-bastonate-

PITCHFORKIANA – Gente figa, gente italiana, gente ex-figa, gente ex-italiana.

Posted in pitchforkiana by kekko on marzo 29, 2012

MESHUGGAH – KOLOSS (Nuclear Blast)
Per i Meshuggah era fisicamente impossibile andare oltre la tripletta Destroy Erase Improve/Chaosphere/Nothing, dal punto di vista artistico. Questo disco tenta disperatamente di restituirceli nella forma messa in piedi col terzo disco dopo un decennio grasso di onanismo, sbrodolamenti e dischi ispirati alle possibili recensioni degli stessi sui portali metal più in voga. Non ci riesce, ma apprezziamo comunque il tentativo.
 

HIGH ON FIRE – DE VERMIS MYSTERIIS (E1 Music)
Non so se sia perché sono usciti dal cono di luce del Metal Decisivo per il Nostro Millennio, ma i “nuovi” HOF in versione più rilassata e senza ambizioni di scrittura guadagnano un sacco in violenza e concetto. Sembrano sostanzialmente i vecchi HOF con gli Entombed e gli Slayer al posto dei Black Sabbath, lasciando i Motorhead dove stavano prima.

 
 

MELVINS – THE BULLS AND THE BEES (SCION A/V)
Non è il genere, non è il suono, non è il fatto che stiamo parlando di un disco in download gratuito, non è un tributo a dei “nostri anni migliori” che peraltro nella maggior parte dei casi manco abbiamo avuto. Si tratta più del fatto che un gruppo si degna di fare uscire un disco ogni sei mesi e metterci dentro ancora pezzi di questo livello.

 
 


 

Specialino Italia:

HEIKE HAS THE GIGGLES – CROWD SURFING (Foolica)
Nel loro genere sono la miglior cosa che possa capitare. Il loro genere è pop veloce e chitarroso con la cassa un po’ dritta e un po’ no, quella roba che sta per diventare p**k-f**k ma decide di non.

 
 


FATHER MURPHY – ANYWAY YOUR CHILDREN WILL DENY IT (Aagoo)
Roba grossa, nient’altro da dire. Roba grossa. I Liars fatti bene.

 

HOT GOSSIP – HOPELESS (Foolica)
Qua pensavo di essere di fronte a un disastro assurdo, l’idea di un disco degli Hot Gossip nel 2012 senza Fontaneto alla batteria etcetera. Non è così. Forse siamo un po’ dalle parti di quella roba Vice-weird alla Yeasayer/Sybiann ma sempre meglio che, insomma, tutto il resto.

 
 

HIS CLANCYNESS – ALWAYS MIST REVISITED (Secret Furry Hole)
La carriera del Jonathan Clancy post-Settlefish, qui forse al suo massimo risultato, testimonia sempre e solo che il bolognese è sempre e solo dieci volte più figo e in forma dei generi musicali che si ostina (non si sa a che titolo) a suonare.

PITCHFORKIANA (Zola Jesus, S.C.U.M., Verme, Zen Circus, MoHa!, Drive OST)

Posted in pitchforkiana by kekko on ottobre 13, 2011

VVAA – DRIVE OST
Dark-ambient fighetta declinata alla Bristol-maniera più un po’ di pezzi sparsi tra wave brutta (nel contesto bellissima), cosine pop e persino drugapulco. È un disco d’uso: lo metti in macchina mentre guidi in autostrada e ti senti figo anche se hai addosso un bomberino argentato.

 

 

ZOLA JESUS – CONATUS
Indie-dark-ambient-pop commutativo (il genere più frequentato del pop di questi anni: cambi l’ordine dei fattori nel disperato nella vana speranza che il prodotto cambi). Questo pezzo viene pubblicato ad uso di chi tornerà su questo blog tra un paio d’anni cercando su google “ti ricordi quando Zola Jesus sembrava un’artista di qualche rilevanza?”. Ecco. Non ci credete? è in streaming.

