LE 50 MIGLIORI FRASI DETTE SU INTERNET NEL 2013

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1) SO’ DIECI ANNI CHE SCOPO [@SanNuvola]

2) c’è una frase di berlusconi / a cui penso spesso / e ogni volta che ci penso mi fa viaggiare nei mari polifonici / quando telefona a gad lerner e dice: “ho visto una rappresentazione della realtà all’incontrario del vero” [ikke]

3) oggi mi sento molto ralf, infatti entro stasera ho deciso di dire a mia mamma questa frase: “levati dalle palle, coglione” [Ragazzo dell’Italia]

4) “AJAJUJUAUAU AP<!DOCTYPE html PUBLIC “”>” [@Pikkio che ride dopo aver installato 35 app in una sera, maggio 2013]

5) “cercare internet nell’interstizio creato da due schede di chrome adiacenti” [Experience]

6) – biagi dammi qualche idea: su cosa posso indirizzare la mia discussione social del giovedì

– i muletti dei supermercati, la vita personale di kanye west, gli ugonotti protestanti in francia e il quadro “il naufragio della speranza” di friedrich

– biagi la tua lista dei temi è la sintesi perfetta della mia vita

[Smart Living Trio]

7) “mamma mia!! mi viene un nodo alla gola…. troppi ricordi … rimpiango quel periodo rimpiango me stesso com’ero … che nostalgia, ero pieno di sogni” [Gino A.]

8) poi che bello che la mattina mi sveglio con actress, che mi fa i suoni strambi post-legrottaglie [Prestanome Gino Peruzzi]

9) EVVIVA MI HA SCRITTO SALVATORE PAROLISI [@betrayal]

10) vorrei chattare gratis [Max Payne]

11) http://i.imgur.com/zaFs1kx.jpg [Angel.. a proprosito di Twitter]

12) Twitter un macchinario che rinforza la solitudine [Massimo ceccherini @cecchegrappa a proposito di Twitter]

13) cmq io me ne vado in campagna, ma vi lascio con questa riflessione: ma voi ci pensate ogni tanto, ci avete pensato mai, all’uccello di eros ramazzotti? si/no/come [Prestanome Bruno Banani]

14) MY OTHER COMPUTER IS A SUNSET [Anonimo via Tumblr]

15) voglio un cane per vedere cosa vede il mio cane su twitter tramite una telecamera che non rispecchia la sua visione delle cose [Ucchio Parale]

16) è così: 30 punti di vivere e morire in cina nel 2024, 30 punti di sutura sulle mie mani, 20 punti di quella volta quando mi sono buttato da uno scoglio alto 10 metri e ho visto in volo uno squalo che poi in realtà era un materassino, 19 punti di ikke che cammina a piedi, 1 punto di spaced che la sente per sbaglio e dice “eh, ma renato soru” [Dario P. a proposito di Tomorrow’s Harvest]

17) “ciao scusa sei bellissima, sembri varenne” [Il Superbo]

18) OGGI GIORNATA DELLA VIOLENZA SULLE DONNE, IO E IL MIO STAFF PARTECIPIAMO COSI. AMEDEO [Amedeo Minghi]

19) ti chiamerò sexystar come il gatto di valeria marini [Anonimo via e-mail]

20) it is true that enzo biagi was the first man on earth to do one squilletto with cellulose to communicate affection, in 92? [Google Inc.]

21) don gallo morto e millions preti now living will never die [Proto-CJM]

22) Freud nelle “Lettere al figlio” ci parla di una Confartigianato interiore. [Alessandro Gori]

23) “un Rolex che ti perseguita nella notte, una Ferrari che non ti appartiene” [L’Incantato]

24) allora ikke non solo è things that exist, non solo è bronchite, ma è pure un finto giardiniere dell’assurdo e last but not least il direttore artistico della dreamworks Mr. Ikkeston [Il Ministro]

25) http://i.imgur.com/WfMV2fx.png [Elena Orsoni]

26) io sedurrò la tua segretaria offrendole sornione un mazzolin di fiori di zucca, ti ipnotizzeremo con un disco di colpapesce suonato al contrario a 78 giri e ti sottrarremo tutto il maltolto, fuggendo poi in polinesia o a forlimpopoli strafatti di etere e ubriachi di propoli [Smargy]

27) @motivatore10 domani ho un esame importantissimo all’università, me lo faresti un tweet motivazionale x caricarmi?

