Il listone del martedì: DIECI TATUAGGI CHE NON DOVRESTE

Sarà abbastanza lunga, passiamo subito al punto. Stesse regole di sempre e un nuovo acquisto che credo chiameremo Bellycat.

 

IL NOME DI TUO FIGLIO DI TUA MAMMA E DI QUALCUN ALTRO INSOMMA

nel grande circo dell’esistenza solo di una cosa non ci si può fidare: le persone. Di tutto il resto bene o male sì, tanto che oggi potremmo pure tatuarci le previsioni meteo (“venerdì pioggia, niente mare”) con più certezze rispetto allo scrivere “Gino ti amo” o “Pinuccia sei la mia luce”. Ora, la parabola di Winona Forever che diventa un inno all’alcolismo la conoscete tutti, ed infatti ogni qualvolta uno decide d’incidersi le carni con il nome di un’altra persona, c’è un dermatologo che guarda in cielo un segnale luminoso e sorride, sapendo che di lì a poco potrà imbarcarsi in una missione che gli frutterà parerecchi dindini e la possibilità di snocciolare superiorità morale ed esperienze di vita vissuta. Che cazzo studiate per diventare agenti immobiliari o avvocati in questi tempi di crisi? “Dermatologo” è la risposta o un possibile, sicuro tatuaggio. Questo per quanto riguarda l’amore. “Mamma” o “MOM” non li prendo nemmeno in considerazione anche perchè quasi estinti, visto che le mamme oggi vogliono farsi chiamare con il nome di battesimo Sharon, Parvati o Lady Gaga. E anche con i figli bisogna andare cauti. Per confutare entrambe queste scelte, mi permetto di citare due saggi contemporanei: Killer Joe di William Friedkin t’insegna che siamo in tempi in cui le mamme hanno più soldi di te e le vorrai fare fuori, la seconda stagione di Breaking Bad dimostra come la ribellione adolescenziale farà passare il nome di tuo figlio da Walter jr. a Flynn all’improvviso, anche se siete malati terminali di cancro. (bellycat)

 

UNA QUALSIASI COSA IN UNA QUALSIASI LINGUA CHE NON SI CONOSCE

C’è qualcosa di epico e fichissimo nel mettersi d’impegno ad imparare una lingua straniera al solo scopo di potersi recare in un paese orientale e chiedere a un tatuatore indigeno di tatuarti una parola tipo RISPETTO in mandarino sapendo sgamarlo nel caso in cui sbavi. Questa cosa purtroppo non succede. Naturalmente non è questo il motivo per cui vorremmo amputare gli arti tatuati in lingue diverse da quelle parlate da chi li porta, e non è nemmeno lo sterile e perentorio motteggiarti del tatuatore nello scriverti sul braccio qualcosa che giura essere SOLIDARIETA’ E GIUSTIZIA PER CHIUNQUE e invece. Il motivo per cui mi piglia male questa cosa è che non ho la capacità di astrarmi da me stesso e do per scontatto che chiunque si tatua una scritta in una lingua sconosciuta lo faccia immaginandosi un mondo possibile nel quale io e lui/lei e qualcun alro siamo in qualche posto NUDI e io o qualcuno chiediamo con aria sgarzolina che cosa vuol dire quella INCREDIBILE serie di strisce messe a caso una contro l’altra sul suo pettorale/tetta e lui/lei darà una risposta che contro ogni previsione sembrerà ficcante e pregna e spargerà il virus. E dieci anni dopo chiunque avrà scritto in una lingua sconosciuta qualcosa che potrebbe tranquillamente dire a voce, al suo cane, in dialetto ravennate. (kekko)

 

IL CRISTO (A MENO CHE TU NON SIA UN TIPACCIO SUDAMERICANO)