 

VERME – VERMICA
La copertina (già sai) è quella del Black Album però rosa e col verme al posto del serpente. Il disco è verde però con scritto sopra QUESTO DISCO è ROSA. La musica è tutta quella edita finora, che potete scaricare illegalmente però legalmente, all’indirizzo. Oppure essere fighi e giusti e comprare.

 

 

MOHA! – MEININGSLAUST OPPGULP
Raccoglie singoli e materiale sparso. Paradossalmente, nel complesso, è il disco più strutturato che i MoHa! abbiano cagato fuori e forse l’unico che in prospettiva verrà persino voglia di rimettere nello stereo. Se ne volete parlare in giro raccomando molto il copia-incolla sul titolo.

 

 

THE ZEN CIRCUS – NATI PER SUBIRE
Ci sono persone a cui questa roba piace. Io me la immagino funzionare solo nelle cuffie di qualche tizia che si fa fotografie nelle scalinate di Bologna con lo spolverino di pelle di foca sopra la maglietta degli Husker Du nuova di zecca la minigonna e gli stivali di canguro per aggiornare il fashion blog.

 

 

S.C.U.M. – AGAIN INTO EYES
Questi invece li ho pescati a cazzo pensando che fosse uscito un nuovo disco degli Scum di Casey Chaos. Li metto dentro per ricordare a me stesso che gli Zen Circus sono solo una parte del problema.

PITCHFORKIANA: TIOGS, Today is the Day, Vaz, Neon Indian, Kanye/JayZ, Giorgio Canali

Posted in pitchforkiana by kekko on settembre 15, 2011

THREE IN ONE GENTLEMAN SUIT – PURE
Non è proprio la via italiana al noise rock ma c’è qualcosa di diverso tra questo disco e tutto il resto. Probabilmente è l’uso della voce, probabilmente è che nella sostanza è un disco rock’n’roll. Diversamente da quasi tutti gli altri dischi noise rock che suonano diversi da tutto il resto, è un disco bellissimo. E al momento è pure gratis. 7.9

TODAY IS THE DAY – PAIN IS A WARNING
Solo il fatto che Nunziata (cioè quello che ha scritto questa roba qui) non è riuscito a dargli più di 6 dà probabilmente l’idea di quanto sia triste di questi tempi essere Steve Austin. 3.8

GIORGIO CANALI E ROSSOFUOCO – ROJO
Sto cercando di immaginarmi qualcosa che anche solo a livello concettuale possa suonare più sbagliato di Rojo, ma è una faticaccia. L’unica cosa a cui riesco a pensare è un disco politico degli Afterhours con Agnelli che latra slogan sindacalisti a caso invece di quell’armamentario poetico-generazionale, ma DICIAMOCELO il risultato, anche nella più nera delle ipotesi, sarebbe dieci volte meglio dell’opus magnum di Giorgio Canali & Rossofuoco, un gruppo –anche senza il passato del protagonista della vicenda- ha la fama di essere trascinante e/o devastante dal vivo. Malumore. 3.1

JAY-Z & KANYE WEST – WATCH THE THRONE
Primadinoieratuttacampagna-hop virato Primadinoieratuttacampagna-soul. Presto o tardi si spegnerà anche questa fotta qua e rimarremo tutti a guardare i baccanali senza misura alla Kanye/JayZ come massima espressione di un’epoca del pop che –speriamo- sarà fuggita a gambe levate dallo stereo di chiunque. Musica totale is the new merda de cane. 5.4

NEON INDIAN – ERA EXTRANA
La musica di Neon Indian ha una sua rispettabilità interna che il drugapulco in genere non ha –nel senso che il drugapulco vive, o meglio viveva, parassitando a cazzo il corpo del pop (passatismo, antipassatismo etc). Da questo punto di vista il suo nuovo album avrebbe potuto essere l’unico modo per capire se il drugapulco, come concetto, avrebbe potuto svilupparsi al di là del primo stordimento collettivo. E invece, al di là del valore che può avere la musica, suona più o meno come la cassetta che metti a basso volume quando torni a casa da una serata infinita e t’è scesa la botta e hai pure un po’ litigato con quelli che stanno in macchina con te, tutti tengono il muso e l’unico obiettivo rimasto è arrivare a casa senza che ti ritirino la patente. 6.9

