Tutta la vita è una grassa bugia // Le grandi falsità che si dicono sulla musica, parte I – nn. 1-5
All the truth in the world adds up to one big lie
(Bob Dylan)
1) Il rock non è morto, c’è ancora musica interessante e valida quanto quella del passato
Di tutte le schifose bugie ripetute allo sfinimento dagli appassionati di musica, ci sembra svettare sulle altre l’affermazione che, al giorno d’oggi, esca ancora musica degna dei classici del passato, contro i quali ci siamo tutti scagliati nella nostra troppo prolungata adolescenza.
Diciamoci la verità: è tutto falso. Quali dischi sono usciti negli ultimi dieci anni che abbiano avuto la stessa dirompente importanza* (sull’importanza: vedi n. 2) dei vecchi classici? Nessuno. Voglio sperperare: facciamo negli ultimi 15. Ok, Kid A. 20? Kid A, Nevermind, In Utero. New Adventures in Hi-Fi, Mellon Collie… Esageriamo, ci mettiamo anche qualche nome minore grunge (Pearl Jam), qualche piccolezza misconosciuta (D’Angelo, Slint)? Ecco una selezione di album usciti nel solo 1967: The Doors, omonimo; Rolling Stones, Between the Buttons, Miles Davis, Miles Smiles (gennaio); The Byrds, Younger Than Yesterday; Jefferson Airplane, Surrealistic Pillow (febbraio); Aretha Franklin, I Never Loved a Man the Way I Love You; The Velvet Underground & Nico, omonimo (marzo); John Coltrane, Expression; The Electric Prunes, omonimo; Nina Simone, Sings the Blues (aprile); The Jimi Hendrix Experience, Are You Experienced (maggio); The Beatles, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band; The Small Faces, omonimo (giugno); Pink Floyd, The Piper at the Gates of Dawn; Frank Zappa, Lumpy Gravy; Tim Buckley, Goodbye and Hello (agosto); The Beach Boys, Smiley Smile; The Kinks, Something Else; Captain Beefheart, Safe as Milk (settembre); Buffalo Springfield, Again; Nico, Chelsea Girl; Pearls Before Swine, One Nation Underground; Nina Simone, Silk & Soul (ottobre); Cream, Disraeli Gears; The Beatles, Magical Mystery Tour; Love, Forever Changes (novembre); The Jimi Hendrix Experience, Axis: Bold as Love; Rolling Stones, Their Satanic Majesties Request; The Beach Boys, Wild Honey; The Who, Sell Out; Bob Dylan, John Wesley Harding; Leonard Cohen; Songs of Leonard Cohen (dicembre).
Nello stesso anno sono usciti album inediti di Elvis, Stevie Wonder, Grateful Dead, David Bowie, Frank Sinatra, Roy Orbison, James Brown, Johnny Cash e Chuck Berry. Non ho voluto approfondire la questione jazz (oggi ci attacchiamo ai Supersilent). La lista, puramente esemplificativa, di cui sopra, prova insindacabilmente che quanto esce oggi è lo spettro di una traccia di una pallida imitazione dell’epoca in cui il rock ancora esisteva.
*2) La musica è importante. Quello che fanno i gruppi rock è importante.
D’accordo, non parliamo di importanza sul piano personale (per me sono rilevanti le cose fatte da dimenticati re assiri, ad esempio, e le feste che mi fa il mio cane quando torno a casa), ma quante volte, davvero, quello che ha suonato, scritto o detto un musicista ha in effetti avuto una qualche influenza sulla società? Quante volte, tra queste, c’era di mezzo la morte? Quanto questioni non legate alla musica? Vostra mamma sa chi è Kurt Cobain? E Marilyn Manson? La musica che dà senso alla vostra vita è pressoché irrilevante.
