La rosicata come possibile motore dello sviluppo

 

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Non ho mai capito perchè la rosicata  sia considerato una categoria dello spirito inferiore, una cosa degli esseri umani poveri. Voglio dire, il rosico è lo sbocco d’ira di chi non ce la fa, e finché non la smetterete di considerare il farcela un indice di successo, il rosico dovrebbe essere considerato un tipo d’odio estremamente sano e costruttivo e pro-sistema. L’unico problema della rosicata, come categoria dello spirito, è che è in mano a un branco di mentecatti. Ridiamo la rosicata in mano ai geni, e vedrete che questo paese uscirà fuori dal brodino. Nell’attesa che succeda, beccatevi la rosicata di uno che l’altra sera è stato trombato a Masterpiece.

Appunti a cazzo sul nuovo disco (lo so, lo so) dei Black Flag

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Ho ascoltato il nuovo disco dei Black Flag e non so come mi ci sento.

Nelle prossime settecento righe darò una versione più lunga di quello che ho scritto nella riga sopra, sotto forma di appunti che iniziano con

1. La vicenda Black Flag è una vicenda intimamente patetica e lo è da molto più tempo di quanto sembri a un primo sguardo.

2. La vicenda patetica di cui sopra ha protagonisti diversi a seconda delle epoche storiche

3. La patetica vicenda Black Flag ha generato (e genera) un indotto culturale di dimensioni ciclopiche con cui si fa i conti di giorno in giorno. Questo indotto è composto tanto da popstar che vestono la maglietta con le quattro sbarre quanto da chi si dissocia dalle vicende degli ultimi anni, da chi promuove gli OFF! come miglior precipitato contemporaneo di quell’epoca, da chi se ne sbatte rumorosamente il cazzo e da chi continua a dissociarsi e a ri-raccontare la storia daccapo in libri peraltro bellissimi, oltre che un milione di pezzi di giornalismo musicale all’anno in cui viene denigrato questo o quel gruppo punk perché ALTRO CHE LORO, I BLACK FLAG. Da questo punto di vista può sembrare una cosa da infingardi che pure Greg Ginn si rimetta in pista e cerchi di spremere dal marchio Black Flag qualche migliaio di dollari extra, ma oggi ho i cazzi miei e penso che in fin dei conti è meglio che quei soldi vadano a lui piuttosto che, boh, a chi fotografa la cantante dei Black Eyed Peas con la maglietta del gruppo.

4. Questa cosa della *purezza* dei Black Flag non riguarda quasi nessuno di quelli che attualmente cazzeggiano con la musica. Io sono vecchiotto e ho iniziato ad ascoltare la musica nei primi anni novanta, quando già la Rollins Band aveva cacato fuori tra i tre e i quattro dischi epocali. Quelli che si lamentano dei “bei tempi andati” dei Black Flag avendone coscienza diretta sono persone con addosso l’età di Greg Ginn e -con tutta probabilità- una storia di violenza nella tarda adolescenza. Gli altri, presenti inclusi, parlano per sentito dire.

5. La gente continua comunque a coprire i Black Flag: vestire le magliette con le sbarre, postare le copertine e i volantini di Pettibon su Tumbr, postare i video di Rollins che pesta un fan, realizzare esperimenti di gattini con Photoshop, confrontarsi su quale sia stato il cantante migliore, dividersi tra quelli che preferiscono i dischi fino a Damaged e quelli che preferiscono i dischi dopo e qualsiasi altra sfera dello scibile che non preveda necessariamente di doverne ascoltare i dischi.

6. I dischi dei Black Flag sono ancora bellissimi. Non tutti e non sempre, ma per la maggior parte sì. Il mio disco preferito dei Black Flag è My War, segue Slip It In e poi forse The Process of Weeding Out. È una scelta banale. La cosa migliore dei dischi dei Black Flag è il lavoro del chitarrista, e il chitarrista dei Black Flag -alla fine della fiera- è l’unico vero visionario che abbia mai fatto parte delle fila del gruppo.

7. Non ho mai visto dal vivo nessuna reincarnazione dei Black Flag. Né le incarnazioni-benefit, né la Rollins Band (già), né gli OFF!, né i cosiddetti FLAG e neanche il gruppo di Chuck Dukowski con il nero degli Oxbow alla voce alle prese con outtake del periodo Jealous Again. Non so dire chi ci creda e chi no. I dischi della Rollins Band sono tra i miei dischi preferiti e Rollins è in generale l’unico personaggio a cui continuo a credere a prescindere da quale sia la vaccata a cui decide di prestarsi di settimana in settimana, ma questa cosa ha a che fare con una mia disposizione d’animo e non con ragioni critiche che possa io esporre.

8. La copertina del disco nuovo dei Black Flag, i quali (ricordiamo) sono l’incarnazione dei Black Flag con Ron Reyes alla voce e Greg Ginn alla chitarra, non è un fake. Nel senso, la copertina che vedete sopra pare sia l’effettiva copertina del disco e fa vomitare la merda e non è realizzata (abbastanza evidentemente) da Raymond Pettibon. La storia l’ho letta da qualche parte: pare sia un disegno di Ron Reyes e che sia l’unico disegno su cui tutto il gruppo ha detto sì.