VAZ – CHARTREUSE BULL
Un disco così FIGO suonato con un cuore così grande che in un sol colpo viene da dimenticare la fine patetica di tutti gli Hella e i Lightning Bolt e i Mick Barr del caso e ci si sente come se il 2011 fosse il nuovo 2002. VAFFANCULO. Gente che non sbaglia un disco da vent’anni. 8.8. Streaming:

PITCHFORKIANA (the POPPONI issue): The Vickers, Aucan, PJ Harvey, Bright Eyes

Posted in pitchforkiana by kekko on marzo 8, 2011

THE VICKERS – FINE FOR NOW (Foolica)
Parte come la risposta italiana ai Phoenix, palese caso di risposta giusta a una domanda sbagliata. Continuano come una specie di bignamino di tutto quel che fa indiepop oggigiorno, garage solarissimo meets vampire weekend meets tutto il resto. Probabilmente non durerà negli anni, ma ieri era il primo giorno di sole da un bel pezzo a questa parte e io col disco dei Vickers ci sto bene. 7.1

AUCAN – BLACK RAINBOW (Africantape)
Un pastone alt-IDM-trip-scranno in cui entra più o meno tutta la musica in commercio. Rockit li definisce i nuovi Zu, probabilmente perché sono amici (sia degli Zu che di Rockit, immagino). Non è vero, naturalmente, ma quando gli entrano i pezzi BOTTA il disco è una figata. Per il resto del tempo sembra più una cosa di allungare il brodo e prendersi la soddisfazione di aver suonato, boh, un pezzo alla Portishead. 6.2

PJ HARVEY – LET ENGLAND SHAKE (One Little Indian)
Ad ogni nuova uscita di PJ Harvey -questo almeno da Uh Huh Her, che è stato strapromosso per evitare di cadere nell’errore dell’accoglienza non estatica di Stories From The City- una buona metà dei critici musicali interessati all’argomento parla di resurrezione dopo un periodo opaco, mentre l’altra metà preferisce star zitta e occuparsi d’altro. Non trovate quasi mai qualcuno che parla di periodi opachi al presente riguardo a PJ Harvey. Io ho la sindrome contraria, ovviamente: rimestare il suo passato per fare una scrematura di ciò che faceva schifo nei dischi di PJ anche quando i dischi di PJ erano la cosa più figa e importante che ci raccontavano essere successa sul pianeta terra. Nel frattempo, dicevo, escono dischi nuovi. Io per valutarli faccio prima una cernita di quanti ne parlano bene come, poi me li ascolto giusto per vedere se i miei sospetti sono fondati. Prima o poi troverò il coraggio di dargliela su senza manco ascoltarmi il disco, e quel giorno pioveranno confetti per le strade. 5.3

BRIGHT EYES – THE PEOPLE’S KEY (Saddle Creek)
Vedere con quali dischi stia continuando ad arrancare il cantautore a cui manco dieci anni fa veniva prudentemente affibbiato il nomignolo di nuovo Bob Dylan è commovente. D’altra parte Conor Oberst ha fatto intendere -a quanto ne so- che non ci saranno dischi di Bright Eyes dopo The People’s Key, il che non viene incontro al nostro desiderio di non avere dischi di Bright Eyes nè prima nè tantomeno durante il suddetto. Ok, Lifted era un bell’album. 3.4

PITCHFORKIANA DEATH METAL: Gortuary, Hideous Deformity, Insidious Disease, Interment, Parasitic Extirpation