Non voglio dire che le cose in cui credete sono stupide, tutt’altro, ammiriamo la figura la vita e le opere di Cristo e lo consideriamo uno dei massimi paradigmi della condizione umana assieme a Carlo Marx, Phil Anselmo e Galileo Galilei (il Bob Mould della fisica, il primo uomo della storia che abiurò al proprio seguito indierock per approdare al mainstream rimanendo inculato nel passaggio), ma dovete considerare che a meno che non stiate scontando un ergastolo per duplice omicidio qualcuno vi prenderà per gente che si è tatuata la recensione positiva di un libro come quelli che si piazzano addosso riferimenti a Tolkien o Lewis Carrol o Ron Hubbard E l’aggravante di non poter citare l’autore del libro in questione, che i più devoti pensano per giunta sia a conti fatti una serie di ghostwriter dei protagonisti del libro stesso, una cosa che a livello letterario ha corrispondenti scomodi tipo Una Storia Italiana, influenzati da un orribile trip di autoimmedesimazione degli autori con Cristo stesso (non cito impropriamente Mein Kampf perchè non l’ho mai letto, neanche per farmi due risate o capire di cosa stessero parlando quei tizi nei forum metal verso il 2002). La cosa potrebbe estendersi anche a qualsiasi altro simbolo di qualsiasi altra religione, con l’attenuante che la maggior parte della gente non prende questa roba con umorismo ed è capace di infilarsi in un alterco con toni da guerra santa anche alle cene analcoliche, e da questo punto di vista quantomeno il tatuaggio che hai nel corpo serve a scremare le persone acculturate o curiose dalle persone incolte ed ottuse e soprattutto gli amici dai nemici, oltre che quelli con o senza senso dell’umorismo e i buoni camerieri, laddove il messaggio di pace e amore del Cristo tatuato sulla tua pelle va a sottintendere che per te gli uomini sono più o meno tutti uguali e tutti fratelli tuoi, anche quelli che tifano Bologna per dire. (kekko)

 

LA FARFALLA SULL’INGUINE

Diciamoci la verità, le donne sono merde. Anche gli uomini sono merde, esseri in grado di pensare soltanto al proprio uccello e – bene che vada – a una squadra di calcio scarsa e perdente, ma le donne sono peggio: le donne, difatti, disprezzano il calcio, hanno in mente solo l’uccello (altrui) e, al grido di “otterrò quell’uccello” infestano le città da mattina a sera, saccheggiando negozi di scarpe e vestiti (strumenti che, nella loro mente malata, serviranno al loro Scopo Unico) e, desiderandone l’uccello, facendosi tatuare da tatuatori maschi che mentre le tatuano pensano invece al proprio uccello o alla propria scarsa squadra di calcio, i cui giocatori – che pensano all’uccello tirando fuori a porta vuota – sono stati fatti da tatuatori che mentre li facevano pensavano a loro. E al proprio uccello.  Tornando alle donne, comunque, nessun tatuaggio è innocente, se eseguito su un corpo femminile: e questo perché le femmine, pazze di natura, si mettono in mente strane idee sul proprio corpo o su parti di esso, ritenendo che le proprie CAVIGLIE POLSI SCAPOLE IL COLLO MA DI DIETRO, e ancora DIETRO ALL’ORECCHIA SUL POLSO L’OMBELICO siano di per sé sexy e, se dotate di tatuaggio, ancora più in grado di attrarre l’uccello, e così i tatuaggi sono una volta in più sviliti e derubricati da “modo di passare il tempo per galeotti (alternativo al pensare al proprio uccello)” a strumenti procacciatori di uccelli. Le donne sono peraltro esseri ipocriti che negano tutto questo, e inventano concetti tipo Femminilità e Carineria dietro ai quali nascondono la quotidiana Caccia Selvaggia, ed essendo peraltro stupide, fanno tutto ciò che fanno – cioè una cosa sola: procacciarsi l’uccello con vestiti, acconciature e altri addobbi – sulla base dell’imitazione delle altre donne. Perciò, quando gli capita di vedere un troione in tv con la farfallina sull’inguine, le monelle vagabonde capiscono l’elementare gioco simbolico-visivo, che trovano Carino e Malizioso e in grado di esaltare la loro Femminilità, e perciò si fanno mettere le mani in quel posto lì per procurarsi uccelli che, alla fin fine, appartengono a uomini di nome PAOLO, MASSIMO o persino CARMINE se al Sud, uomini che hanno la panza e che comunque non smetteranno un solo istante di pensare a due sole cose: il proprio uccello e una squallida squadra di calcio. Il genere umano è condannato, non c’è nulla che possiamo fare. (asharedapilekur)