9. Questa storia mi ricorda un po’ quando abbiamo deciso il nome di mia figlia: abbiamo iniziato a sparare nomi a cazzo per vedere se ce ne fosse qualcuno che mettesse d’accordo sia me che la mia fidanzata, e poi abbiamo scoperto che in realtà c’erano altre dodici o tredici persone straconvinte (peraltro a ragione) di avere diritto di veto su questa cosa. E poi queste dodici o tredici persone hanno iniziato a droppare i loro nomi preferiti ed è diventata una specie di faida nelle quali tutti accusavano tutti gli altri di cattivo gusto e dovevi votare per ogni nome in una scala che andava da 1 a 5 ove 5 era “vorrei davvero che si chiamasse così”. A un certo punto la rosa dei nomi era ristretta a due o tre possibilità che sono state scartate perché qualcuno aveva posto dubbi su ciascuno dei nomi presenti. A un certo punto questa cazzata dello scegliere il nome ci ha semplicemente STREMATO. Il giorno dopo è saltato fuori a caso un nome che nessuno aveva considerato e abbiamo deciso di chiamare nostra figlia con quel nome, senza chiedere a un cazzo di nessuno cosa ne pensasse. Il giorno che la bambina è nata, una parente ha chiamato al telefono e ha chiesto che nome avevamo scelto. Gliel’abbiamo detto, lei ha risposto “beh l’importante è che stia bene di salute”. Sto divagando.

10. Se riuscissimo un secondo ad astrarre la musica dei Black Flag da tutto l’immaginario legato ai Black Flag che abbiamo ereditato e contribuito attivamente a perpetuare, probabilmente saremmo obbligati a rivalutarla tutta dall’inizio e considerare che la cosa figa che succede in questo video non è quella che si vede o quello che si ascolta. Oppure, in alternativa, che la musica dei Black Flag ai tempi era abbastanza al di fuori delle convenzioni ma solo se ci si riferisce al pubblico a cui si rivolgeva (punk osservanti con la cresta che se suonavi un pezzo lento ti riempivano di cazzotti), e qui ancora una volta si cade nelle trappole della nostalgia o della decodifica (perché quello che c’è in ballo non è la considerazione puntuale di quale sia l’evoluzione della forma mentis del fan del rock, quanto l’aderenza a un canone letterario di base). Io comunque continuo a provarci, e sento che mentre ascolto quella roba non riesco ancora a togliermi di dosso il sapore di tutta quella narrativa. Quando ci riesco mi innamoro un po’ di più della musica dei Black Flag, del fatto che sia unica e continui a suonare diversa da tutto (in generale) e di suonare esattamente come qualcosa che viene fuori dalla mia testa di ventenne (in particolare). È una cosa personale.

11. Se vi succede mai di vederla in questi termini, capace che il nuovo disco dei Black Flag vi prende per i capelli e inizia a pestarvi. Niente di radicale, per carità –son dei vecchi di cinquant’anni. Però insomma, il nuovo disco dei Black Flag suona come un disco dei Black Flag. Al secondo minuto di musica non ti dà più fastidio che ci sia il nome BLACK FLAG sopra il disco. Un sacco di zombi del rock ha deciso di ripartire chiedendosi su quale modello contemporaneo attaccare il proprio impianto originario, e ha cercato di raccoglierne i frutti. Questa cosa con What The…? non succede. I Black Flag per prima cosa non hanno un impianto originario (o insomma, il loro impianto è definito dal superamento del loro impianto precedente), seconda cosa sembra non potergliene fregare meno di inserirsi in un contesto qualsiasi. I pezzi di What The…? sono schegge di suono impostate sulle coordinate estetiche dei Black Flag di Damaged, un bel po’ anonime e col fiato cortissimo, e farebbero schifo al cazzo non fosse per il fatto che un singolo riff della chitarra di Greg Ginn ha poteri curativi che trascendono l’umano senso.

12. questa cosa che ho scritto, un singolo riff della chitarra di Greg Ginn ha poteri curativi che trascendono l’umano senso, potrebbe essere confusa come una l’ennesimo richiamo epica del rock, ma non voleva esserlo e vi chiedo preventivamente scusa. Intendo dire: Greg Ginn si fa carico di un lavoro disumano, spinge la cosa oltre il limite, ha il coraggio di suonare come dovrebbe, non la butta in caciara, non se ne esce con i PROCLAMI. Le chitarre nel nuovo disco dei Black Flag hanno quel suono che ti fa chiedere a quanto tempo era passato dacchè non sentivi una chitarra del genere. E in questo il nuovo disco dei Black Flag è soprattutto un’esperienza musicale soddisfacente per chi ascolta quella roba. E un disco estremamente onesto e la totale assenza di aspettative può avere giocato brutti scherzi, ma anche no. Provateci.

VAFFANCULO UN ALTRO LISTONE!: solite robe urlate ma che parlano di stare bene che ci si è inculati poco nel 2013

Mentre accettavo di conservare in tassidermia la salma di Priebke nel posto passeggero della mia Golf bianca del ’99, spostando il sedile ho trovato una compila smarza che ho fatto il mese scorso e pensavo di aver perso. Dentro c’erano gruppi che ho ascoltato due volte in tutto, ho fatto una cernita della roba che mi pareva più figa. Listone dell’ogni giorno meets rate your music meets emo di plastica.