@imax_dj Se l’esame è importantissimo tu sei sotto l’esame quindi andra’ nn bene… TU SEI IMPORTANTISSIMO, L’ESAME E’ IMPORTANTE = SFONDALO

[The motivatore10 Experience]

28) se non torna il 1993 mi ammazzo [Anonimo Giardiniere]

29) i tuoi capelli / vaporosi / RI-CON-CI-LIANOOOOOOO [Fabio Mancini]

30) Non sopporto gli inferiori, i disabili, i disadattati sociali, coloro che provano e falliscono, i depressi, i suicidi, i vinti, gli ignoranti, i deboli, gli anglosassoni, i samoani me stesso e le vostre becere facce da culo. [Anonimo]

31) “ma veramente a casa mia le sottilette le usiamo come tovaglioli” [Il Disonesto]

32) Capire che il vero lusso è non secernere mai il seme (l’ho capito davvero a Milano) [Tyler Brûlé]

33) E bellissimo / Moolto carino ho sterminato l umanita i n un giorno(reale)merita un 5 stelle [Federico Mellone via Google Play]

34) dormire mi piace tanto quanto vivere [Marina]

35) – ZOMBY ® ‏@ZombyMusic: Make sure ur on the level to appreciate this shit no point walking into givenchy if u really want Adidas

– ma che cazzo vordì? ahahaha ma poi perché è fissato con Givenchy? che c’ha ?

– so fisse hd, generazione logoquiz

[Vari]

36) sì alesi gira voce era anfibio, prima delle gara nel gp malesia lo tenevano in uno stagno [Prestanome Alviero Martini]

37) – doro sei un opel kadett? dimmi ti senti forse un opel kadett alata?

– biagi sono tante cose tra le quali un opel kadett alata, thereau del chievo, un satellite, un portamine, una cintura di sicurezza sfilacciata per l’usura, tante cose. [Deleuze & Guattari, Capitalismo e schizofrenia]

38) A me piace molto quando sono al semaforo con la mia Impreza Sb 3000 e vinco le gare di chi parte per primo in sgommata e arriva a Cinisello da viale Zara. very pride [Anonimo del nord]

39) Ci spostiamo da Gubbio poiché la popolazione si è estinta. Andremo a Spoleto in cerca di nuovi morti 🙂 [Don Matteo via Facebook]

40) as i grow older, i become less amazon [Anonimo]

41) c’è un telefono triste nel mio cuore [Paolo B.]

42) il mio amore ha cacciato un politico stronzo dal litorale di lignano sabbiadoro [Una di quelle zone]

43) Emma Marrone ha detto che scambierebbe volentieri un giorno della sua vita con un giorno della vostra. [Emma Marrone, entourage]

44) stay loopish / stay ten [Marco C., filosofia di vita]

45) http://i.imgur.com/I77UcFx.jpg [Treno Space, lezione di storia contemporanea]

46) 2014: serietà aerodinamica alla luca castellazzi [@strofinaccio]

47) ok ora per dormire / che devo fare / quale pulsante per dormire [Sdraio]

48) mi sa che prendo un aereo per palermo e ti inculo [Prestanome Enrico Coveri]

49) ora berlusconi apre la giacca e sotto c’ha una maglietta con scritto: “perfetto come tu mi vuoi” [@betrayal]

50) Ma non sarà il caso di crescere e passare alla cocaina? [Anonimo]

 

 

Si ringrazia HDBOYZ e Collettivo Carmine per il data mining

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DISCHI 2013 (Lista di Techno Iglesias)

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Dopo il turno del boss, tocca a noi umili e modesti scribacchini sottoposti piegati su briciole di miseria. Come scriveva nell’articolo, dato per assodato che del bruttissimo Rover ce ne siamo fortunatamente scordati e che pure l’onnipresenza fastidiosa sui social network di Deafheaven e Civati ne avrà per poco più, passiamo al listozzo (ottimizzato per il massimo disagio):

