PAESE REALE (quei misti tra Mike Patton e Piero Pelù con l’inglese di tungsteno)

mk

(le regole come sempre stanno qui)

ZEITBLOM – DONUTS WITHOUT HOLES (autopr) Sono in due, uno è un commentatore fisso di Bastonate. Il nome del gruppo la E maiuscola, zEitblom, e già che è impronunciabile speriamo che inizino a scriverlo come si deve. Indie-pop melodico e rumoroso alla Sonic Youth che potrebbe anche piacere a qualcuno, hanno una bella intuizione sull’uso delle voci così a cazzo. Si sbarazzino della roba acustica. OGUN FERRAILLE – MY STALKER DOESN’T LOVE ME (su bandcamp) Potenzialmente sarebbero un buon gruppo di math-rock scolastico: li vai a veder suonare senza fare troppi chilometri e ti passa bene. Manda tutto in vacca (1) il fatto che a volte nel loro caso math vuol dire potenzialmente anche Tool, e (2) che alla voce abbiano un tizio di quelli che di solito cantano nelle cover band al Guinness Pub di Villalta, cioè quei misti tra Mike Patton e Piero Pelù con l’inglese di tungsteno che rendono tutto brutto epic metal ed equosolidare. La strada è cambiare modo di cantare o mettersi a fare le cover di Digging the Grave, io preferirei la prima. URO – S/T (su Bandcamp) Intanto sono strumentali e questo è un passo avanti rispetto agli Ogun Ferraille. La roba che fanno mi annoia un po’, ma è ispirata a roba che mi annoia pure nell’originale -Tortoise, June of 44, Isotope qualcosa e roba simile. Cioè, i June of 44 mi piacciono un casino, ma il resto perlopiù mi annoia. E comunque andava bene per chi si voleva fare il viaggio a fine anni novanta ma non sarebbe mai dovuta diventare un genere musicale, o almeno non nel senso di quelle cose tipo “facciamo un gruppo che suoni tipo Tortoise”. Immagino comunque che questo sia un problema mio e che nell’ottica di chi adora il postrock gli URO abbiano fatto pure un buon disco. EERIE SOUNDS – BACKBEAT (su Soundcloud) è una cosa a metà tra postcore, dream pop, IDM, indietronica e cose simili, che un po’ paradossalmente può voler dire “tipo Jesu”. Immagino ci sia un sacco di gente che fa questi esperimenti in casa, non è che sia musicaccia ma non riesco a immaginare un momento in cui abbia senso ascoltarla su disco –peggio che peggio dal vivo. MACHWEO – LEAVING HOME (Flying Kids) Ha 20 anni e cazzeggia con chitarra laptop e field recordings, roba che la ascolti e ti senti più intelligente di quello che sei (ho qualche centinaio di dischi di questa roba, intendo musica che ti fa sentire più intelligente: jazz, elettroacustica, musica concreta, piani preparati, elettronica rarefatta, il catalogo Touch e via discorrendo. Frequentazioni sbagliate). Pare sia stato registrato mentre il tizio era imbaraccato dopo il terremoto in Emilia, trovate qualcosa su dlso: è molto carino ma mi fa rosicare perché IO a 20 anni sembravo un testo dei Limp Bizkit umano. SEQUOIA – OUTLAND (su Bandcamp) Pure qui siamo dalle parti delle varie Touch/Kranky/Mego e via di quelle, almeno stando a questo disco qui (nel bandcamp ce ne sono altri, io ne ho sentito uno che suona tipo Neon Indian). La classica roba fatta di pezzi con modulazioni minime tipo VVVVVV che continuano per un un quarto d’ora filato e in perenne bilico tra ultra-minimalismo e un cazzo di niente. Io con questa musica ho due problemi: il più rilevante è che me l’ascolto con un briciolo d’ansia hitchcockiana per la possibilità che l’artista abbia inserito un feedback rumorosissimo senza senso al minuto 9, come quelle applicazioni che ti mandavano via mail ai