3) Hai abbastanza ragione, ma la musica è importante in quanto ha una qualche influenza su altra musica che ha una qualche influenza su quanto venuto dopo
Basterebbe il devastante trittico in sequenza innegabilmente diretta Dr. John -> Tom Waits -> Capossela per mostrare che il gioco delle influenze è in effetti un disfacimento. Ma, se questo non basta, aggiungete pure Mannarino alla catena. E, se non basta ancora, fottetevi! Davvero, ragazzi: vedete qualche merito nel fatto che i Velvet Underground abbiano influenzato i Sonic Youth e i Sonic Youth i Liars e i Liars alcuni gruppi della provincia italiana? E, se avessero saputo dei Mars Volta, i Can avrebbero forse continuato a suonare? Ok, i Can hanno saputo dei Mars Volta, e li hanno apprezzati: ma erano vecchi, e drogati, e in ogni caso, c’è bisogno di aggiungere qualcosa a Halleluwah? Se potessi tornare indietro nel tempo, e scegliere una persona una da uccidere, tra Hitler, Stalin ed Ivan il Terribile sceglierei senz’altro Neil Young, in sostanza primo colpevole – con le sue stonature e le chitarre rozze – dei Pavement, a loro volta condannabili per tutto l’indie rock, ossia per tutti quelli che, dei Pavement, hanno colto solo il: “wow, ma allora si può anche non saper suonare!”, e da lì il diluvio. L’influenza più devastante della storia della musica, e la seconda peggiore della storia dell’arte (Fellini e il cinema non si battono; manco Warhol ha fatto peggio). Amate dire, citando chissà chi, che in pochi hanno comprato l’esordio dei Velvet Underground, ma tutti quei pochi hanno formato un gruppo. Ed ecco il più grande demerito di Lou Reed.
4) Scaricare dischi si può ed è bello
No, è vietato dalla legge ed è abbrutente, e
4b) Scaricare dischi è uguale a comprarli
Voi ragazzini di merda mi fate girare i coglioni come nessun altro. Il tempo cambia, le persone cambiano: ma voialtri illetterati nativi digitali, nativi nel senso di indigeni, ossia negri, e con la sveglia (rotta) al collo, non mi convincerete mai che nelle vostre radioline in streaming ci sia la stessa raggiante virtù di un giradischi, o lettore cd, mi accontento, che riempie di Altri Valori il grigiore della vostra casa e, rompendo i coglioni ai vostri vicini, uccide il dolore, con Coltrane ®. Ho scaricato dischi quando ero stupido, e quando sono arrivato a un milione di dischi – mai ascoltati – li ho cancellati tutti, e con cinquanta euro ho comprato quelli usciti nel ’67 (v. punto 1). D’accordo, potreste obiettare, ma vuoi che non valutiamo i dischi prima di comprarli?, e la risposta è no, illiberali pirati dei caraibi – non Johnny Depp, ma quelli veri, brutti e somali e sparati dai marò -, perché al ristorante si paga anche se la pasta era scotta. L’unica vera alternativa che esiste a comprare un disco dei Pontiak è non comprare un disco dei Pontiak, l’unica alternativa, intendo, che sia logica ed etica, voi illogici seguitori di Croce (complimentone: probabilmente, l’unico libro che abbiate mai comprato è Bananas di Travaglio, e manco l’avete finito – o lo avete scaricato?), amorali spettatori di Santoro, usufruttuari di megaupload, emule, library e correi dei loro disonesti guadagni; siete come le scimmie di Gibilterra, ladre di patatine, ma molto peggio, in quanto primati non innocenti: siete leghisti, siete lusi, siete gli affamatori dell’editoria e i ributtanti ladri dei poveri, siete scippatori da autobus, tassisti che modificano il tassametro, feccia mp3. Spazzatura scaricata da internet, senza manco il sacchetto nero.
5) La musica rumorista e d’avanguardia e non basata su canzoni è meglio di quella basata su canzoni
Se Nick Cave nei suoi primi tre dischi non avesse messo delle cover, in quei dischi non ci sarebbe neanche un pezzo. Ok, vi faccio passare Tupelo, anche se non è vero. Ciò che è vero è che quando vado all’Init ed è pieno di ragazze che fanno ondeggiare la testa al non-ritmo del frastuono più atroce, assumo ciò come prova (le donne non capiscono di musica) che tutta la questione del noise riguarda aggregazione giovanile, accoppiamento, forse, senz’altro estetica di borgata (quei borgatari estromessi dal branco, intendo) o universitaria, ma non ha niente e ancora niente a che fare con la musica. When I feel so broke up/I wanna go home. Che poi questa gente finga di apprezzare anche i Pere Ubu, bè, è appunto una finta: buttano tutto nel mucchio del rumore, e si aggregano nelle pretestuose occasioni dei concerti. Ed ecco spiegato il perché di certi dischi hardcore, o dei side-projects di Alec Empire: sono solo pretesti e bugie. Il noise è un pretesto, ed è una bugia.