1) Dean Blunt – The Redemeer (Hippos In Tanks)
2) Oneohtrix Point Never – R Plus Seven (Warp)
3) DJ Sprinkles – Queerifications & Ruins (Mule Musiq)
4) Mika Vainio & Joachim Nordwall – Monstrance (Touch)
5) James Ferraro – NYC, Hell 3:00 AM (Hippos In Tanks)
6) Orlando Voorn – Divine Intervention (Subwax Excursions)
7) Call Back The Giants – The Marianne (Kye)
8) Autechre – Exai / L-Event (Warp)
9) Mazzy Star – Seasons Of Your Day (Rhymes Of An Hour)
10) William Basinski – Nocturnes (2062)

Ora io capisco benissimo che la Hippos In Tanks ormai è un simulacro per noi provinciali e che a NY è già una cosa antica da sfigati, che laggiù, dove le cose contano, pure sta cosa che il lo-fi è l’aldilà del HD 1080p si è già consumata, oltretutto sto disco di Dean Blunt ha fatto schifo un po’ a tutti, ma se è vero che nel nostro tempo le ombre valgono più degli oggetti che le riflettono non si può far finta di nulla davanti a Blunt che fa una cosa tipo gli Half Japanese dell’iperrealismo e della pupilla dilatata, o i Tindersticks che sostituiscono l’eleganza col Walmart. Di Ferraro si lamentano tutti da dopo prese quel primo posto su Wire con Far Side Virtual, ha fatto poi un disco carino ma imperfetto come Sushi, una cacata come Cold e quell’altra pure peggio a nome Bodyguard, ora ne fa una simile ma per un qualche motivo bellissima, un grande field recording su tutte le cose che (non) accadono in città, tra spettri di soul magestito e decadenza termoidraulica. Su tinymixtapes.com lo descrivono così: “1) Vaguely misanthropic reflections autotune’d over slo-mo campus-trap elegies; 2) Droning Juno treatments backdropping the distorted groans of an errant sampler processing jazz melodies; 3) Non-sequitur‎ streetlife collage, i.e., found sounds (anxious/aggressive animals; traffic noise; feet, props, and cloth), surveillance audio, 9/11 news reports, cinematic dialogue, soul snippets; 4) Mellow smooth industrial ambient, i.e., the ambient strategy of meshing environment and mood, animated by the industrial insight that scrambled thought patterns, limit states, and broken syntax hold the keys to what Throbbing Gristle once called post-psychedelic trash”. Ok.
Vainio fa forse il suo disco più ROCK di sempre ma che in realtà, fortunatamente, di rock non ha nulla, almeno esteticamente, a parte un feedback psichico lungo una vita. Un disco sanguinoso che pare uscito dal 2002, commovente come poche altre cose in questi anni a patto di sopportare di Vainio la tentazione alla danger music. Sprinkles raccoglie roba, come al solito stanze vuote che si accendono a larghe intermittenze e lacrime lacrime lacrime (3 volte). Call Back The Giants è il progetto di Goss degli Shadow Ring, Marianna più compatta e normcore in senso strettamente droning rispetto alle stranezze neo-kosmische di Rising del 2011. Su Autechre e gli altri è stato detto praticamente tutto, L-Event compensa di giustezza alcune divagazioni un filo troppo narrative di Exai, facendo quadrare tutto alla perfezione con un calcio nello stinco. Mazzy Star disco TUTTO FA PIANGERE dell’anno e Basinski citato per il rispetto massimo, Nocturnes non è ovviamente i Disintegration Loops ma è come leggersi tutto Differenza e ripetizione mentre si dorme accasciati sulla tastiera. Grazie e scusate dell’uso privatistico della pagina.