tempi di Windows 98 e ti facevano comparire un mostro bruttissimo a tutto schermo mentre stavi lì a scriverti le chat con le ragazzine su mIRC. Il secondo problema è che una quindicina d’anni dopo aver scoperto che la gente ama molto fare uscire questo genere di dischi non riesco ancora a capire perché dovrei spendere soldi per ascoltarmi un’approssimazione del silenzio invece di ascoltarmi un ambiente silenzioso a costo zero. Di solito risolvevo il conflitto dicendo che sì, in fondo questa roba non fa male a nessuno, ma la realtà dei fatti è che una volta sono andato a San Michele, la festa a Bagnacavallo dico, con la mia fidanzata, e mi sono sbronzato un poco e l’ho fatta guidare di notte costringendola ad ascoltare A Crimson Grail di Rhys Chatham mentre io me la dormivo della grossa, e lei mi racconta di quanto e come ha rischiato lo stesso colpo di sonno che io stesso ho sfiorato le innumerevoli volte che mi costringevo ad ascoltare i pezzi che passavano sulla mai troppo lodata Battiti a Radio3 mentre tornavo da party e concerti. Dicevo, Sequoia-Outland. Disco carino, ma forse preferisco quello stile drugapulco (si chiama Rainbow on VHS) perché succede più roba. REQUISITI DI POTENZA – S/T (su Soundcloud) arcòr grezzone con cantato stile Affluente (aridaje). Carino preso a dosi di un pezzo o due, ma non so se li chiamerei a suonare al Bastonate Summer Fest. POLAR FOR THE MASSES – ITALICO (La Grande V) Ho controllato la mia casella di posta e dal maggio del 2009 ho ricevuto centotredici (CENTOTREDICI) comunicati stampa riguardanti questi Polar for the Masses. Giuro. Di solito queste cose finiscono molto prima del decimo comunicato, giù per la cartella dello spam, ma la prima agenzia che li trattava si chiamava BLACK NUTRIA. Comunque il fatto che mi siano arrivati CENTOTREDICI comunicati è un bell’indizio sulla musica che i P4TM suonano, vale a dire –boh- una specie di elettrorock-en-italiano steroideo privo di senso, tipo dei Post-Contemporary Corporation senza Zecchini, ma questo l’ho scoperto solo ascoltando Italico. Le cui note di presentazione recitano: “Il rock, cantato in italiano, come nessuno l’ha mai suonato / Il rumore incontra la canzone / Ascolta / Ti sembra musica elettronica? / Indie all’italiana? / Tutto sbagliato“. Abbastanza d’accordo sull’ultima. ZEROFANS – ANTIDOTO ALLA NOIA (Diavoletto) Hanno vinto Italia Wave Basilicata nel 2011, escono per un’etichetta che nel sito si autocertifica “la prima netlabel indie rock italiana” e anche se non è chiaro che musica suonino (un generico “rock”, tipo dei Danzig senza Danzig) si distinguono per il cantato più fastidioso che abbia mai sentito (sempre mike patton meets piero pelù ma in italiano e molto peggio degli Ogun Ferraille). Sfido chiunque ad ascoltare il disco, sta qui, e nominarmi qualcuno che canta in modo più fastidioso. WHAT CONTEMPORARY MEANS – SUCCEED (Fallodischi) Emo-prog, non male se ti piace questo genere di cose.

5 pensieri su “PAESE REALE (quei misti tra Mike Patton e Piero Pelù con l’inglese di tungsteno)

  1. “Sfido chiunque ad ascoltare il disco […] e nominarmi qualcuno che canta in modo più fastidioso.”

    Potrebbe essere peggio. Si potrebbero capire i testi.

  2. la ricevo anche io la newsletter dei polar for the masses e non vedevo l’ora di vederli dal vivo. Sono la cosa più anonima mai sentita. Mai vista una roba con così poca anima e personalità che in confronto Flavia Vento è GG Allin

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