1375828436_d1uyqsd I Not Dance – Thought Leader: quest’Estate era uscito il disco nuovo degli I Not Dance che sono una di quelle band che possono farmi cambiare idea per almeno venti secondi sul posto da dove vengono. Sono austriaci (dio cristo) e li conosco da un imprecisato coso EP uscito anni fa ed era uno di quei cosi EP con il titolone stupido a mascherare un disco tutto sommato onesto com’era So You Think You Can Stop Me And Spit In My Eyes. Questo Thought Leader è hardcore coi suononi spessi, grumosi e scuri come una cagata dopo il bratwurst delle 8.30. Bellone e insolitamente ispirato, si sente la badilata sulla schiena ed è in “name your price” su bandcamp.
reservoir_ihyaiwa_frontcover Reservoir – I Heard You As I Walked Away: se vi è piaciuto l’ultimo The World is A beautiful Place and ecc ecc non potete farvi mancare questo. Roba da cuori gonfi e suonata da regazzini della Pennsylvania, quindi è un cerchio di truebelieving che si alimenta e ha senso nel suo intero contesto. E’ il classico disco che a sedici anni sarebbe un mantra, a diciotto già nostalgia, a ventidue un inno all’Autunno da fuoricorso, a ventisette una delle cose migliori che si potrebbero ascoltare per capire che i tuoi gusti del cazzo non si sono mossi di un centimetro da quando lo consideravi un mantra. Si ascolta sul bandcamp e lo si compra volentieri.
roanoke-beautiful-people-L-oAbn38 (1) Roanoke – Beautiful People: uno dei miei dischi preferiti fin qui. Palesemente per la copertina, ma si sa che si vince facile coi bimbi e la neve. Il punto è che i Roanoke suonano bene come una dozzinaia di altre band che buttano fasi screamo sul solito humus di postrock suonato con gli strumentali e gli accordi hardcore. Ne esce un disco di una solitudine e di un americanismo provinciale desolante, dal buco del culo di qualche scantinato dell’Illinois. Breaking è già uno dei due-massimo-tre pezzi dell’anno, come essere sul fondo del pozzo ma starci comodi. Magonissimo ma bellissimo.
tumblr_inline_mrzx06MxgG1qz4rgp Park Jefferson – Park Jefferson: questi li metto perchè ho un sacco di simpatia verso tutto ciò che viene dall’Indiana, a partire da Roy Hibbert per finire con Oladipo. Indie americanissimo studiato sulle scartoffie e gli armadi dei fratelli maggiori, lezione capita bene e ripetuta a memoria. In copertina c’è qualcosa di decomposto che non capisco, però un paio di pezzi sembrano roba dei Cap’n Jazz ripulita e stirata per la serata del pollo fritto. Escono mentre esce il disco nuovo dei Sebadoh e insomma. Si fanno volere bene comunque.
129549 Empty Mantra – Untitled EP: scopertona per me. Non li conoscevo e ne ho letto il nome sulla newsletter di qualche distro. Otto minuti di EP divisi in sei tracce, scarnissimo, sei calci nel culo che fanno restare con la gobba e la testa bassa per un po’. Su una foto c’era un tipo ciccione in camicia quindi tutto questo è per forza sintomo di genuinità. Anche questo name your price.

Appunti sul nuovo disco dei Kyuss. Non proprio un pezzo ma quasi.

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1-     Volendo prendere le cose alla lettera, il disco di cui sto per parlare è firmato da un gruppo che si chiama Vista Chino, che di fatto è composto dai Kyuss di Blues for the Red Sun meno Josh Homme. La cosa è dovuta agli effetti di una disputa legale infinita tra la band e il chitarrista, e per una questione di puntiglio e cacare il cazzo ho deciso che violerò le disposizioni del giudice e chiamerò il gruppo come dovrebbe chiamarsi, vale a dire Kyuss. La cosa non ha un significato politico o ideologico, almeno credo: è più una cosa di buon senso.

2-     Finite le premesse mi sembra importante anche se del tutto inutile raccontare che il disco nuovo dei Kyuss ce l’ho lì da un po’ e non l’avevo ancora ascoltato. C’è tutta una letteratura possibile che riguarda il NON ascoltare i dischi e che non viene praticata per l’erronea convinzione che una persona dovrebbe parlare solo quando sa di che cazzo sta parlando –una convinzione tra l’altro distrutta ex-ante dall’idea che la maggior parte dei critici non sanno manco leggere la musica e quelli che sanno farlo in genere sono delle mezzeseghe. Dicevo, c’è tutta una letteratura non praticata sul non ascoltare i dischi, tiene conto di una nomenclatura abbastanza rigida dei rifiuti  (a prescindere, per motivi politici, per mancanza di tempo, per non mostrare fianco a critiche, integrità, scarsa lungimiranza e via di queste). La maggior parte della gente che scrive di musica confeziona pezzi che si aspetta la gente voglia leggere, la maggior parte della gente che legge di musica pensa che leggere una recensione non sia una perdita di tempo. Il fatto che nonostante internet e la crisi dell’editoria mondiale si continui a scrivere leggere e stampare la stessa merda da una cinquantina d’anni mi fa pensare che questa cosa sia verissima e che i pezzi interessanti siano una nicchia cognitiva di snob che si credono chissà chi, come quelli che guardano le serie solo in inglese parlando del doppiaggio in italiano come di un crimine ai livelli dell’olocausto, o quantomeno ai livelli del ritiro dal mercato del Winner Taco e dei rullini della Polaroid. Non ascoltare il disco nuovo dei Kyuss non aveva nulla a che fare con la paura di rovinare un ricordo che in parte non ho (i Kyuss li ho scoperti a gruppo quasi finito) e in parte condivido con una manica di brutte persone. Era più una cosa tipo “basta con ‘sti cazzo di vecchi, adesso mi metto a fare il talent-scout”. Cose che mi capitano di tanto in tanto. È la versione corta. La versione lunga tiene consta di ventimila battute extra.

3-     Ho ascoltato il disco dei Kyuss ieri, si chiama Peace e come detto esce sul mercato attribuito ad una bizzarra formazione che si chiama Vista Chino (la ragione per cui gli ex Kyuss ora si chiamano Vista Chino credo sia che non esistono impedimenti legali al dare al tuo gruppo il nome più stupido che possa venirti in mente). L’ho suonato in auto nutrendo un certo tipo di aspettative, legate al fatto che il disco a cui quasi sicuramente Peace sarebbe voluto somigliare è intitolato appunto Blues for the Red Sun, è uscito ventun anni fa e riascoltarlo mi dà meno emozioni di quanto dovrebbe (ho fatto pace solo recentemente con questa cosa, ma Blues è un disco della madonna che sente pochino l’età e il cui culto si è autoalimentato fino ad un fanatismo tutto sommato irragionevole. L’idea che il gruppo possa spingere su questo pedale è semplicemente allineata alla concezione di base secondo cui il rock è musica praticata da gente senza spina dorsale e diretta ad altra gente senza spina dorsale. Il che peraltro è la pura verità, ma non voglio star lì a sentirmelo ricordare.