Compila dell’anno: I Am The Center: Private Issue New Age In America, 1950-1990. Singolo dell’anno: King Of Everything di Boy George. EP dell’anno: Silver Cloud di Actress, sia in versione reale che in quella velocizzata che si trova sui p2p, bello uguale e Voodoo Posse Chronic Illusion manifesto generazionale a partire dal titolo. Fuori di poco: Kanye West che fa il disco CHIAMARSI BOMBER della situazione, grande allucinazione smartphone-mania pure il video di Bound 2 che si prende pure il premio di video dell’anno, davanti ad OPN + Jon Rafman. Dischi semi-moda che non ascolterò mai in vita mia e di cui parlerò male a prescindere: Tim Hecker, Haxan Cloak e Jon Hopkins.

tema: IL MIO PRIMO CONCERTO. Svolgimento:

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A parte tutto il mio primo concerto sospetto sia stato Enrico Ruggeri alla Casa del Popolo nei primi anni Novanta, ero un bambino, si stava seduti e mia madre mi ci portò credo solo per vestirmi da principino, in quella maniera tipica, palesamente edipica, col cappottino (probabilmente addirittura in shearling!) e i pantaloni color anziano a coste ma che sui bambini fanno immediatamente effetto principino. Era uno di quei clash caratteristici della piccola borghesia tra post-partito comunista e post-brat pack all’italiana che si abbatteva sistematicamente sui figli, credo che in molti possano capire il periodo storico da questi dettagli moda Pitti Bambino, non ricordo esattamente l’anno. Tra l’altro venivo pure da una prima infanzia dove la sofferenza estetica era all’ordine del giorno, tra sandalini con gli occhielli e giubbini ecopelle che mi segavano il collo durante la messa domenicale, mentre già ti sentivi scomodo, piangendo alluminio, solo a stare vicino a tutto quel marmo bianco. E comunque si stava seduti, Ruggeri faceva il piacione tra le file, era il suo periodo chansonnier penso, quindi non ho potuto avere nemmeno la botta di culo di partire con un concerto post-punk, tuttavia ad essere sinceri nemmeno volevo parlare di Ruggeri è più per dire che dovevo ammoscarmela subito di questa vicenda dei concerti scomodi. Ho finto per tutta l’adolescenza e tutta la giovinezza che mi piacesse andare ai concerti, l’ho finto anche a me stesso, in quella maniera non-vera come credo lo sia per chiunque.

All’inizio mi sembrava quasi un obbligo interno ai rituali della controcultura, almeno in quella (breve) fetta di tempo pre-internet e pre-Napster che m’è toccato vivere, un tempo grigio in cui ci si sciroppava qualsiasi cosa avesse “chitarre di sinistra” per la sola colpa di essere nati in questa precisa declinazione geo-culturale. Ma sono sempre stato riservato e andare in prima fila mi sembrava un’usanza un po’ cafona e un po’ bestiale, anche quel coinvolgimento emotivo delle prime file nel muoversi a onda sgolandosi sui testi e abbracciandosi mi pareva una cosa animalesca e primordiale non adatta alla mia crescita, sudaticcia in quella maniera schifosa che è tipica degli urbanizzati, non che ci sia nulla di male nel primordio, per carità, ma mi è sempre sembrato tutto palesemente recitato e finto, una retrofinzione, mi pareva, per fingere una scioltezza sociale che non ti potevi permettere di avere in famiglia o con gli amici o con le donne. D’altronde anche portarcele ai concerti, le donne, non è mai stata una grande idea, uno finisce per ansiarsi e guardarle di sottecchi e starci in piedi accanto senza poter parlare rivolti entrambi nella stessa direzione, ridicoli come due carabinieri, ti chiedi se si annoia (sì, si annoia, ti annoi pure tu figurati lei), tra quanto finisce, forse era meglio stare seduti, andare agli autoscontri, a fine concerto devi pure fare quelle domande del tipo “ti è piaciuto?”, “non male eh?”, è una tortura terribile. Io ad esempio fingo di essere snob e alla fine dei concerti non commento mai nè in positivo nè in negativo, ma lo faccio sostanzialmente solo per pudore verso me stesso.