La seconda parte di questo astuto saggio sarà pubblicata non si sa quando, forse mai
La morte grippa, di musica non è bello parlare e altre cose del genere
A sentirlo così, pare giusto infilarlo a forza nel mucchio dei nigga veramente incazzati e con qualcosa più che il pregiudizio di un bianco merdoso qualsiasi a stanarlo fuori dal merdaio circostante. Fatto sta che davanti a obiettivi definibili meno che miseri (Mi Ami, Litfiba, Rolling Stone rivista, Sanremo) si sente il dovere e il bisogno di guadagnarsi il cumulo di droghe ed elettroshock mensili per, tipo, tre post in tre anni, e spargere violentemente i semi dell’odio. Da cui il fatto che, messa da parte la speranza di NON sostenere la campagna abbonamenti del Mucchio (né di Rumore, Blow Up o alcuna altra roba del genere), urge riconoscere che si è finiti sul pezzo anche da queste parti. Il prossimo passo alla riconoscibilità totale del volemose bene nel volemose male sta forse nella forgiatura di una statua a grandezza naturale di – cazzoneso – Zach Hill, o uno qualsiasi del genere.
(E no, non c’è nessun insidejokes perché non siamo amici, non frequento i tuoi giri e non ti capisco quando parli)
Detto questo, visto che anche gente tipo Roly Porter e Jamie Teasdale ha saggiamente (stocazzo) deciso di andare ognuno per la propria strada – strada che vede per l’uno massicce dosi di oscurità, droni industrialoidi, minacce psichico-tecnologiche varie e per l’altro la lingua fuori su culi luccicanti e pop e tremendamente d’ambiente – la strada, dicevamo, che è qualcosa di inferiore alla sottrazione delle parti che componevano Vex’d, ecco, per questo una volta in più è doveroso star dietro a sobillatori d’odio e rumore che abbiano voglia di far cagnara con modi musica e livore.
Il nome è Death Grips, la miscela è acida tipo hip hop sputato fuori a raschiare ugola e rancore. I testi sono primizie tipo “In the time before time eyes ‘bove which horns/Curve like psychotropic scythes/And smell of torn flesh bled dry/By hell swarms of pestis flies/Vomiting forth flames lit by/An older than ancient force /That slays this life with no remorse” o “Tie the chord kick the chair and your dead” e ancora “Cuz all I really need is some cool shit to mob /Like driving down the street to the beat of a blow job /I own that shit /On some throw back shit /You already know that shit /You even know ’bout how I know the man /Who grows that, bitch “ , che manco un incrocio tra Sepultura e Michael Gira prima maniera renderebbero appieno. Sotto ci sono robe a tratti semplicemente grezze e momenti fantasmatici con strascichi di quelli che chiamano Steve Albini alla produzione e cose così. A farla da maggiore, comunque, a prescindere dai campionamenti, il rumore, l’overload e l’elettronica varia (compresa qualche parentesi di dancehall meccanica e catacombale splendida), è il senso di un disagio veramente concreto. Di quei dischi insomma che ti fanno sentire ancora più di merda quando stai di merda; di quelli che consigli a pochi, fiducioso che se lo consumeranno digrignando i denti. Con in postilla l’augurio di un remix stile Kevin Martin dei momenti migliori, scansando e fottendosene della partecipazione di Zach Hill – sempre lui – alla faccenda. E con un calcio in faccia per successo, magari, a Tyler the Creator e sodali. I tipi comunque, nel dubbio se ne sbattono e ti regalano anche chicche tipo questa. Oltre al disco stesso, certo.
Poi, cagate a parte, viene da ripensare all’asse Def Jux/Anticon dieci anni fa, a come pareva fosse la salvezza del rap, di una certa idea militante di comunità e stronzate così. Oggi, su quelle orbite, spuntano fuori anche IconAclass (robe post-Dalek, belle ma easy) che non mantengono nemmeno un’oncia di quanto vorremmo promettessero.