4-     All’ascolto il nuovo disco dei Kyuss riformati rispetta le aspettative di cui sopra, in modo anche abbastanza arrogante e anacronistico.

5-     Parlando dal punto di vista critico, il problema è che (pur confermando le aspettative al punto 3/4), il nuovo disco dei Kyuss è buono. Parlando di canzoni e produzione e di tutte le cose di cui vi può fregare quando giudicate un disco, è la miglior cosa a cui ha messo mano un qualsiasi ex-Kyuss ALMENO dai tempi del primo disco degli Unida. Altra cosa: se fosse uscito uguale a nome Queens of the Stone Age e cantato da Josh Homme sarebbe stato salutato come un grandioso rilancio sulla posta di una delle più eccitanti esperienze rock degli anni duemila o il ritorno ai ranghi di un suono inconfondibile. L’unica reale punta di disturbo è che la chitarra alla Josh Homme sembra davvero registrata con una seduta spiritica.

6-     Parlando dal punto di vista non-critico, dopo la intro e un minuto della traccia due hai ascoltato la voce di John Garcia uscire dagli amplificatori, asciughi le lacrime e rimani ad ascoltare. E lì davvero siamo ai livelli del primo disco degli Unida, di quei lavori in cui l’Uomo si carica tutto il peso del risultato sulle spalle e fa il vuoto sopra e sotto. Per cui sì, ok il punto di vista critico e che se fosse uscito a nome QOTSA sarebbe stato un grandioso rilancio sulla posta di una delle più eccitanti esperienze rock degli anni duemila o il ritorno ai ranghi di un suono inconfondibile, ma strettamente parlando potreste buttare tutte queste cazzate alle ortiche e uscire da qui ricordando l’unica grande verità in merito al disco nuovo dei Kyuss o Vista Chino o quel che volete, e cioè che si tratta di una delle più straordinarie testimonianze del talento e della passione di un cantante che si chiama John Garcia.

7-     Nient’altro.

Appunti sul trailer del nuovo film dei Metallica in 3D

poco ma sicuro

poco ma sicuro

 

Il trailer è abbastanza difficile da credere. Intanto ci sono i Metallica dal vivo. In senso stretto, per come l’avevo capita io, i Metallica dal vivo sono costituiti dai Metallica che suonano i loro pezzi e un lavoro di luci serio ma tutto sommato non troppo cafone per la media di un gruppo da stadio. Ma questa cosa immagino si debba al fatto che il periodo in cui sarei stato davvero curioso di vedere i Metallica risale a qualche decennio fa ed è viziato dal fatto che il mio amico Francesco li vide tipo a San Siro introducendo per la prima volta a me profano il concetto di terzo anello, che ai tempi aveva qualcosa di dantesco e quindi in qualche modo proibito. Poi c’è una storia parallela che sembra del tutto a cazzo e consta di un tizio che deve recarsi da una parte all’altra di una città, finendo in mezzo a una rivolta postumana fighetta tipo il video di No Church in the Wild o 1997 Fuga da New York (ma più il video di No Church in the Wild). I Metallica suonano pezzi incredibilmente coraggiosi da infilare nella colonna sonora dei loro video, tipo Enter Sandman. D’altra parte anche il film si chiama come un pezzo del Black Album. Il tutto viene consegnato al cinema, in un cazzutissimo 3D, per chiunque abbia il coraggio di partecipare. Alcune cose che mi sono venute in mente su questa cosa, e prima o poi ci scriverò un pezzo. Intanto beccatevi il trailer. I grassetti, ne punti che seguono, sono messi a caso.

* non ricordo tre pezzi che nella scaletta di un disco dei Metallica successivo al Black Album. Questa cosa, considerato che ne sono usciti almeno altri due/tre finché ascoltavo assiduamente i Metallica, è abbastanza rivelatrice. Tra l’altro io il black album  l’ho chiamato “Metallica” per la maggior parte della mia vita di ascoltatore, poi qualcuno mi ha urlato contro “famo a capisse” su internet e io ho imparato a chiamarlo Black Album, giusto per non dover imparare ad usare correntemente famo a capisse quando scrivo.

* strettamente parlando, un gruppo il cui ultimo disco rilevante (e solo per la metà del loro pubblico) è di ventidue anni fa, e da allora continua ad aggrapparsi come un forsennato a qualsiasi nuova apertura tecnologica per trovare un modo di spippare altri soldi dai fan, sancisce in via più o meno definitiva la differenza tra istituzione del rock e barzelletta tirata troppo per le lunghe. Scherzo, in realtà quasi tutte le istituzioni del rock sono barzellette tirate troppo per le lunghe, ma i Metallica sono comunque a un altro livello, sia perché qualcuno (tipo la gente che va ai loro concerti) continua tranquillamente a definirli un gruppo thrash metal, sia perché –no, niente, ho perso il filo. Famo a capisse.