Quando mi sono accorto ad un certo punto della mia vita, all’incirca sui venticinque, che stare a guardare un concerto è solo una rottura di palle o una perdita di tempo mi sono sentito sollevato, mi sono autoconvinto essere una di quelle cose che tutti pensano in fondo al cuore e nessuno ha mai il coraggio di dirla, ne ho fatto una scelta politica e mi sono abbracciato, diventando lo zio di me stesso: “Ma ti pagano per andarci?”, “Pienone di drogati, eh”. La musica-vista in sé poi è sempre una delusione – appena velata dal rammarico d’aver speso soldi per il biglietto o aver buttato una serata – non è mai come su disco o più solitamente è troppo uguale al disco diventando ridondante (e sprecando quindi tempo sociale sostituendolo con una doppio del “tempo cameretta”); viviamo d’altra parte nell’era post-spaziale dei supporti audio e delle recensioni e delle liste, e non è per forza un male, ma in questa prospettiva di immobilismo percettivo, lontani dal valore “pre-war” e tradizionale delle rappresentazioni musicali gli unici momenti di cui puoi godere ai concerti sono velleità puerili derivate dal culto della personalità, dal boybandismo applicato e cose del genere, cose che esistono solo nelle menti innumerevoli di innumerevoli persone ordinarie.

Anche questi luoghi in cui dovrebbero avvenire queste repliche notarili dello “spirito del rock” partecipano ad un crollo psicogeografico di tutto rispetto, siamo passati da ascoltare negri attorno al fuoco agli stadi, recinzioni, palchi nel nulla, retrobottega e altri nonluoghi di pura razza augeiana, massificandoci e spaurandoci sospinti da deliri architetturali e scenici, luoghi dove nessuno entra realmente in relazione con nulla (se non attraverso l’esaltazione di simbologie intime, comunque concluse – qualcuno su questo blog scrisse una report dal concerto romano dei Death In June per caso?) e dove la contemplazione è pura masturbazione, e viceversa. Il desiderio di “esserci” ho come l’impressione che crei nel reparto cognitivo del pubblico un’assenza quasi totale di attività, chissà cosa si chiede la gente che guarda un concerto in mezzo ad altra gente a parte battere il piede a ritmo? Aspetta l’ultima canzone? Guarda gli altri cercando di indovinare i loro pensieri? Pensa ad altri concerti? E poi la prova del nove: quelli (tutti) che si lamentano della mancata “presenza scenica” del gruppo, come se lo spettacolo dovesse essere un varietà in salsa virile, e non il tentativo di una riproduzione del disco – a volumi più alti e con più scomodità: questo svela il marchingegno che sta dietro, questo bisogno circense che ha il pubblico e che dimostra come la musica rock sia un’affare ancora troppo giovane per giovani e incapace di uscire dai perimetri imposti dei discorsi su se stesso (i concerti restano sempre un buon argomento di conversazione e un buon modo di vantarsi con gente che non si conosce); per questo, dico, facciamoci il favore di far evolvere questa cosa dei concerti nel solo modo possibile, cioè annullandoli. Essendo il concerto una baracconata di natura plastico-scultorea, è giusto che abbia la stessa evoluzione della scultura plastica che ad un certo punto della sua storia novecentesca si è fatta così concettuale da sparire, sostituendo i menhir con righe tracciate per terra. Sogno per il concerto rock (specialmente per quello di natura “heinekeniana”) lo stesso orizzonte millenarista: una depurazione, scolorire nel negativo di se stesso, smetterla con questa ansia rappresentativa di sé, intraprendendo la decostruzione delle proprie genealogie, semplicemente perchè non più necessarie, stantìe e ormai pure cafone, tornando alla pura materia del suono tattile o della sofferenza sintetica.

Un’ultima postilla per farvi sapere quanto pure sul cazzo mi stanno quelli che tentano di rompere questo patto con l’assurdo cercando di identificarsi, mettersi in mostra come singolarità del pubblico; esistono davvero i frequentatori specializzati dei concerti, quelli che tentano di trasformarlo in un rituale futuribile, che tentano di goderselo dall’esterno con qualche appiglio sociale (fare botte in prima fila, provarci con le biondine in Superga e altro), svincolando dalla sottomissione fascistoide della rappresentazione, è un affronto inammissibile a certe regole – che infatti pagano con la non-presenza all’interno del flusso. In questo per esempio preferisco molto più i raver o gli avventori delle discoteche-capannonificio, almeno lì l’annullamento è sistematico e nessuno (giustamente) si azzarda ad uscire dai confini del totalitarismo, in quella maniera fluida e serena che niente ha a che vedere col culto della personalità, sostituendo il totem del rock col Gatorade, la fica con l’hardcore continuum.

