Pagare la musica #6 (sottotitolo: Dodicimila euro in birre)

In quasi tutti i locali dove si suona la birra è di qualità terribile: quando va bene hanno Forst alla spina e Corona/Carlsberg in bottiglia, quando va male hanno più o meno le stesse birre. Quando va malissimo oltre a quelle di cui sopra nel locale c’è pure una birra artigianale o cruda o doppio malto o weiss o qualche altro mefitico intruglio simile, e in tutti e tre i casi conviene continuare a farsi servire birre Moretti da 66 o qualsiasi altra birra da 66. La cosa buona delle birre da 66 è che assieme alla birra compri anche quattro minuti di appartenenza alla classe proletaria: vieni qui, bevi un sorso dal mio bottiglione di birra, smezza un bicchiere della stessa bottiglia con me, rimaniamo uomini insieme. Voi probabilmente siete vuoti e freddi e pensate di no, ma io sono assolutamente convinto che ci sia più differenza tra il sapore di una Moretti da 33 e quello di una Moretti da 66 piuttosto che tra il sapore di una Moretti e di una Nastro Azzurro da 66, e probabilmente questa è l’unica cosa giusta e vera che leggerete mai su Bastonate. Più o meno per le stesse ragioni non sono mai andato a vedermi un concerto di cui mi fregava poco ma almeno mi sparo una birra. Tanto vale starsene nel circolo Arci in fondo alla strada, una cosa che tra l’altro nei posti succede con notevole regolarità. Allo stesso modo, del resto, non mi è mai capitato di andarmene a bere una birra nel mio posto preferito per potermi ascoltare un disco dei Clash, primo perché i Clash mi fanno cagare e secondo perché li ho comunque ascoltati a sufficienza la volta precedente nello stesso posto. Sembra di capire che come la metti la metti, musica e birra non legano.

 

Faccio un conto molto sommario di quello che mi è costato bere nei posti. È un conto per difetto. Considera circa quindici anni di frequentazioni di concerti, perché nei primi cinque anni di concerti non ero abbastanza benestante da pagare il biglietto d’ingresso a un concerto e potermi permettere di bere una birra dentro al posto (che poi voglio dire, era la stessa Peroni da 66 che mi potevo portare da casa e bere calda nel parcheggio: calda e nel parcheggio è il modo giusto di bere la Peroni, nessuno ha capito la birra Peroni se non l’ha bevuta calda in un parcheggio). Quindi diciamo quindici anni, due concerti a settimana (forse qualcosa di più se considerate anche i gruppetti garage italiani che suonano negli scantinati dei posti il martedì alle dieci, ma ci sono mesi estivi), cinquantadue settimane l’anno, una birra e mezzo a data (anche quattro se non guidi e l’ingresso era libero, ma siamo prudenti). Costo attuale, sui cinque euro a birra. Vuol dire che allo stipendio di oggi hai pagato ottomila euro di birra nei locali. 15 anni per 52 settimane per 2 concerti per 1,5 birre per 5 euro a birra uguale UNDICIMILAESETTECENTO EURO, cioè -senza essere alcolizzato o maniaco di musica live, o quantomeno nessuna delle due a uno stato patologico ho buttato quasi un anno di stipendio in birre ai concerti. Se ci metti insieme i soldi che spendi per il biglietto e la benzina per arrivare nei posti e tutta quella roba lì possiamo arrotondare a una cifra di NON-NE-ESCI-VIVO, che è forse uno dei principali motivi per cui lavoro da dieci anni nello stesso posto e ho ancora il conto corrente in rosso. Un terzo di questi soldi sono finiti in tasca al gruppo Heineken, padrone del marchio Moretti nonostante io mi senta in qualche modo sollevato a dare soldi a quel baffo di mer$a di Orso Maria Guerrini. Una vita di militanza alcolica mi ha tolto soldi con i quali avrei potuto comprare un’auto mia, invece di pagare una fetta di SUV al figlio di qualche olandese che magari poi scende in Italia a farmi la pippa sul guidare astemio.

 

La peggior cosa di comprare birre ai concerti è che non aiuta. Prima o poi vorrei trovarmi, sbronzo come un capretto, in uno stadio a cantare Don’t Look Back in Anger suonata dagli Oasis in formazione originale, ma a parte questi contesti estremi e sgarbati, la birra ai concerti non serve a un cazzo. La maggior parte delle birre che ho pagato sono state comprate perché semplicemente non avevo un cazzo da fare nel periodo che va tra l’ingresso nel locale e l’ingresso del gruppo sul palco. Molte sono state comprate perché il gruppo non era una ragione sufficiente in sé per rimanere nel posto. Alcune sono state comprate per dare un briciolo di senso alla serata nonostante il gruppo. La peggior cosa della birra nei locali è che è indiretta testimonianza del fatto che non ti fa piacere essere lì. La peggior cosa dei conti economici è che presuppongono l’idea che la vita di ciascuno possa essere scomposta in minuscoli brandelli di informazione che vengono riaggregati nell’insieme per dar conto di che tipo di persona sei. Nel caso della birra vuol dire che un decimo del tuo lavoro se ne va nella gestione di situazioni spiacevoli (conta che un altro dieci-quindici per cento circa se ne va in costi auto). Se uno ama abbastanza la musica può essersi tranquillamente speso dodicimila euro in birre senza aver MAI limonato con una barista. La peggior cosa della birra è che la birra è una fidanzata perfetta: non fai che lamentarti di lei, ma ai concerti c’è sempre.

5 pensieri su “Pagare la musica #6 (sottotitolo: Dodicimila euro in birre)

  1. io ho quasi smesso anche col brancamenta, gli amari alle erbe sanno tutti indistintamente di sciroppo per la tosse. è anche vero che da quando ho smesso ho molta più tosse di prima.

  2. a dire il vero sarebbe: benzina + biglietto + birra + il 7” limitato + ultimo disco + ah, cazzo c’è pure lo split coi così + uh, il disco del side project del batterista + “amore dopo il concerto andiamo a berci una cosa buona?” “VAFFANCULO, non sono rockefeller”

  3. se inizio a fare il conto di quanto ho speso in birra vado a suicidarmi subito.

    comunque nei locali dove si suona dalla mie parti (oddio, dalle parti da cui vengo, cioè cuneo) hanno birre buone, non alla spina, ma in bottiglia hanno roba super-ok.. se per super-ok intendiamo il gradino superiore alla lager o alla pils da concertone.

    comunque ormai bevo solo più tennet’s e moretti rossa, anche se sarò grato al morettone da 66 per tutta la vita, e tutte le volte che lo vedo al supermercato mi scende una lacrimuccia di commozione / nostalgia.

    il dolce ricordo più recente del morettone: al mio addio al celibato i miei amici han fatto venire a suonare i ruggine (http://soundcloud.com/escapefromtoday/sets/estrazione-matematica-di-cellule/) e avevamo n casse di morettoni.. frigo pieno e oltre.. concerto per 5 persone, in un garage, con millemila birre.. altro che cazzo di spogliarelliste

    l’argomento birra è troppo caldo per me, non so manco perché sto scrivendo, è un flusso di coscienza liberatorio forse? mah.

  4. Pingback: FOTTA: Riflessioni intorno al prossimo disco dei Deftones, senza necessariamente entrare in merito al disco. « BASTONATE

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