Posted in pitchforkiana by m.c. on settembre 8, 2010

INTERMENT – Into the Crypts of Blasphemy (Pulverised)
3/5 dei Centinex si riappropriano del moniker originario e continuano a fare quel che sanno: una mazzata dietro l’altra di puro swedish death metal di origine controllata, con testi che parlano di morte distruzione morti che ritornano e malattie ripugnanti, produzione da cantina gelida, batterista fisso sullo stesso tempo per tutto il pezzo e chitarre “a zanzara” Tomas Skogsberg style. La sostanza non cambia, semmai aumenta il putridume; un disco che ti fa sentire il ghiaccio nelle vene qualsiasi giorno della settimana, in qualsiasi stagione. Ci sono anche due riletture (di Where Death Will Increase e Morbid Death) dai demo del 1991-92, e nell’edizione limitata in vinile una cover di Torn Apart dei Carnage. Loro han sempre fatto questo. Rispetto assoluto. (8.0)

PARASITIC EXTIRPATION – Casketless (Sevared)
Grinding deathcore con produzione scintillante (pure troppo), eseguito con perizia e indubbio mestiere ma senza i pezzi. Si salvano giusto i simpatici samples (da Le colline hanno gli occhi remake e un episodio di X-Files che visto da ragazzino mi aveva fatto cagare addosso – per la cronaca, l’attore è il sottovalutatissimo Timothy Carhart), e l’uno-due Stabwound Symmetry/Vertical Human Splicing, che quasi riesce a far salire un minimo di fomento; il resto è routine ipertecnica con abuso di breakdown e gran tripudio di assoli ipershreddati come piace adesso. Un esercizio di brutalità gradevole quanto innocuo, esattamente identico a troppe altre uscite del settore. (6.2)

HIDEOUS DEFORMITY – Defoulment of Human Purity (Sevared)
Un logo tra i più illeggibili di sempre e una copertina che sembra disegnata da un bambino di sei anni con seri problemi comportamentali nascondono l’esordio più interessante dell’anno (per ora) quando si parla di brutal death tecnico; loro sono norvegesi ma non lo diresti mai, sono in due (vocals suine e chitarre affilate) e si fanno aiutare da turnisti di gran pregio (il bassista di Blood Red Throne, Deeds of Flesh e miliardi di altri, e l’ex batterista dei Vile, ora negli Arsis). Insieme danno vita a un malsano incrocio tra Deeds of Flesh e primi Cryptopsy ma con un tocco personale magnetico e perturbante e la cieca ignoranza propria di culti minori della Osmose più sommersa, tipo i Ravager; il tutto in meno di mezzora, con (commovente) cover dei Cadaver posta in chiusura a depotenziare. Veramente devastante. (8.3)

INSIDIOUS DISEASE – Shadowcast (Century Media)
Ennesimo progetto all-star (si fa per dire) in cui finisce coinvolto l’onnipresente Shane Embury; gli altri sono il mercenario Tony Laureano, Silenoz dei Dimmu Borgir, Jardar degli Old Man’s Child e il redivivo Marc Grewe, ex vocalist dei dimenticati Morgoth (due grandi dischi di death metal tecnico nei primi novanta, poi la svolta “alternative rock” con l’inascoltabile Feel Sorry for the Fanatic, imbarazzante raccolta di plagi dei Killing Joke dei dischi più tristi che ancora oggi mi vergogno di aver comprato ai tempi). Grewe da una decina d’anni è un travet della Century Media, e la pubblicazione di Shadowcast è evidentemente il suo premio-fedeltà; non si spiegherebbe altrimenti l’esistenza di un disco di ‘blackened death metal’ così fiacco e sciatto, prevedibile come la diarrea il giorno dopo una sbornia e noioso come una coda alle poste coi vecchi che tentano di fregarsi il posto a vicenda litigando ad alta voce, con “bombastica” produzione finto grezza e momenti ‘atmosferici’ reboanti e molesti da gruppetto black metal melodico di quint’ordine che anche il più sprovveduto dei preadolescenti avrebbe già spostato nel cestino prima di arrivare al quarto pezzo. Ospitata frettolosa di Killjoy e scolastica cover dei Death di Leprosy sul finale; un passatempo da dopolavoro giusto un pelo più divertente rispetto a collezionare pipe o sottobicchieri da birra, per Laureano un altro lavoretto si spera ben retribuito. (4.7)