Che bello se per il prossimo anno i concerti si autosospendessero tutti, finendo tutti solo ed esclusivamente su YouReporter.it, ripresi da telecamere fisse in mezzo busto o meglio in primissimi piani come quei primissimi piani nella Giovanna D’Arco di Dreyer, tutti belli abbronzati ai nostri monitor oppure fatti suonare in gran segreto a porte chiuse e poi filodiffusi lungo le nostre città, come succede per la messa in alcuni paeselli siciliani la domenica mattina (la Chiesa sta sempre avanti, specie artisticamente), immaginandoci, col brividino, chissà quali avventure esotiche.

Mos Maiorum: Random Access Memories

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Finalmente i Daft Punk hanno fatto un disco per padri di famiglia che tornano a casa dopo una settimana di lavoro nelle Marche e non sapendo che comprare per il figlio piccolo prendono un balocchino all’edicola sotto casa, poi salgono su e c’è ancora il tavolo in formica. L’antigiovanilismo di questo “corso live” dei DP mi pare essere un sorrisino + coppino a quanti per anni hanno visto in loro l’estro dell’edonismo automatizzato, oppure a quanti non hanno digerito l’ingerenza della cultura rock in tutte quelle case che sembravano solo nostre, entrata così, senza nemmeno conoscere Underground Resistance o DJ Pierre – un processo di democratizzazione organica, che ultimamente ha segnato addirittura un genere intoccabile come la techno militante, ma che la gente dell’epoca dei negozi-di-dischi continua a digerire male (forse per rispetto dei soldi spesi, chissà). La cosa divertente è che i DP incarnando da anni questo movimento di apertura alle masse, nella loro forma architettonico-molare, hanno, per il rovescio della medaglia, incarnato anche la disillusione dei più credenti, traghettandoli nella blog-generation e mettendoli davanti al fatto compiuto che pur sempre di musica-per-ragazzi si tratta. D’altra parte la maniera produttiva dei DP ha sempre stigmatizzato la parte più rozza degli ascoltatori (di ogni genere e competenza) fino ad astrarlo meccanicamente, i titoli quasi monosillabici dei loro pezzi, la semplicità dei gesti delle mani e delle teste, una chiarezza quasi da capogiro. E’ come guardare la normalità così da vicino fino a renderla metafisica: guardi dentro al microscopio, vedi una mollica di pane o una caccola – il massimo pensabile di realtà plastica – e ti paiono invece corridoi geometrici, forme astratte dei sogni che fai la mattina quando sei stato troppo alle luci blu dei monitor la notte prima. Alla fine, ossessionato dalla ripetizione, vedi te stesso. E si capisce benissimo che possa far tremare le gambe un complesso di così grande richiamo internazionale che cambia prospettiva e fa lo stesso disco di sempre invertendo però il microscopio per fare della visione dell’iperreale un monumento alla quella normalità mandata a memoria da anni e anni, attraverso la televisione o i dischi odiati dei nostri padri – qualcuno forse aveva anche Flash Gordon dei Queen o un best of di Stephen Schlaks nelle edizioni omaggio allegate a Class. Ovviamente nello scarto percettivo che passa dal vecchio cono d’ombra fantasmatico del “troppo reale” al suo contrario, cioè fondamentalmente ridicolizzare la sega mentale di tutti quelli che vedevano nei DP l’astronave kubrickiana (disillusione stavolta in “presa diretta” che Random Access Memories rappresenta con grande puntualità, va detto), si doveva evitare la concessione ad un certo immaginario che qualcuno potesse additare come “retrofuturibile” o ancora peggio “nostalgia del futuro”, “disco-melò eighties” o qualsiasi altra cretina definizione tumblerissima, tutto ovviamente perennemente di modissima in un campo da gioco che fa del riciclo delle tendenze, della tensione sessuale traslata nell’identificazione con immagini e cantanti preferiti il motore di