ci credevo nemmeno ed invece i Battles sono vivi e lottano insieme a noi, ed oltretutto hanno avuto pure il coraggio di cambiare e di non replicarsi. Davvero bravi, ed un grazie a Leolino Bongiorno che mi ha regalato un copia esclusiva del loro cd ed ha migliorato notevolmente la qualità della mia vita attuale.

Piacerebbero anche a Miles Bongiorno, se solo potesse ascoltarli.

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