GORTUARY – Awakening Pestilent Beings (Sevared)
L’esordio Manic Thoughts of Perverse Mutilation (2008) era un piccolo capolavoro di brutal death marcissimo e autenticamente ferale, suonato come se non ci fosse un domani (tutti i brani terminavano di botto con coda di qualche secondo in cui potevi sentire gli amplificatori fischiare) e registrato con un feeling live che ti si spalmava addosso tutto il sudore direttamente dalla sala prove. Awakening Pestilent Beings è diverso: pur continuando a legnare come una mandria di sbirri in tenuta antisommossa, la band è molto più ‘controllata’ e pare voler in parte mordere il freno, e i pezzi – indubbiamente più ragionati rispetto al furente attacco frontale del debutto – guadagnano in lucidità di scrittura quel che perdono in spontaneità. Comunque non si capisce la scelta di piazzare la strumentale Interlude, cinque minuti di virtuosismi alla Joe Satriani con chitarre pulitissime e arzigogoli spagnoleggianti in sottofondo, tra due pezzi intitolati rispettivamente Compulsive Ocular Torture e Necrotizing Infection. (6.8)

PITCHFORKIANA: Swans, Blonde Redhead, Black Mountain, Iron Maiden

Posted in pitchforkiana by kekko on agosto 30, 2010

zezelj (a caso)

BLONDE REDHEAD – PENNY SPARKLE (4AD)
…il cui valore oggettivo scaturisce da una scaletta che presenta titoli come Not getting there, my plants are dead o anche everything is wrong. 2.2

BLACK MOUNTAIN – WILDERNESS HEART (JAGJAGUWAR)
Si sviaggia di meno, ma era la loro caratteristica meno caratteristica. Comunque un disco la cui traccia iniziale si chiama THE HAIR SONG parte da 7.9. Se c’è anche un pezzo intitolato BURIED BY THE BLUES arriviamo tranquilli a 8.4, e Radiant Hearts è probabilmente il miglior pezzo di Bowie dai tempi di Herpes (sarebbe Heroes, ma l’autocorrezione di word fornisce significati tutt’altro che trascurabili). 8.6

SWANS – MY FATHER WILL GUIDE ME UP A ROPE TO THE SKY (YOUNG GOD)
La nuova formazione degli Swans è composta da gente del giro Angels Of Light, il quale è composto da gente del giro ultimi Swans più qualche ospite. Il disco sarebbe appena sufficiente -sotto tutti i dischi a nome Swans ivi compresa l’ultima parte della carriera- se visto dall’ottica Swans, ma è un buonissimo disco se visto in ottica Angels Of Light. E lo si può vedere nell’ottica che si preferisce, tenendo tuttavia conto del fatto che la musica e la vita sono due cose diverse -e anche del fatto che il disco è comunque licenziato a nome Swans. 5.2

IRON MAIDEN – THE FINAL FRONTIER (EMI)
Speriamo. 3.4

Nota: alcuni di questi dischi non sono ancora usciti, quindi le recensioni sono frutto di mera immaginazione.

PITCHFORKIANA – Hipstamatic summer, Buckcherry, Hellyeah, Walter Schreifels, Ted Leo

Posted in pitchforkiana, recensioni by kekko on agosto 20, 2010

(è uno dei primi risultati se cerchi su google immagini *apro più culi di Rocco a Praga*)

HELLYEAH – STAMPEDE (UNIVERSAL)
Un gruppo (il monicker tradotto significa tipo Diobò, alla grande) tra Motorhead e primi Down senza pezzi, con Vinnie Paul alla batteria e il cantante dei Mudvayne alla voce. Non è che sia un brutto disco, ma non è quello il problema. Peraltro Vinnie Paul (il quale ha tutto il diritto di suonare la musica che vuole con chi gli aggrada) non capirebbe il problema manco se passasse cinque anni a non ragionare su nient’altro, cosa che allo stato attuale non sembra avere intenzione di fare. Al suo posto probabilmente farei qualcosa di simile, cioè un disco qualunque (FORSE senza una ballad elettrica intitolata Better Man, ecco), e su Bastonate il disco si beccherebbe comunque un 4.8 a stare larghi.