 

IL SIMBOLO DELLA TUA SQUADRA DI CALCIO

Quando ero bambino, niente si avvicinava di più all’idea perfetta di perfetta felicità della domenica dopo pranzo, del prato e della rete delle porte, e di quegli eroici e splendidi ragazzi che si battevano per un ideale superiore, senza nient’altro in mente che la maglia che indossavano. Crescendo, poi, non avendo avuto alcun arresto di sviluppo né particolari traumi, mi sono pian piano reso conto che dei burini effeminati stavano prendendo il posto dei miei vecchi eroi, che tutto era molto prosaico e pragmatico come la vita di tutti i giorni, e che la vittoria era un jolly good time di una serata, ma che la realizzazione personale passava per altre cose. Tutto banale, tutto normale: e che cosa c’è di più ridicolo, dunque, di questi fregnoni trentenni e quarantenni che cantano in coro come bambini, con le magliette come i bambini, che si rabbuiano come bambini quando i loro tottini del cazzo perdono contro la juve ma per colpa dell’arbitro? Ve lo dico io che cosa c’è di più ridicolo: ci sono i fregnoni trenetenni e quarantenni che cantano ecc., ma al tutto hanno dato il surplus coatto del tatuaggio che vorrebbero rendere adulto, spavaldo e guerriero il loro patetico non riuscire a occuparsi di qualcosa di più del loro hobby d’infanzia. Gente che urla DAVVERO, si incazza DAVVERO, e, sgarbata e tesa, non può andare a trovare la nonna morente né portare i bambini al mare perché quel giorno c’è roma-udinese. A meno che nun c’hanno Sky a’o stabbilimento. Il genere umano è condannato, non c’è nulla che possiamo fare. (asharedapilekur)

 

IL TRIBALE

La fastidiosa moda del tribale imperversava da molto prima che mi rendessi conto che stava per contagiare i miei compagni di banco. Stanchi di tatuarsi ancore e unicorni e forse influenzati da un terribile film indipendente che andava di gran moda a metà del decennio precedente il precedente, Once Were Warriors di Lee Tamahori (uno che ai tempi se l’erano comprati come se fosse il più clamoroso enfant prodige dai tempi di Orson Welles e nel giro di un lustro è finito a girare il seguito di XXX, massimo rispetto per il primo episodio sia chiaro), quasi tutti vivevano un rapporto problematico con il loro corpo e cercavano di risolverlo incidendosi motivi curvilinei appuntiti i quali nell’intento originale volevano -credo- definire l’appartenenza ad un sottoinsieme autogenerato di individui che passavano il tempo a scoparsi a vicenda e/o cercare di uccidere altri sottoinsiemi autogenerati e con addosso disegni leggermente diversi dal loro. Perlomeno il figlio grande di Once Were Warriors si tatuava un lato della faccia diventando brutto in culo e chiedendo espressamente di essere impossibilitato a trovare qualsiasi lavoro che non fosse la comparsa nei film sui maori, il rugbista, il cantoniere e quel tizio di Mulholland Drive attaccato al respiratore che non esce mai dalla stanza e da lì decide le sorti del mondo. La quasi-totalità dei tizi del mio vicinato invece si è messa in fila per tatuarsi UN TRIBALE o IL TRIBALE sul braccio sinistro, scegliendolo da un catalogo di appartenenze o mettendosi nelle mani di un tatuatore DIY che poteva o non poteva sapere cosa stava facendo e in un caso o nell’altro non informava i poveri sventurati della cosa. Alcuni di loro si stanno avvicinando ai quaranta con una scarsa cognizione di sè ed un abbonamento a Sky Calcio foraggiato dal padre in nome de LA CRISI. D’estate sfoggiano ancora la loro perfetta abbronzatura e il loro tatuaggio appena più abbronzato e il loro ventre a tartaruga costruito in decenni di diete palestre e militanza. Sia ben chiaro, e questo valga per tutte le voci di questo listone, che ognuno è libero di marchiarsi il corpo come meglio preferisce, ma vi rendete conto che state cercando di mettere il becco e dire la vostra su cose che sono tipo L’UNICO contributo culturale alla crisi dell’occidente e L’UNICA cosa in cui i cannibali sono sempre stati più avanti di noi? E cosa ci guadagnate in cambio? Della FIGA? (kekko)

