Tanto se ribeccamo: MINISTRY

L’ultimo bel disco dei Ministry è AnimositisominA. Era il 2003, Jourgensen aveva appena smesso col cucchiaino, il disco pare una rilettura demente di Psalm 69 con più chitarre e le narici ancora imbiancate di fecola, ignoranza a badilate e scenari cyberpunk di cartapesta da Z-movie allucinato. Splendido (per sei ascolti).  Da lì in poi l’abbruttimento, Barker lascia e i Ministry con solo Alien al comando diventano un tristo baraccone cowboy-trucido in technicolor alla Rob Zombie degli incapaci ma senza i soldi, i dischi imbarazzanti tirate di metallaccio futuribile di ultim’ordine che Digimortal diventa rispettabile, con testi contro Bush che al confronto i System Of A Down sono filosofi greci. L’agonia va avanti per tre album, il cui contenuto può essere facilmente riassunto in: gli americani sono stupidi e George W. non è un buon presidente (sulla musica meglio far finta di non averne ascoltata manco una nota, pena crisi depressive devastanti, il bisogno insopprimibile di una lobotomia e la voglia di fare un bel falò di tutta la discografia di Jourgensen fino appunto al 2003 – e ce n’è di roba da ardere). Nel 2007 finalmente una buona notizia: The Last Sucker sarebbe stato l’ultimo album dei Ministry: Ho altre cose da fare. Ho appena messo su un’etichetta, voglio mettere sotto contratto alcune band e starci dietro, costruire veramente qualcosa, come ho fatto a suo tempo con la Wax Trax! (chissà cosa ne pensano Jim Nash e Dannie Flesher al riguardo…). Credo che sia arrivato il momento; è meglio smettere quando ancora sei al top piuttosto che tirare avanti per altri trent’anni e finire a fare dischi di merda come gli Aerosmith o i Rolling Stones. (da un’intervista a Billboard del 2007)
Già. Intanto, per non farsi e non farci mancare niente, arrivano nell’ordine: il remix album di Rio Grande Blood, la raccolta di cover Cover Up, il remix album di The Last Sucker,  il live Adios… Puta Madres (anche in DVD), il remix album di Houses of the Molé, il greatest hits remixato Every Day Is Halloween, e Undercover, in pratica Every Day Is Halloween rivenduto con titolo e copertina diversi e scaletta incasinata. In tutti i casi roba che fa schifo al cazzo anche come fermacarte, frisbee o sottobicchiere, anche senza voler farsi del male ripescando le vecchie cose: è merda comunque, a prescindere da chi sia l’autore e quali siano i trascorsi. Meno male che Jourgensen è decisissimo nella sua posizione: Preferisco stare dietro alla console anziché dietro al microfono. Inoltre mi piace l’idea che George Bush e i Ministry se ne vadano al tramonto, mano nella mano, contemporaneamente. Certo.
Ora George Bush si è levato dal cazzo e alla Casa Bianca c’è un negro. In compenso i Ministry hanno suonato al Wacken ad agosto e un nuovo album, l’ennesimo, uscirà forse a natale; il titolo, che probabilmente sarà anche la recensione, è Relapse. Paul Barker resta fuori dal gruppo, i tempi di The Land of Rape and Honey lontani come galassie perdute in un romanzo di Philip Dick, ma di quando stava fuori di cervello. Jourgensen una delle più grandi facce da culo della storia del rock.

la gigantesca scritta LOAL

(immagine presa dal facebook del gruppo; il genio che volesse reclamarne la paternità è più che benvenuto)

Dopo 15 anni di amicizia, impegno e grande passione, nella creazione di musica sinfonica e una saga epica che rimarrà nella storia dell’heavy metal, Alex Staropoli e Luca Turilli hanno deciso di separarsi amichevolmente.

10 album pubblicati e la fine di una saga rappresentano, musicalmente e liricamente, un importante traguardo artistico, sottolineato dal successo del nostro ultimo album From Chaos To Eternity per il quale vogliamo ringraziare i nostri meravigliosi fans in tutto il mondo.

Ora è giunto il momento di trovare nuovi stimoli artistici per rispetto delle visioni e delle prospettive di entrambe le parti e della nostra vecchia amicizia

Grazie agli ultimi accordi legali attualmente in vigore, Alex Staropoli andrà avanti con RHAPSODY OF FIRE insieme a Fabio Lione, Tom Hess e Alex Holzwarth.

Per gli stessi accordi e la proprietà comune il nome originale, Luca Turilli rilascerà le sue opere futuro con una band chiamata RHAPSODY, tra cui i membri faranno parte i fedeli Dominique Leurquin, Patrice Guers e Alex Holzwarth.

cioè a dire che la rispettabilità dell’unica metal band italiana rispettabile anche oltreconfine è andata infine a puttane. Di cazzate nella loro carriera ne avevano fatta una sola: un agghiacciante comizietto propagandistico a sostegno della candidatura di non so chi a non voglio ricordare quale stronza carica politica tra un cambio palco e l’altro nel pomeriggio del secondo giorno del bollente Gods of Metal 1999. Una sola cazzata in quindici anni di carriera, talmente isolata e lontana che se n’erano dimenticati quasi tutti, per tutto il resto professionalità, etica del lavoro e attenzione a non calpestare la merda impensabili a queste latitudini, oltre a una visione della musica – e chi pensa il contrario è sordo o in malafede assoluta – nel bene e nel male unica e irreplicabile dal primo album in avanti, una visione degna del massimo rispetto anche se di elfi e saghe infinite e deliranti sulla battaglia tra Bene e Male e spade di fuoco e cavalieri asessuati non poteva fregarvene di meno. Nel 2006 il cambio di moniker da Rhapsody a Rhapsody Of Fire per motivi ad oggi mai chiariti; si sospettò di porcate avvocatesi e/o strascichi legali dovuti alla scissione dalla Magic Circle del mafioso Joey DeMaio, ma finora nulla è stato detto da entrambe le parti. Ora la barzelletta della ‘separazione amichevole’ in due gruppi dal nome identico e con lo stesso batterista. L’ipotesi che si tratti di un raffinato, enorme giochino situazionista alla Residents o KLF dei tempi d’oro va a farsi fottere una volta considerati i soggetti in questione; restano il disgusto, infinito, e un paio di proposte da inoltrare a questi geni del marketing:
Tutti i membri ed ex-membri del gruppo (incluso il batterista-fantoccio Daniele Carbonera dei primi due album) formano il proprio Rhapsody Of-qualunquecosa (comunque sempre con Alex Holzwarth alla batteria, s’intende)
– Alex Holzwarth licenzia in blocco entrambi i gruppi e si dedica al proprio progetto personale in cui suona tutti gli strumenti. Il nome? Ma Rhapsody, ovviamente…