VVAA – HIPSTAMATIC SUMMER
Sarebbe una compilation estiva messa in free download da Colasanti su Stereogram. Il titolo, probabilmente casuale, si riferisce all’applicazione di iPhone che trucca le foto digitali come se fossero Polaroid (notare tra l’altro l’ironia di fondo, Colasanti che si autodichiara Enzo Baruffaldi dell’era iPhone). La selezione è molto più figa, tipo il dj-set dell’estate che non ti sei meritato: drugapulco, Deerhunter, Japandroids e svariate altre cose che buttano benissimo se hai il lettore mp3 subacqueo. 8.3

WALTER SCHREIFELS – AN OPEN LETTER TO THE SCENE (BIG SCARY MONSTERS)
College-pop stile colonna sonora di OC, senza pretese ma con pezzi. Probabilmente è il peggior disco a cui Walter Schreifels abbia mai messo mano, ma bastano la firma e due pennate da paura (tipo la conclusiva Open Letter) a fare un mezzo capolavoro. 7.9

TED LEO AND THE PHARMACISTS – THE BRUTALIST BRICKS (MATADOR)
Ieri sera al concerto dei Low Anthem (7.7) ho incrociato il banchetto della Casa del disco e ho provato a vedere se c’era per comprarlo a scatola chiusa (9.9 a me) e andare nella fotta. Non l’ho visto (5.1), e il tizio che era al banchetto con me s’è inculato il disco nuovo dei Magnetic Fields (7.2). Per mezzo secondo ho pensato di pigliarmi l’ultimo Pan Sonic (8.3), ma ho ripiegato senza alcuna ragione plausibile sul primo disco dei Baroness, per i quali non ho mai provato nulla oltre il 5.2.

BUCKCHERRY – ALL NIGHT LONG (ELEVEN SEVEN)
Ridendo e scherzando sono al quinto disco, il che mi suscita un rispetto che va davvero molto oltre il quinto disco in sé. 6.3

PICHFORKIANA DEATH METAL: Defeated Sanity, Humangled, Inherit Disease, Mortification, Severe Torture

Posted in pitchforkiana by m.c. on agosto 14, 2010

DEFEATED SANITY – Chapters of Repugnance (Willowtip)
Brutal death tecnico velocissimo da un gruppo che di tedesco ha solo il passaporto; modelli dichiarati i Suffocation di Breeding the Spawn e i primi tre album dei Disgorge americani (nei quali peraltro ha brevemente militato il vocalist A.J. Magana), il tutto shakerato e rivomitato con un coefficiente di violenza perfino superiore alla somma delle parti. Peccato per la batteria registrata tipo “mastello”, unico difetto di un gioiellino di disco. Curiosità: il batterista si chiama Lille Gruber (ah ah, uh uh). (8.0)

HUMANGLED – Fractal (Abyss)
Death groove metal crasso e fetente alla vecchia, con punte di ignoranza nella letale uno-due Brutalize the Pedophile / Liquidfire (il cui invasivo e mongoloide chorus si stampa in testa e non se ne va più); loro hanno una storia lunghissima alle spalle, tra cambi di moniker e repentine virate ora verso il grind, ora cyber death metal (il mini Foetalize, peraltro graziato da una cover geniale), ora death gore purulento. Il mixaggio è ad opera di Dan Swanö e anche solo per questo Fractal merita quantomeno l’ascolto. (6.7)