 

LA CITAZIONE DI DANTE o anche LA CITAZIONE DI JIM MORRISON o WINSTON CHURCHILL o insomma LA CITAZIONE

la citazione non potrà mai andare bene per una nutrita serie di motivi. Se è una citazione in una lingua straniera conterrà sicuramente un errore grammaticale. Non pensate che si stia facendo della gratuita promulgazione della Legge di Murphy, ma la scuola italiana è quello che è, poi la ricerca google “tattoo fail” sta lì a dimostrarvelo. Buona fortuna, quindi, se vi tatuate un frammento di un testo dei Doors, tra le scelte più accattivanti, o una delle massime di Jim Morrison che di solito sono sul tenore di “Can’t rain all the time (J.Morrison). Se invece puntate sull’italiano allora sappiate che la citazione conterrà sicuramente un errore grammaticale. Oppure le K al posto di Ch se citate un aforisma di BASTONATE (trasformerete Checcho in Kekko, per dire). Dante non è nemmeno un’opzione: nessuno lo ha mai letto e l’unico che se l’è tatuato all body fa il comico e l’aspirante regista e cerca di farci sentire in colpa per la nostra ignoranza ad ogni apparizione teatrale e televisiva. Infine, la citazione è lo strumento che usiamo per far sapere che noi si sa le cose. Che abbiamo la Cultura. Che sappiamo decontestualizzare qualsiasi frase per usarla a nostro vantaggio. Che sappiamo inventare almeno dodici motivi per cui ci siamo tatuati quella frase e sono tutti falsi come quelli del sorriso del Joker. E il fine ultimo è sempre e solo acchiappare. (bellycat)

 

LA FACCIA DEL DUCE

Dicono che ogni paese abbia la storia che si merita, e quando vado al bar sotto casa e ammiro il faccione del Duce (quello famoso, con l’elmetto) sul bicipite ex-tossico del barista, mi viene il dubbio che sia vero. Diciamocelo: il male ha il suo fascino, e oltre al male, il fascino ce l’hanno talvolta anche le cose maschiliste spaccone tipo “il mio paese domina il mondo e voialtri stronzi pagateci le decime”; tuttavia, per quanto riguarda l’Italia, se l’Impero Romano è ormai troppo lontano e assimilato con il gioco del pallone per farsene un vanto, bisogna rassegnarsi al fatto che l’unica coattata machista-cattiva mai avvenuta è stata il fascismo. Il che è un epic fail in sé: mentre, nel più immediato parallelismo, un Hitler monopalla e chiaramente posseduto dal demonio – concetto rovinato da un recente brutto romanzo di Norman Mailer, ma pur sempre vero – conquistava l’Europa nel giro di tre notti, guidando legioni di effeminati assassini alla ricerca di Agarthi e della lancia di Longino; e mentre, poco più in là nello spazio e nel tempo, un sanguinario psicopatico come Stalin univa l’utile di sedersi a Yalta con i più liberali tra i conservatori liberali al dilettevole di annientare un milione di innocenti, da noi tutta la storia della dittatura e dell’impero si risolveva in un paio di sporchi delitti all’italiana, nella costruzione di Aprilia e nell’attacco immotivato a vari paesi del terzo mondo peraltro soliti annientare le nostre truppe con il solo uso di arco e frecce. Ed ecco che, se l’unico lato positivo di questo generale squallore poteva essere la involontaria non-sanguinarietà, l’alleanza coi nazisti e le leggi razziali ci resero d’un tratto i più maledetti tra gli infami. Ecco, oggi mi piacerebbe sapere cos’hanno in testa quelli che si dichiarano fascisti e che se lo fanno anche scrivere sul corpo. Cosa effettivamente ammirano del fascismo? La corruzione, l’omicidio, la sconfitta? La meschinità, le marcette, il caffè fatto con la cicoria? Il genere umano è condannato, non c’è nulla che possiamo fare. (asharedapilekur)