Dunque, stretta di mano su stretta di mano, è sinceramente preferibile ri-chiamare in causa accoltellamenti fraterni stile b/metal e dintorni, piuttosto che, ancora una volta, doversi sorbire impunemente schiere di tabulae rasae ambulanti, con due gambe, twitter e qualche collezione di dischi.
Fuor di metafora: le corse a condividere e condividere e condividere il nuovo FBYC a furia di like, plaudendo alla rincorsa sociale di stocazzo senza ancora averlo ascoltato, il disco: SentireAscoltare che butta fuori nomi e cognomi sull’autoreferenzialità della scena (e tra l’altro giuro ho l’impressione che prima vi fosse la foto dei tizi semi-desnudi con le loro facce disegnate sui genitali) e/o rincara la dose egotistica di casa Teatro degli Orrori: Elio Germano in combutta con Teho Teardo: Mark Stewart pre-ritorno The Pop Group a far sboccare con Bobby Gillespie: Bugo che via twitter la conta a scribi e sodali: Bastonate che diventa paradigma per gentiluomini e via di questo passo.
Segnali precisi dal profondo: è tempo di tornare all’ostilità, pura e semplice e totale. Senza occhiolini, strette di mano, comunanze farlocche, pompini vicendevoli e null’altro. Sempre in nome dell’ODIOpuro (non sociale, non sentimentale, non politico) in quanto modello conoscitivo e mai contro un nemico specifico che non sia il tutto.
Colonna sonora: l’ossessività e reiterazione e palude cerebrale incluse nel pacchetto Death Grips.
Tanto per il resto frega un cazzo, tra un po’ esce il nuovo Disquieted By, arriva la botta Johnny Mox, è fuori Bologna Violenta, Wallace ha sfornato pure l’ultimo Miss Massive Snowflake e io torno felice.
Benché l’odio e il disprezzo sincero per la comunità rimangano, certo.
NO COUNTRY FOR YOUNG MEN // Le reunion dei gruppi anni ’90 seminano terrore tra gli HIPSTERS le cui urla sono soffocate da muri di distorsione

Dicono che il mondo sia stato fatto per due, e che meriti di essere vissuto solo se qualcuno ti ama: da ieri la nostra vita ha un senso, perché è confermato che, se gli anni novanta noi li abbiamo sempre amati, anche loro amano noi. In un funambolico susseguirsi di news e tweet, nel giro di pochi giorni sono di nuovo tra noi Afghan Whigs, At the Drive-In e Refused, ossia il rock degli anni ’90 è qui, per scaldare i nostri cuori gelati da un decennio insulso.
Le avvisaglie, a dire la verità, c’erano già state da tempo, con le inascoltate pattuglie di difesa del mondo hipster-rock (quello dei ragazzini che ritengono Strokes e Interpol band classiche, insomma) a segnalare invano le Avanguardie della Retroguardia anni ’90 che, pian piano, si impossessavano dei bill dei festival, fino a occupare per intero quello dell’I’ll Be Your Mirror, un festival che – nei giorni fatali e ominosi della morte di Amy Winehouse – schierava P. J. Harvey, Nick Cave, Godspeed You! Black Emperor e doppi Portishead, lasciando il massimo di rappresentatività della gggioventù a gruppi vecchi di dieci anni e coi capelli radi, Liars e Macvillain, entrambi del tutto passée e ormai proiettati alla reunion del 2024.
Ragazzini, è finita la pacchia, rieccoci, ormai padri di famiglia o quasi, pieni di consapevolezza e autorità, siamo qui, abbiamo occupato i vostri blog e imparato a usare i vostri social network e smartphones, e abbiamo ridato coraggio all’animo sperduto dei nostri eroi, B0lly, Greg, Omar e Cedric, che hanno trovato la forza di uscire dalla tana di Zwan, Twilight Singers e dinosaurismo prog in cui si erano rintanati a capo chino [Polly era rimasta, impavida e altera, perché le donne sono così, impavide e altere e non rinunciano alla propria femminilità anche se questo vuol dire scrivere la miglior canzone degli anni zero non cacata da nessuno perché stavano tutti a ascoltà Bon Iver; Nick Cave è rimasto dissimulandosi grazie al fatto che negli anni ’70-’80 era post-punk, quindi indie benché irrilevante, e i Grinderman erano un trucco, uno sberleffo che nascondeva agli occhi dei ragazzotti il fatto che in realtà, nel suo tugurio in Australia, sta scrivendo altre BALLATE, arrangiate e riarrangiate, coi TESTI, colle LYRICS NEL LIBRETTO!]