* Non se ne parla un’esagerazione, ma stiamo avvicinandoci a una data piuttosto importante nella storia del cinema in Italia: dal primo gennaio 2014 la distribuzione dei film nelle sale verrà effettuata solo in copie digitali. Questo significa fondamentalmente che un bel po’ di sale (mi sembra di aver letto si parli di un 30% dei cinema attivi) si ritroveranno obbligate ad acquistare proiettori digitali (50-60mila euro a sala) e sebbene sia previsto qualche paracolpi tipo crediti d’imposta e cose simili, è ragionevole pensare che la maggior parte dei piccoli cinema approfitteranno di questo evento storico per considerare il numero di persone che frequentano abitualmente la sala, sussurrare sticazzi e chiudere bottega. Questa cosa non dipende dai Metallica, naturalmente, ma è ragionevole pensare che in un momento di sostanziale morte del cinema, insomma, l’idea che qualcuno continui a vincere è legata ad un certo tipo di moralità prima ancora che di mortalità. Non che questo ci riguardi, dicevo, parliamo d’altro.

* Il concerto-al-cinema era un possibile scenario postumano abbastanza affascinante dal punto di vista teorico. L’idea che fosse possibile allargare la fanbase fino a dei micro-nuclei dislocati nelle singole città in cui poter poi trasmettere concerti-random che si potrebbe frequentare a condizioni audio non dico perfette ma quantomeno decenti, e senza doversi prendere la briga di recarsi fisicamente al concerto (voglio dire, io ci ho visto il Big 4 e c’era gente di trent’anni in piedi sulle sedie che faceva headbanging mimando la chitarra). Questo avrebbe portato i gruppi a fare una scelta consapevole volta a diventare la versione cinematografica di se stessi. La cosa ovviamente è andata bellamente a puttane non appena messa di fronte alla realtà dei numeri, secondo i quali i film-concerto che funzionano al cinema sono cose per ragazzini alla Justin Bieber non-rallentato e simili. Il che, dal punto di vista degli scenari post-umani, ci mette nella spiacevole condizione di registrare lo scriteriato innalzarsi dell’età media ai concerti fisici mentre i ragazzini, più sgamati e contemporanei, il concerto se lo sparano al cine a un decimo del prezzo del biglietto. Il paradosso è che prima o poi un ragazzino si guarderà in streaming a casa il concerto degli AC/DC o di qualche altra atrocità simile godendosi il proprio impianto audio ad altissimissima fedeltà e fomentandosi guardando spettatori cinquantacinquenni che alzano il pugno e si menano con trasporto.

* Robert Trujillo mi sta sulle palle. Sorry. Non ce la faccio. Jason Newsted ultimo baluardo dell’etica rock contemporanea, lui e i suoi dischi del cazzo ma intitolati Metal.

* Tra le cose correntemente accettate nel mondo della musica c’è il fatto che chiunque abbia il diritto a mettere le mani alla peggio merda promozionale in circolazione, per il solo fatto che nella peggio merda promozionale in circolazione ci sono ancora soldi che nella discografia in senso stretto non ci sono più. Da questo punto di vista, per me, il musicista contemporaneo che s’arrangia un po’ qui un po’ là vale più o meno quanto uno che si aggiudica un appalto pubblico per giocare con le penali e mettere in cassa settecentomila euro per un lavoro non-realizzato. Questa cosa comprende i vari Jay-Z che fanno accordi con Samsung definendo il concetto di musica-non-necessaria.

* Per quanto riguarda questo punto del fare musica in modo terzo vi rimando ad un pezzo di Girolami sul blog di Wired: contiene cose molto interessanti, anche se man mano che vai avanti a leggerlo ti senti sempre più come la prima volta che guardi Salò o le 120 giornate di Sodoma. Erano 120? Famo a capisse.

* Ricordo tra l’altro, su questa cosa, un’intervista de Le Vibrazioni sul Mucchio, tre o quattro anni fa, nella quale FORSE sputarono bile contro la casa discografica che li sottopagava e dichiararono tranquillamente di essere riusciti a spuntare un accordo migliore battendo i pezzi a Nokia e vendendogli un centinaio di mila copie del CD, o cose così –lamentandosi nella stessa intervista di non poter suonare all’Estragon in quanto covo di mentecatti che si cagano solo l’indierock alla Afterhours. dico FORSE perché cercando “le vibrazioni nokia” su google viene fuori una serie di siti tipo yahoo answers nei quali ti spiegano come togliere la vibrazione al telefonino. Sia quel che sia.

* Mi sta sul cazzo che questo genere di cose generi sempre un dibattito tra lovers ed haters, o meglio tra lovers e persone che hanno un’opinione negativa su qualcosa che riguardi il gruppo, in cui i lovers ti accusano di odiare usando argomenti del cazzo tipo “i Metallica sono sempre stati all’avanguardia nell’uso dei nuovi media”. Il che, considerando la storia di Napster, è abbastanza un paradosso, ma ESISTE effettivamente una letteratura in tal senso, volta a delegittimare l’idea che i Metallica abbiano la sabbia nella figa. Sia quel che sia, esiste davvero una serie di persone che vedono in Lars Ulrich un personaggio di rilievo per comprendere il modo in cui utilizzano le nuove possibilità della rete e della tecnologia in generale. D’altra parte esiste gente che considera LULU un disco della madonna.

Basta, per ora. Tutto sommato il pezzo credo non lo scriverò.

Appunti a due per un pezzo che parli marginalmente dei Primal Scream

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(il seguente non è un vero pezzo, ma quasi. io e il mio amico Daniele/Ashared Apil-Ekur ci scambiamo informazioni legate pochissimo all’ultimo disco dei Primal Scream. I corsivi sono suoi, i non-corsivi sono miei.)