 

 

LE PERSONE DA UCCIDERE PER VENDETTA

ora, può succedere nella vita che qualcuno faccia fuori il vostro partner e vi dia una bastonata (!) in testa e voi abbiate il giusto bisogno di vendetta, ma lavostra memoria a lungo termine è inesistente e quella a breve termine c’ha lo spazio limitato di una frasetta dell’inutile twitter. Succede spessissimo, è una piaga dei nostri tempi. Ma ecco che può pure accadere che, vedi uno dei punti precedenti del listone, “Gino ti amo” o “Pinuccia sei la mia luce” diventino tatuaggi di vendetta: Gino c’ha la crisi dei muccini ed è colpa sua, non vostra, oppure Pinuccia scopa a destra e a manca e mancate anche voi mentre lo fa, per inciso. Ecco, potrei dirvi che non ci si tatua per vendetta e che lo dice anche la Bibbia, ma non è vero e non è questo il punto. Il punto è che è sempre meglio non lasciare prove. (bellycat)

 

SIMBOLI DI GRUPPI DIVERSI DAL PROPRIO O DEL PROPRIO SE SFIGATO

Due parole per te, amico mio: BLACK FLAG. Non voglio essere costretto ad aggiungere altro. (kekko)

 

16 pensieri su “Il listone del martedì: DIECI TATUAGGI CHE NON DOVRESTE

  1. questo post andrebbe usato in un corso di sociologia come dispensa, se solo i corsi di sociologia in università avessero un senso.

    proprio in questi giorni pensavo a quanto sono felice, oggi più che mai, di non essermi mai tatuato alcunché.. tantomeno un tribale. bello essere usciti (quasi) indenni dagli anni 90.

  2. una tizia che conosco c’ha tatuata una roba tipo dajntrjnadaisjfanfds, è una citazione di d’annunzio che era troppo lunga da tatuare quindi s’è fatta fare l’acronimo

  3. Spero nessuno si offenda se ho copincollato di sana pianta “La farfalla sull’inguine” e l’ho appiccicato da me.
    Ho citato la fonte, e ho detto che vorrei averlo scritto io.
    Grazie.

  4. Post perfetto, che proverò ad usare per convincere il mio giovane cognato 17enne a NON tatuarsi niente sulla pelle. Per essere completo ed utilizzabile in corsi di sociologia come giustamente auspicato da apessio, manca. però, almeno una categoria: “i fiori”.
    Geni.

    • i fiori sono abbastanza unpop da funzionare, secondo me. cioè come categoria non ti squalifica automaticamente, per dire uno si può tatuare il logo della BP e sarebbe considerabile un fiore. adoriamo i tatuaggi CORPORATE. quattro sbarre black flag MALE, tre strisce adidas BENE.

      • Maledizione! E’ proprio un fiore che Il giovine desidera tatuarsi…Con questo autorevole commento adesso sarà come scalare il Mortirolo convincerlo a non farlo 😦

  5. Pingback: il listone del martedì: CINQUE CONSIGLI SU COSE DA TATUARVI. | BASTONATE

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