It’s you, it’s you, it’s all for you: i distorsori, l’overdrive, le chitarre elettriche ma suonate (hanno imparato persino gli At the Drive-In), il batterista in canottiera – l’orrore nei vostri occhi è MIELE sulle nostre ferite, sui nostri occhi colmi di sdegno per aver visto sul palco arpe suonate da stronze o uomini coi sandali (Devendra ho una notizia per te: REFUSED ARE FUCKING ALIVE), e sulle nostre orecchie offese da troppe nenie – oddio – “in punta di dita”. Bambini, ho qui nella stanza accanto Screaming Trees e Kyuss che affilano le armi, Mark e Nick non faranno più semplice blues o rock’n’roll – di cui comunque non capivate un cazzo preferendo in tal senso l’infame Casablancas – ma KARD ROCK, che poi sarebbe “hard rock” come lo pronunciano gli spagnoli che insistono giustamente su quell’acca iniziale che è la stessa di KEAVY METAL e che VE ROMPE ER CULO!
Piccoli, è inutile che scappiate urlando in ogni dove cercando aiuto in qualche adulto che vi protegga, in qualcuno di noi che abbia pietà – da chi andate, dai Radiokead? Ma a Thom Yorke non ha mai fregato un cazzo di voi, manco di noi, d’accordo, ma lui aveva un piano diverso, era un nerd solitario che ebbe successo col suo pop sentimentale approfittando dello smarrimento dei nostri ranghi alla morte del Re (Hurt Hobain, da leggere alla spagnola), e che sfruttò il vuoto cosmico per raggiungere la vetta del consenso coi suoi esperimenti filo-Autechre e, una volta in vetta, per dominare la scena con la sua elettronica datata. Datata, in ogni caso, capite? Se proprio dovesse Thom Yorke – che non credo ascolti musica, come del resto Dylan o Hancock o Nikki Sixx – metterebbe su un disco di Aphex Twin o Squarepusher, Lali Puna a dì tanto, non certo della vostra oscena Lady Gaga.
Amici, quest’anno si torna al Circolo! LO FAMO SVUOTA’, cazzo!
Le notti di nuovo tutte nostre!
Strapperemo le nostre camicie e cravatte, e sotto indosseremo ancora t-shirt di gruppi di taglia un po’ larga, dei veri magliettoni anni ’90 tipo quelli con cui giocava Agassi, e a proposito: quand’è che torna Martina Navratilova?
Il derby finirà di nuovo sempre uno a uno, la Umbro farà maglie sgargianti e larghe, e ci daremo appuntamenti approssimativi per mezzo di telefoni fissi – si nun voglio che me rompete er cazzo, metto la segreteria o nun risponno proprio, e ve vojo vedé come me beccate! Pe’ dì na cosa a uno al piano di sopra BISOGNA ANNACCE! Un virus distruggerà questo e tutti gli altri blog entro 24 ore, e leggeremo tutti soltanto Il Mucchio. Cartaceo.
La restaurazione è in atto, siete finiti, e Kurt, seduto sul suo trono celeste, sorriderà al suono degli angeli che innalzeranno a lui le lodi di Touch Me, I’m sick.

Tanto se ribeccamo: REFUSED/AT THE DRIVE IN
Dico solo che in un mondo in cui è possibile che nello stesso giorno si riuniscano At The Drive-In e Refused non ha molto senso mettersi a occupare roba. Non ho una vera e propria opinione sulla reunion dei Refused, tranne che evidentemente
1) in prospettiva era meglio l’opzione B (alive by your oppression);
2) ragioni generiche legate a qualsiasi reunion (“sempre meglio che Church of Noise“, “almeno me li sparo dal vivo”);
3) non è giusto togliere a Refused Are Fuckin’ Dead il ruolo di ultima uscita pubblica dei Refused.