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Danié, senti un attimo, mi sono sentito l’ultimo disco dei Primal Scream e ora sto raccogliendo i maroni che sono rimbalzati per tutta la stanza, è una cosa ORRIBILE diocristo, una specie di cacatone pigliatutto che tipo passa dai primal scream storici, cioè roba con un po’ di danza sgonfia tipo Loaded però più brutta (e già Loaded voglio dire, no ok Loaded mi piace ancora però l’ho suonata due o tre volte in certi posti dove mi fanno mettere dischi e la gente non la prende con umorismo) e qualche accennino shoegaze vent’anni dopo che avrebbero dovuto impedirlo per legge e cinque anni dopo che avrebbero dovuto ri-impedirlo, il tutto SENZA UN PEZZO e mi ha pigliato davvero di merda. questa cosa contiene due domande, la prima è come cazzo mi venga in mente tutte le volte che esce un disco dei primal scream di ascoltarlo nonostante non mi sia MAI piaciuto davvero un disco dei primal scream -a parte Vanishing Point per il quale sono disposto a mentire e dire che mi sia piaciuto nonostante a parte quando è uscito io l’abbia messo su una volta nel 2003 annoiandomi a morte. La seconda domanda è che secondo me te sei stato un fan dei primal scream, mi ricordo male? SPIEGAMI.

Il problema dei/con i Primal Scream secondo me è lo stesso che si può avere con quei film anni ’90 che all’epoca sembravano fichissimi e all’avanguardia e assolutamente giusti per il momento, talmente tanto che neanche te lo chiedevi se in realtà ti stessero piacendo davvero oppure no. Pensa a tutti quei film tipo Trainspotting, The Beach, che alla fine non avevano molto di più dell’idea di scritte sovrapposte, sottotitoli, tempi un po’ da videogioco o da videoclip (altro grosso equivoco della cultura occidentale)… Cosa ne rimane ora? Nient’altro che quelle luci un po’ troppo gialle e calde per il cinema d’oggi, è tutto da buttare al secchio, tranne forse i ricordi collegati a quei film che qualcuno potrebbe avere. Non dico che i Primal Scream – proseguendo il parallelo con il cinema che tutto sommato se lo so’ voluti loro – siano addirittura al livello di uno Strange Days (quello equivale in musica a roba come i Filter), ma certo oggi dei loro effetti speciali non rimane nulla. Il mio essere stato un fan dei Primal Scream, così come di quasi tutta la musica che secondo te mi ascolto, per non parlare di tutto ciò che non è musica e che ho finto mi piacesse per secoli quando in realtà non mi piaceva affatto, è dovuto ad una sola ragione: insicurezza personale, fragilità, bruttezza percepita. Se i Can sono Akira Kurosawa, i Primal Scream sono al massimo Battle Royale. Aggiungo una frase da mettere un po’ dove vuoi, cioè che sentire la parola MADCHESTER pronunciata da italiani, di provincia o meno, è una delle ragioni che potrebbero spingermi al suicidio.

quindi alla fine è un problema di IMMAGINARIO, giusto? Cristo sono d’accordo. che poi il problema è proprio il concetto di immaginario, l’idea che a un certo punto certe robe diventano importanti perchè I GIOVANI, ok, non sono specificamente i giovani, ma non mi sembra che se sostituiamo i giovani con la cultura occidentale il problema si scarichi su qualcun altro. Tra le altre cose mi viene in mente che i Primal Scream si sono immunizzati da queste stronzate galattiche tirando fuori una stronzata ancora più galattica: un disco crossover yeah rock/dance e il disco dopo rock’n’roll noia in culo, però SPAIATI rispetto alla moda, quindi i Primal Scream che fanno country girl nel 2006 tipo quando il garage è passato di moda, finalmente, dopo tre anni di deliquio e sofferenze sembrano roba contemporanea. bella mossa. voglio dire, se non avessimo una cultura probabilmente non avremmo neppure i primal scream, e questa cosa penso che ci farebbe stare meglio come specie umana. no?

Guarda, la mia citazione preferita in assoluto è quella famosa frase di Goebbels, se sento la parola cultura, tolgo la sicura alla mia Browning, di cui purtroppo si abusa per affermare cose tipo “quelli del PdL sono tali e quali ai/molto peggio dei nazisti”. Perciò, per salvare la faccia di sinistra di Bastonate, mi impadronirò di Beppe Fenoglio e dirò che quando sento la parola cultura, do la parola alla doppietta. Davvero, è insostenibile tutto ciò, visto e considerato anche il fatto che il rock’n’roll, non in senso proprio ma in senso lato di “musica che s’ascoltamo noi che abbiamo fatto scienze politiche e ci sentiamo bravi”, non ha praticamente niente a che vedere con quello che di norma si intende per “cultura”. Cioè qualcosa di collegato al progresso dell’uomo, alla sua evoluzione e miglioramento interiori ed esteriori, qualcosa senza la quale la società non può vivere, qualcosa che rende effettivamente più ricchi coloro che ci si imbattono (la Bibbia, Dante, Shakespeare, i Suicide). Comunque, questo discorso è più noioso di Vanishing Point (alla fine il disco dei Primal Scream più presentabile nei circoli hater) e quindi credo che lo cesserò. Il problema dei Primal Scream è forse quello che dici tu, ma io ci vedo una cosa molto più spicciola. Sono, per l’ascoltatore durocazzo (cioè tipo te o me prima che diventassimo degli hater sprezzanti a tutto tondo), quello che i Radiohead sono per l’alternativo standard e Vasco o il Boss per le masse, cioè dei Topolini perfetti che tutto quello che fanno lo fanno per una precisa, profondissima ragione, e tutta la musica che proviene dalle loro mani o bocche per questo e solo per questo rifulge di luce propria  – illuminando peraltro gentaglia che si trova da quelle parti per caso, e che diventa durocazza e rispettata all’istante, anche se non lo meriterebbe (non so, Lovefoxxx, Robert Plant, e tutti gli altri collaboratori occasionali ad eccezione forse del grande Liam Gallagher)