INHERIT DISEASE – Visceral Transcendence (Unique Leader)
Brutal ipertecnico con concept cyber-futuristico alla base, ben esplicato dalla suggestiva copertina in bilico tra Matrix e La Guerra dei Mondi di Spielberg; i gargarismi vocali del voluminoso singer Obie Flett somigliano sempre più al rumore di uno scarico del cesso intasato, il che può rappresentare un punto a favore come un handicap (dipende dai gusti, a me prende bene). Più difficile restare indifferenti di fronte al mostruoso lavoro di batteria del tritacarne umano Daniel Osborn (titolare anche della one-man band Misanthropic Carnage). Non per tutti i gusti ma estremamente interessante. (8.0)

MORTIFICATION – Twenty Years in the Underground (Nuclear Blast)
I più famosi baciapile australiani celebrano il ventennale con una doppia raccolta assemblata, probabilmente, solo e soltanto per il LOAL: cinque reincisioni di vecchi e nuovi classici e il resto estrapolato da bootleg registrati col walkman da qualche disperato tra il 1990 e il 1993. Ci sono anche quattro pezzi acustici (…) da un unplugged in Norvegia. Basta la parola. (0.8)

SEVERE TORTURE – Slaughtered (Season of Mist)
Quinto centro (su cinque) per i macellai olandesi. Non cambia la formula – brutal death drittissimo con il santino dei Cannibal Corpse in bella vista – in compenso si lavora ai fianchi un songwriting sempre più ferale, complice una produzione cristallina come mai prima d’ora, in grado di rendere ancora più temibili composizioni già in partenza devastanti; a completare il quadro la solita piacevole alternanza nelle liriche tra sbrodolate di sangue & interiora e simpatiche invettive anticristiane che al confronto Glen Benton è un mansueto sacrestano. Loro sono una macchina da guerra. (7.8)

PITCHFORKIANA: Agathocles, Matias Aguayo, Mulatu Astatke, Master Musicians of Bukkake, Mouth of the Architect

Posted in pitchforkiana by m.c. on luglio 30, 2010

AGATHOCLES – Peel Sessions 1997 (Selfmadegod)
Uscita numero 15.357.651 quest’anno per gli Agathocles, probabilmente la più sensata: per i necrofili una buona occasione per riascoltare (sebbene per pochi secondi) la voce del povero John Peel; per i reduci crust coi dread fino al buco del culo, cane-belva al seguito e stracci con le toppe degli Assück addosso la chance che aspettavano per sentire superclassici come Kill Your Fucking Idols, Thy Kingdom Won’t Come, Theatric Symbolisation of Life o l’eterna Christianity Means Tyranny (giustamente posta in chiusura) risuonati per l’ennesima volta. Loro sono leggenda. (6.7)

MATIAS AGUAYO – Ay Ay Ay (Kompakt)
Inaffrontabile ciarpame acappella che si fatica a crederci, in ogni caso roba che un Ricoloop si mangia a colazione ruttando qualsiasi giorno della settimana; veramente imbarazzante la deriva dell’ex Genio Frocio dei Closer Musik. Il titolo del disco è la recensione. (1.3)

MULATU ASTATKE – Mulatu Steps Ahead (Strut)
Nella categoria ‘negri con lo xilofono in mano’ lui è semplicemente il migliore sulla piazza; questo non solleverà un decimo dell’hype del disco con gli Heliocentrics ma spacca uguale. E la Mulatumania continua… (8.0)

MASTER MUSICIANS OF BUKKAKE – Totem Two (Important Records)
Molto meno lisergico, impossessato e brucianeuroni dell’inarrivabile primo album, il che per certi versi è una botta anche difficile da assorbire; ma la qualità per ora tiene, e la conclusiva Patmos regala deragliamenti psichici ancora più preziosi ora che i Sun City Girls non sono più tra noi. (6.8)