Per quanto riguarda gli At The Drive-In, gruppo di GENTE CHE NON CE L’HA FATTA, scusate il caps lock, non ho mai avuto eccessivo rispetto per il gruppo. Hanno fatto uscire almeno un bellissimo disco, in funzione del quale ho ascoltato tutti i lavori precedenti (niente di incredibile, tutto sommato) e gran parte dell’imperdonabile merda di cagna incisa dagli ex-membri nelle successive incarnazioni.
In un caso o nell’altro, comunque, i gruppi hanno semplicemente -immaginiamo- accettato offerte economiche invitanti. Quello che mi dispiacerebbe è se passasse il messaggio stile “finalmente tornano i gruppi veri, quelli che si son sciolti all’apice della loro creatività” che sta rimbalzando sui network in queste ore. Gli ATDI si sono sciolti perchè i due capelloni non riuscivano a stare in mezzo agli altri E per problemi con l’etichetta. I Refused si sono sciolti perchè non avevano più la benzina per andare avanti E durante un concerto in uno scassinato. Quindi va benissimo, avrete l’occasione di vedervi entrambi in un qualsiasi Estragon strapieno, ma quelli che organizzano ‘ste rimpatriate sono più o meno gli stessi che vendono i SUV ai quarantacinquenni con i primi sintomi da disfunzione erettile.
STREAMO – DISCONE – TRUE BELIEVERS – STARE BENE – FOTTA – ANDATEVENE AFFANCULO – VOSTRO PAPÀ VI S’INCULA NEL SONNO
True men don’t kill coyotes – Basta lame, basta infami, basta leggi di merda sulla caccia – Bastonate ai cacciatori di merda, in difesa delle bestiole

Wodan cavalca minaccioso nei cieli, ma davanti alla Lipu si caca in mano (courtesy of fotomontaggifattimale.wordpress.com)
L’iniziativa del senatore Molinari (Terzo Polo) ma con una probabile accondiscendenza generale. Prevista anche la “densità zero”, cioè l’eradicazione delle specie considerate alloctone.
Le associazioni ambientaliste: “Gravità inaudita. Molinari ritiri il testo “stermina-fauna” e i partiti ne prendano pubblicamente le distanze”.
Adesso basta, vigliacconi bastardi che, con la scusa del vostro filetto per cena e del voler recuperare in qualche modo la virilità che mai e poi mai vi sarà concessa, andate in giro ad ammazzare bestiole a distanza, anzi, andate in giro ad ammazzare bestiole senza “a distanza”, perché se pure aveste il fegato di usare un coltello, questo non renderebbe voialtri uccisori di fagiani dei capi indiani, o soltanto degli uomini.
Siete dei bambini imbecilli, ciccioni e sadici, torturatori di lucertole e di gattini, bruciatori di formiche, allagatori di formicai, spregevoli sparatori di mamme lupo che con coraggio (loro femmine, loro bestiole) difendono con le unghie e con i denti – quello che hanno – il loro territorio, i loro cuccioli e la loro specie da voi, voi merde che in teoria apparterreste alla razza umana, quella che – sempre in teoria – si è evoluta, ha studiato e ha capito che non si uccide per il gusto di uccidere.
Già, perché, avete altre scuse? Vi piace uccidere, eh? Bello il sangue? Di che sa? Annegate i gattini, quando nascono? Uccidete gli agnellini a mani nude? FATE VOMITARE I CANI e che il disprezzo di chi alla razza umana appartiene veramente possa prendere corpo, diventare spirito malvagio e ghermirvi nella notte, e vestirvi di pelle di animale, e liberarvi terrorizzati nei boschi per BRACCARVI nella notte di Valpurga.