no però tipo i Radiohead sono dei cazzari ma fanno musica che li fa sembrare dei non-cazzari, voglio dire, salvano le apparenze. cioè sono dei cazzari che fanno musica per tristoni sfatti o tristoni che vorrebbero essere sfatti ma non hanno manco gli skill che servono a stapparsi una birra con l’accendino -tra l’altro i fan dei radiohead sono tutti non-fumatori, ergo un concerto dei radiohead è il posto più difficile ove reperire un accendino per stappare la birra. dicevo, invece i PRIMALS che schifo di nome sono dei cazzari e fanno musica che suona cazzara e lo fanno per un pubblico di cazzari, gente che si devasta di birre heineken ai festi sponsorizzati dall’estrella damm perchè solo heineken raggiunge il cuore dei fan del ROCK, e quindi paradossale il fatto che l’unica volta che li vidi dal vivo ad un heineken jammin festival vennero cacciati a sassate dal pubblico. Gente che fa musica brutta e ti sta sul cazzo a pelle e nonostante ciò (o forse per questo) diventa INTELLIGHENZIA. ma poi voglio dire, Kate Moss? sul serio?

Ma boh, secondo me questo è un trip tuo, e sebbene io abbia molto rispetto per i trip miei e tuoi, io credo che la tua visione dei Primal Scream sia errata. Forse anche la mia. Forse sono soltanto un gruppo di inglesi, di hooligans  (e no, non me ne frega un cazzo se sono scozzesi), di gentaglia, insomma, che fa musica per gentaglia come loro  – in Italia non li viviamo così, in Italia li viviamo come sottile avanguardia art-rock, qualunque cosa “sottile avanguardia art-rock” possa mai significare. Poi hanno dei buoni gusti musicali, non c’è dubbio, e proprio ieri dalle parti di Termini pensavo che Deep Hit of Morning Sun è davvero un gran pezzo. A proposito di inglesi e di concerti: in occasione di un concerto dei Primal Scream all’Hammersmith Palais,anni fa, su Medication un tizio cercò di attaccar briga con me prendendomi a testate. Uno dei momenti peggiori della mia vita, che ha a che fare con il mio disagio ogni volta che sento o vedo i Primal Scream.

boh, sì, forse hai ragione. però per dire la bolsaggine del pubblico degli Oasis non mi dà fastidio, gli oasis sono proprio quella roba lì, invece i PRIMALS di merda hanno una componente cerebrale che mi fa girare le palle. come quelli che si vogliono fare le giornaliste invece che le modelle, ecco, quella componente intellettuale lì per dire mi sfugge o comunque non mi interessa a sufficienza per cacciare il grano che serve a comprare un disco, e il fatto che possieda cinque dischi originali dei PRIMALS dovrebbe essere motivo di vergogna e di fatto lo è. cinque dischi a venti euro sono cento euro, cioè all’incirca otto pieni di metano, avrei potuto girare l’Italia in lungo e in largo passando da posti tipo Battipaglia o Todi. e invece.

Allora, prima di tutto gli Oasis so’ della Lazio (link: http://oasisnotizie.blogspot.it/2012/10/robbie-williams-e-noel-gallagher.html) e questo li mette senz’altro al riparo dall’odioso intellettualismo di chi è troppo magro, o acculturato, o femmina per apprezzare serenamente la vita in generale. Davvero, la Lazio è un riparo, e la lazialità l’unico atto sinceramente ribelle ancora concesso a un uomo libero, perlomeno in Italia, perché Milan, Juve, Inter, chi vuoi tu, per non dire la Roma, sono perfettamente inseriti, integrati o integrabili nel quadro generale che rende una persona un intellettuale. Aggiungo solo che anche i Weezer sono della Lazio, e questo non è per proseguire nel fuori tema ma per dichiarare che entrambi i gruppi, Oasis e Weezer, sono più maschi, solidi, concreti e degni del nostro denaro – insomma più belli, migliori – dei Primal Scream. Devo dire che avere dischi non l’ho mai vissuta come vergogna (forse è un modo che ha la mia mente per non esplodere come un Glimaldello quando lambisce il fatto che tra U2, Radiohead e Clash – a pensarci bene, sempre lo stesso gruppo – ho tipo 30 dischi), mentre francamente confesso solo a fatica di avere addirittura dei box limitati e costosi proprio dei Primal Scream.