tutto. RAM, vittima e carnefice, riesce abbastanza in tutto questo, e d’altra parte come potrebbe fallire se l’idea fatata è quella di fare un disco di pop-rock FM fitto di guest star ingaggiate con la stessa spudoratezza degli Unkle dieci anni fa, unendo il tutto alla non-musica (intesa come musica “di passaggio”, senza nessuna identificazione territoriale) delle colonne sonore imparate con Tron. Personalmente mi pare che manchi il bersaglio solo dove effettivamente qualcosa si concede al pubblico dei figli (Lose Yourself To Dance, docile motivetto Zapp e l’insopportabile sculettìo indie del pezzo con Panda Bear), il resto è più o meno tutto tesissimo. Particolare menzione per questo nuovo senso narrativo, il gusto per lo sberleffo, per il pezzo mutante con colpo di testa incluso che ti fa sbottare e divertire in compagnia, minando alla radice le convinzioni di tutti quelli che nei pezzi dei DP vedevano una compattezza ieratica da tramandare attraverso i simboli. In questo senso RAM ricorda un po’ il bellissimo Album dei PIL con Steve Vai dentro, che dopo una carriera che sembrava fatta apposta per guadagnare la stima critica degli intellettuali alla fine hanno invece guadagnato solo la mia. L’attacco di Give Life Back To Music è quanto di più paternalista si possa immaginare, con la batteria settata su Sì viaggiare di Battisti a fare il paio con la successiva The Game Of Love che sfebbra un corpo dalle labbra ormai blu per i troppi Dalla-Morandi mandati giù senza masticare e il vocoder che segue forse la linea vocale di un Vittorio Salvetti in ritorno dall’oltretomba. Giorgio By Moroder si presenta come un profumo di marca e occhei la parte bloody tagadà piacerà a tutti ma è nella seconda metà che setta la paranoia per il tecnicismo in un gavettone ironico che durerà fino alla fine del disco. Pharrell è così fuori di moda che Get Lucky rischia di far star bene proprio per questo, sfocia nel loop-prototipo già sentito nel teaser di SNL e potrebbe andare avanti per sempre. Ad un certo punto ci pare di sentire il jingle di Riccardo Corredi da qualche parte, poi ci sanguinano le gengive, una fitta, Within ci fa piangere pasta di Fissan, alla fine arriva Touch che parte a metà tra Pavarotti & Friends e Kate Bush senza Kate Bush poi è d’un tratto capodanno con Demo Morselli che smascella peso in bad trip, inaffrontabile per chiunque abbia avuto a cuore Human After All, noi piangiamo ancora di gioia fino a scollarci la cartilagine dalle adenoidi mentre il pathos batte sempre più duro e sempre più finto fino a metterci a novanta come usava fare Winner Takes It All degli Abba, ma con ancora più tramezzini smangiucchiati e pizzette fredde a stringerci il cuore. Pezzo di grande vitellonismo, compresi i momenti di down, col corrispettivo umorale che prosegue in Beyond, pulisce subito il campo dai giovinetti con un intro alla Ben Hur da far allegare i denti e dopo smazzuola duro al fegato con ravensburger dreams puri come il cristallo. Il bambino vede il padre, forse manco lo riconosce, accetta il giocattolo pure se gli fa cacare, si dinamizza l’aspetto narrativo e la lezione disney-drama di Tron si fa spessa fino alle scope e secchi d’acqua di Fantasia in Motherboard, tra bellissima bigiotteria world e Libro Cuore. Supercollege Fragments Of Life con Todd Edwards, sigla telefilm, diarismo di provincia e paura di vivere ascoltando per una vita solo i This Heat mentre rischi di perderti i balli di fine anno. Nulla da dire sul finale di Contact vissuto pericolosamente sopra ad una marmitta artigianale, si ironizza retroattivamente l’intero disco in un tour de force esilarante di violenza fumettosa e di limiti superati nell’estetica del suono come bisogno di ritualità rocky – non differentemente da come la seconda traccia di Human After All prendeva per il culo il Moby di Thousand.