MOUTH OF THE ARCHITECT – The Violence Beneath (Translation Loss)
Sludge post metal coi coglioni duri. Ogni tanto qualche tastieraccia che non ci sta a dire un cazzo, svisate in aria di wannabe-clone dei Tool di Lateralus, ma sono dettagli: sembra di essere tornati nel 1999. (7.0)

PITCHFORKIANA – SPECIALE DEATH METAL (2): Aeon, Grave, Order of Ennead, Thulcandra, Trauma

Posted in pitchforkiana by m.c. on luglio 1, 2010

AEON – Path of Fire (Metal Blade)
I dischi precedenti erano qualcosa sul genere versione europea dei Deicide con testi che al confronto Glen Benton è un chierichetto laureato ad Harvard. Qui provano ad ampliare leggermente lo spettro delle influenze andando a pescare dalla scena polacca dell’asse ultimi VaderDecapitated dei primi tre dischi, riuscendo a rileggere il tutto in modo efficace, coerente e personale. I testi sono deliziosi come sempre, e c’è pure un intermezzo atmosferico alla Nile dal titolo più stupido sentito negli ultimi mesi: Total Kristus Inversus.Grande album. 7.7

GRAVE – Burial Ground (Regain)
I vecchi dischi non è nemmeno il caso di ritirarli fuori come termine di paragone. Da quando i Grave si sono riformati escono con un nuovo album ogni due anni esattamente identico al precedente, logo e copertina puntuta da inferno dantesco compresi. Qualche sussulto di vita nel precedente Dominion VIII (decisamente un buon disco) ci aveva fatto ben sperare per il futuro, ma con Burial Ground si torna al solito piattume zanzaroso con testi da mongoloide, scritto e registrato modello ‘buona la prima’ e confezionato in fretta e furia nella speranza di turlupinare qualche reduce. Il fatto che loro siano stati tra i fondatori dell’intera corrente death svedese non costituisce un alibi per l’esistenza di prodotti del genere, ma – semmai – un’aggravante. 4.2

ORDER OF ENNEAD – An Examination of Being (Earache)
Progetto voluto da Steve Asheim in un momento in cui i Deicide erano in pausa forzata (forse Glen Benton era finito al gabbio, non si è mai saputo, comunque non poteva espatriare); dopo il debutto omonimo di due anni fa, An Examination of Being è il loro secondo disco. Quanto proposto è un death metal a forti tinte black con tempi di batteria da maratoneta sotto anfetamine (come è lecito aspettarsi dal personaggio), testi introspettivi portatori e generatori di paranoie assurde, assoli melodici da guitar hero giapponese e screaming vocals al vetriolo atipiche e malsane. Molto inquietante e non privo di un certo fascino perverso da culto minore. 7.3

THULCANDRA – Fallen Angel’s Dominion (Napalm)
Divertissement di Steffen Kummerer degli Obscura nato appositamente per plagiare i Dissection (ma dentro c’è anche qualcosa dei Necrophobic svedesi e dei dimenticati Eucharist), con tanto di intro identica a At the Fathomless Depths, gran dispiego di riff e accordature “alla Thorns” (il vero nume tutelare a cui tutti hanno rubato tutto), cover di The Somberlain finale e copertina di Kristian Wåhlin che per l’occasione torna a firmarsi con l’antico nom de plume Necrolord: il disco ideale per i nostalgici più disperati (ma solo quelli di bocca particolarmente buona) ora che l’ammazzafroci si è fatto saltare le cervella. Noi torniamo ad ascoltare gli originali. 5.2

TRAUMA – Archetype of Chaos (Witching Hour)
Ritorno della leggenda polacca con un altro tassello, l’ennesimo, di un percorso inattaccabile per coerenza, ispirazione e rigore, che sembra davvero non conoscere cedimenti. Death metal spaccaossa e svitacollo dal primo all’ultimo secondo (eccetto l’intro tastierata di prammatica), brutale e intenso, suonato con una foga e un trasporto che commuovono, tecnico senza mai eccepire, al passo coi tempi senza per questo dimenticare la vecchia scuola. Una benedizione. 8.0

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