il cofanetto e le cose così sono davvero lo spartiacque tra l’uomo e la bestia, parlando di ascoltatori di musica. tra l’altro è strano perchè in genere quelli che si prendono i film nel cofanetto al titanio con sedici milioni di inserti in genere sono considerati (tra i fan dei film) degli scoppiati senza arte nè parte con soldi da buttar via e qualche fosco segreto nel CV. Voglio dire, che te ne frega del commento audio del produttore che passa sopra la voce di Bruce Willis? nessuno li ha mai visti. io almeno non li ho mai visti. così come Kowalski live at the Budokan registrated on the tazza of the cesso, special dvd features, bobby gillespie deals with a heckler, remix non richiesti di Weatherall (il quale comunque è molto meglio dei primal scream, a parte i 2 lone Swordsmen che facevano pena e altre cose che non ho sentito però almeno il remix dei Fuck Buttons era molto meglio di qualsiasi cosa fatta dai fuck buttons), dicevo? sì, tutto il resto. i massive attack o uno di loro sono stati beccati tipo nella curva del Napoli però. dio che schifo pure i Massive Attack, in particolar modo i Massive Attack schifosi ma anche gli altri, quelli insospettabili che definirono il suono della loro epica e della loro epoca senza che, anche in questo caso, nessuno gliel’avesse richiesto. Gentile da parte loro, ma ancora una volta, la cultura? (qui sono passate tipo otto ore in cui perlopiù abbiamo dormito e guardato serie TV) ASPETTA ferma le rotative ci ho pensato stanotte e ho deciso di fidarmi di te, nel senso che i Primal Scream ora mi piacciono per questo e quest’altro motivo, cioè per la dabbenaggine del tutto. rimane il problema di KATE MOSS, ovviamente, quello non finirà mai. però c’è da dire che se uno fa il dj, ancor oggi che saranno dodici anni che è uscita, Some Velvet Morning salva qualche pista. stai lì a mettere della GRUVA e nessuno fa una piega e poi sei costretto a mettere some velvet morning e qualcuno la balla sempre. il modo in cui viene ballata, non so perchè, è che ti agiti un pochino con le gambe un po’ aperte e agiti il pugno destro come se la canzone ti stesse bussando nel cervello. Dico la Some Velvet Morning remixata, credo sempre da Weatherall, non la versione originale in coda a Evil Heat che invece fa un po’ vomitare. quindi sì, diciamo che come concetto quello dei Primal Scream sfattoni in botta con le droghe e gli anni settanta in generale mi prende bene nel momento in cui viene preso da qualcuno per raccontare qualcos’altro, ha una sua onestà di fondo. non ti concedo altro al momento. e rimane il problema della cultura, del riferimento. Perchè se dico I was blind now i can see tutti quelli che stanno leggendo pensano che io stia citando Bobby Gillespie e non il cieco a cui Gesù Cristo nel 32 D.C. applicò una miscela di fango e catarro negli occhi curandogli la cecità? non è anche questo il lato oscuro e pernicioso della cultura di cui sopra? Quando abbiamo deciso che buttare nel cestino i classici e prendere in mano Dave Eggers ci avrebbe fatto bene come specie? Probabilmente in terza liceo, che è un momento decisamente pericoloso per prendere queste decisioni. conosco gente che in terza liceo si è fidanzata con una delle più fighe del liceo e oggi cantano ancora i cori in chiesa e se gli dici I was blind now i can see pensano che tu ti stia riferendo al cieco a cui Gesù Cristo nel 32 D.C. applicò una miscela di fango e catarro negli occhi curandogli la cecità. Voglio dire, non sanno assolutamente UN CAZZO di chi siano i Primal Scream. Mi sembra una lacuna evidente.

Sì, la prima cosa è che non me ne frega un cazzo dei tuoi stupidi cofanetti di film, che senso ha possedere un film? Sarebbe come fare un box set di bei momenti andati; il cofanetto musicale ha tutta un’altra epica, tutta un’altra storia e impostazione che parte e si radica nella concezione della musica come bene materiale, che è peraltro ciò che fonda le vere passioni musicali e che rende te, a ben vedere, un malfattore, un parvenu, uno passato di qua per caso e che per il fatto di aver amato un paio di album minori dei Suicidal Tendencies ha creduto di potersi relazionare con gente come me. Cioè io TANGO i dischi, ne sfoglio i booklet quando ci sono, è questo che mi interessa, la musica viene molto dopo e a ben pensarci per questo ci piacciono i Primal Scream – perché anche loro, è evidente, possiedono e tangono dischi.

Per quanto riguarda il Napoli e i Massive Attack: niente di strano che gente di Bristol (il porto/il mare/la povertà/la commistione di culture/Capossela) prenda in simpatia Napoli e il Napoli (il porto/il mare/le zoccole/il mediterraneo/Capossela), intellettualizzabilissimo al contrario della Lazio, quindi il caso che porti è di nessuna rilevanza. Certo è che, pur non volendo negare ai Massive Attack una certa rilevanza con Blue Lines, loro stessi rimangono colpevoli di Mezzanine, uno dei più atroci casi di cavallo di Troia discografico che porta gli Achei-Illetterati musicali all’interno delle mura della nostra Ilio-Hater (le quali mura sono costituite da cd impilati – in basso, quelli che ascoltiamo di meno). Una cosa così non si può perdornare. Insomma, Massive Attack carini i primi, merda tutto il resto.

 

Sulla seconda parte di quanto scrivi: anche io stanotte pensavo che tutto sommato i Primal Scream mi piacciono, mentre non apprezzo particolarmente la loro versione di Some Velvet Morning (il remix non lo conosco proprio, ma io non ascolto remix per principio), trovo irrilevante l’apporto di Kate Moss che a sua volta è abbastanza colpevole dell’aver condotto tra le nostre fila di Legionari Romani Legio Decima “Odiantes” diverse migliaia di barbari e buzzurri che hanno scambiato il rock’n’roll per un fatto estetico. Quindi boh.

Sulla citazione di Bobby Gillespie: la ficata di quella citazione è che lui non sta citando il cieco di Cristo se non indirettamente, bensì il pezzo Yoo Doo Right dei Can e in questo si è dimostrato, Bobby Gillespie dico, del tutto avanti, perché tutti noi abbiamo ascoltato Monster Movie (gran titolo) molto tempo dopo Screamadelica (titolo coione e der cazzo) – è fisiologico -, e a tutti noi ci ha fatto dire “AAAAH, I SEE WHAT YOU DID THERE!”, anzi, ci ha fatto dire “I was blind, now I can see what you did there!”, rendendoci parte del gioco citazionistico a nostra volta, e perciò a nostra volta complici e colpevoli.

beh, ok. Gran gruppo comunque. I Primal Scream. Anche i Can. Sentiti due volte, tipo, però piacendomi. Boh, senti, mi hanno passato il codice per la colonna sonora di Rush. Non c’entra niente ma adoro Ron Howard e devo vedere se funziona l’embed di Deezer.

Niente da fare. il disco è QUI. sentitevelo.