il listone del martedì: LE TRENTA MIGLIORI FRASI DETTE SU INTERNET NEL 2012

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1) What if Costa Concordia che infrange lo scoglio del tempo e affonda misteriosamente a Ibiza (Mac_Phisto)

2) tutto quanto changed my life (@Pikkio)

3) uz buys the city of Monaco (@JoeShabadu)

4) l’esperienza è un mito burino (anonimo via e-mail)

5) Adesso mi toccherà mica andare a cagare da Prada quando sono in Duomo? (Biolab)

6) Existentialism is long (@ZombyMusic)

7) Hoping i can finally finish the internet tonight so i can move on to these books i got for christmas (@Lukid)

8) ve lo giuro su youtube (U. Parale)

9) ma non vi ho detto che cosa BADASS HD COJO2015 ho fatto ieri! (U. Parale)

10) al tg5 con la maglietta di camillo benso conte di cavour (Stefano D’Orazio)

11) PRONTO LETIZIA (Simonerdj)

12) forse stasera mi ispirerò a lui anche se nn ho accessori eccentrici a parte la nausea (anonimo #1 dal Collettivo)

13) cmq a febbraio forse avrò tutta una mia casa / condivisa col mio amico metallaro! / cioè avrò / pagherò la stanza / E POTRO’ CACARE NEI CORRIDOI / come ho sempre sognato (anonimo #2 dal Collettivo)

14) @ctress_a balotelli is green velvet-ing me out (@gavinweale)

15) NON VE INCAZZATE SE NON SIETE D’ACCORDO. (Marco Passarani)

16) stella di provincia (C. M. Rogito)

17) ENRICO GHEZZI PETTORALI POTENTI (anonimo via e-mail)

18) grazie dell’invito, ma questa sera sono impegnato nel birding di rapaci notturni. Cordialità AL Marra (@luigialf_marra)

19) QUELLI CHE LAVORANO DEVONO SMETTERLA DI PRETENDERE CHE ANCHE NOI LAVORIAMO E PER QUESTO LI RASSICURO: SIAMO INFELICI ESATTAMENTE COME LORO. (sgargabonzi)

20) mi sbaglierò, ma secondo me oizo nel tempo libero costruisce infradito di gomma per tirarle ai cani (Doro)

21) FAMOSI PER LA CONTROVOGLIA (anonimo magliabechiano)

22) “per me non affidabile anche perchè ,è ancora oggi visibile il braccialetto nella sezione nautica ,mentre viene pubblicizzato il vinile di lisa stansfield..” (Michele B.)

23) YOLO (Autori vari)

24) @giorgio_gori x che non twitty messaggi + comprensibili x noi gente comune.grazie!!! (@BriatoreFlavio)

25) Piero Angela ha iniziato la sua crociata personale contro Rol e il paranormale perchè suo figlio Alberto era totalmente affascinato da Gustavo e lo voleva frequentare contro il suo volere…non posso aggiungere altro. (azzodifiori)

26) “sgasing the unsgasable” (f1bizarre)

27) sì la teoria del giacchetto funziona così (detta anche “giacchetto di schroedinger”); esci di casa col giacchetto, poi lo lasci in macchina prima di entrare nel locale, e lui con la sola forza della convinzione di aver adempiuto alle corrette funzioni sociali continua a scaldarti a distanza, creando un bridge tra il tuo sistema neurovegetativo e la sua lanosa natura archetipica di indumento per proteggere dal freddo. (anonimo #3 dal Collettivo)

28) Ho scritto t’amo / sulla sabbia / e Franco Freda / a poco a poco / se l’e’ portato via (paolozzi)

29) “mi ricordo all’età di sei anni in una casa del viale della Blancharde a Marsiglia di essermi chiesto all’ora della merenda, pane e cioccolata che una certa donna chiamata madre mi dava, di essermi chiesto cosa fosse, essere e vivere, che cosa fosse vedersi respirare, e di aver voluto respirarmi allo scopo di provare il fatto di vivere e di vedere se mi convenisse, e in cosa mi convenisse” (Antonin Artaud 2012 Rebuild)

30) UPIM MUSIC (@betrayal)

Si ringrazia Al Damerini e Collettivo Carmine per il data mining