No sleep till dopodomani – L’iniqua legge sul prezzo del libro ci costringerà a una notte insonne di selvaggio shopping on line per salvaguardare la nostra peraltro già notevole cultura (aka meno libri meno liberi)

Informato della legge sul prezzo del libro, Sandro Pertini, bofonchiando "Ma chi se li incula", va alla Feltrinelli ed esce con i suoi libri preferiti senza averli pagati. Suona l'allarme, ma che je dici? E' er presidente! (Courtesy of fotomontaggifattimale.wordpress.com)
Se tolgo dal carrello Kripke e metto Krug, ma Shantaram lo prendo in paperback in totale fanno… Uomini, fatevi onore nei vostri ultimi collegamenti ad Amazon.it, perché il trentuno a mezzanotte leggeremo con Plutone. Nel non-clamore generale, dal primo settembre entrerà in vigore la discutibilissima, illiberalissima, lettoripiatevelanderculissima legge sul prezzo del libro, che impone il divieto per Amazon, definita “chiunque” nel testo della legge, di vendere libri con sconti superiori al quindici per cento sul prezzo di copertina. Chi siano le vittime di tutto ciò, più ancora di Amazon che alla fine prevarrà lo stesso perché sono Americani, è tristemente chiaro: i lettori, non però nel comune senso di “clienti delle librerie coi lucciconi che si prendono una guida di Atene e L’uomo che sussurrava agli aquiloni”, ma in quello di quei pochi e poveri stronzi che amano davvero leggere, che comprano tanti libri e non solo best-seller, e lo fanno su Amazon perché la Feltrinelli di merda si rifiuta di vendere qualcosa di più di Saviano (e, nel caso in cui lo facesse, non potrebbe permettersi lo stesso tipo di sconti). La cosa che più di tutte fa impazzire di questa gomitata in bocca alla libera impresa è che la stessa è fatta, ma guarda un po’, in nome di tante tonanti cazzate tipo “la difesa della piccola editoria” (che, sempre ammesso che venga salvata dalla legge, di solito non vale la polvere che i loro libracci prendono nei magazzini dimenticati. Andate alla fiera della piccola editoria di Roma e guardatevi intorno), “la difesa delle librerie” (chiuderanno tutte comunque, stanno solo prolungando l’agonia. Ragazzi, affrontate la verità. Anche di HMV a Londra ne è rimasto uno solo. Deve esserci stato un giorno, alla fine del medioevo, in cui anche l’ultimo negozio di spade ha chiuso), “contro la concorrenza sleale”, addirittura “la cultura”. La cultura! Discorsi tipo che ah, e certo, i libri sono Cultura e la Cultura non la si può svendere, un discorso talmente tristo e solitario nella sua insulsaggine e retorica, per non parlare della sua ignoranza e insensibilità (questa sì) culturale, da farci preferire, a una eventuale Replica Intelligente e Spiegazione dell’Ovvio, un aristocratico arroccamento sui bastioni della Consapevolezza Umana. E, per quanto mi riguarda, una legge del genere la possono pure aver già fatta i francesi da tanto tempo, ma se i francesi fanno le cazzate – tipo impedire il velo per legge, proteggere gli assassini stranieri, violentare le cameriere (e il tutto per non parlare di Robespierre) – non per questo, credo, dovremmo farle anche noi. A proposito di francesi: non esiste guerra che non abbia un’ideologia fondante, è vero, ma quando questa è particolarmente odiosa, il consueto cinismo dovuto alla normale vita di tutti i giorni non aiuta a consolarsi dal fatto che anche un bambino capirebbe che, posto che leggere sia un bene a prescindere e che secondo la nostra cultura è giusto che gli autori siano retribuiti, l’importante è che di libri se ne vendano il più possibile. E non c’è nessuno straccio di motivo convincente a sostegno della tesi secondo la quale chi, editore o libraio, non riesca a far quadrare i conti, debba essere difeso da uno Stato ciccione e dalle sue corporazioni ai danni di chi, invece, le cose riesce a farle. E’ il solito, maledetto discorso sul merito, particolarmente esiziale in campo culturale, che sarebbe anche timidamente ammissibile qualora uno Stato difendesse il suo nuovo Kurosawa, ma qui stiamo proteggendo (o si pretenderebbe che si proteggessero) i Centoautori, la Comencini o, senza spostarci dal discorso, il loro equivalente letterario venduto peraltro, quando dice bene, a quattordici e novanta in edizione paperback-cartadaculo. Chi scrive spera (e crede) che, presto o tardi, persino il nostro arretratissimo paese vedrà un giorno l’abrogazione di questa legge e il ritorno al normale svolgimento degli eventi. Tuttavia, per il momento, la cosa più importante, che ci riguarda tutti, è il compito che abbiamo nelle prossime ventiquattro ore: se metto Dan Brown, e tolgo Bachman… Ma nella wishlist ho Russell…







65 comments