XIU XIU (e/o fenomenologia dell’Avere Rotto il Cazzo)

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Di solito i gruppi che ti scordi sono gruppi che non sono mai contati un cazzo e magari pensavi di sì. Tipo, che so, Pelican o Interpol, Trans AM, Add N to X, Tortoise, At the Drive-In, roba così. Erano interessanti e poi riascolti i dischi e ti si sgonfia il cazzo, anche quelli che te li ricordavi belli1. Un giorno ti dici “cazzo questi me li devo davvero riascoltare, non so perché li ho persi di vista”. E poi li senti e c’è davvero dell’atrocità sotto, un’atrocità intima che ti impone oltre a voler smettere immediatamente di ascoltare quello che stai ascoltando ti fa venire il desiderio di sporgere un reclamo per l’ipotetico tempo che anni fa hai passato a sentire questa merda invece di concentrarti sui Liquido. Sacche di spreco delle facoltà cognitive e poco altro, ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio. Possiedo un disco dei The Music originale, per dire. Ho sentito il singolo e ho pensato “WOW, MADCHESTER!”, il tutto senza avere la minima cognizione di Madchester e possedendo un paio di dischi degli Happy Mondays che mi hanno sfondato i coglioni tre settimane dopo il primo ascolto.

Ecco, non parlo di questi gruppi. Parlo di un’altra categoria, quella del GRUPPO FIGO che a un certo punto ha fatto PUF pur non smettendo di essere figo, o quantomeno interessante, o comunque rimanendolo per me anche se non per l’opinione pubblica. I motivi per cui questo succede sono molteplici, ma credo che il principale sia la sovraesposizione del gruppo/artista rispetto al suo pubblico potenziale in un certo momento della sua carriera. L’assioma, insomma, secondo il quale questo o quel gruppo ha rotto il cazzo.

Questa cosa succede a tutti i livelli di fama/esposizione, anche se essendo il concetto di rompere il cazzo legato al concetto di hype la cosa assume questioni da dramma sociale solo quando si vendono milioni di copie (un universo cognitivo che funziona secondo regole sue e mentre dico “secondo regole sue” intendo “alla cazzo di cane”) . L’assunto secondo il quale gli Oasis hanno rotto il cazzo è venuto fuori verso il terzo disco ed è rimasto valido fino allo scioglimento del gruppo –trasferendosi poi, per comodità, sul nuovo gruppo formato da Liam Gallagher e ridando questa incredibile street-cred post-mortem2 al fratello, il quale senza cambiare di una briciola il modo di scrivere si è ritrovato autore di quello che è stato considerato il miglior disco degli Oasis da Morning Glory a oggi per almeno venti minuti. Ero lì quando è successo, peraltro High Flying Birds discone del gesù e della madonna, come peraltro quasi tutti i dischi degli Oasis compresi quelli che vi aspettate io possa definire merde totali tipo Heathen Chemistry. Dicevo appunto, la cosa di avere rotto il cazzo non è comunque appannaggio esclusivo dei gruppi baciati da iperesposizione; ricordo di aver assistito, ai tempi dei forum di Fastidis/Movimenta/etcetera, a una polemica molto violenta legata al fatto che in quel giro postpunk italiano che andava quegli anni, i festivalini in posti tipo Ekidna o XM Valverde Valtorto Acquaragia o quel che era insomma, “suonano sempre gli stessi gruppi che sono amici e il culo parato e le scie chimiche”, cioè un concetto secondo cui un gruppo tipo gli SPRINZI può rompere il cazzo, mica i Bud Spencer Blues Explosion voglio dire3. E poi ci sono tutte le vie di mezzo, sempre stando in Italia un caso eclatante di avere rotto il cazzo in quel giro lì è Le Luci della Centrale Elettrica (il quale è passato da più grande promessa del cantautorato italiano al cazzo rotto nel giro di un anno circa e SENZA realizzare un secondo disco, che è arrivato a cazzo abbondantemente rotto ed era, a conti fatti, buono grossomodo quanto il primo).

Nei primi anni duemila andava molto di moda (tra quelli che rifiutano il concetto di andare di moda) una quasi-onemanband di nome Xiu Xiu. Era una specie di postpunk cantautorale con sotto un briciolo di elettronica spicciola, a conti fatti lo potremmo definire indie-pop se con questa definizione si può pensare all’esatto contrario dei Belle&Sebastian. Roba oscura e depressa, pesantemente influenzata da Talk Talk e New Order e basata sulla ricerca di un arrangiamento quanto più scarno ed essenziale possibile (ma quasi sempre diverso dagli altri) ad ogni pezzo. Mentre mi arriva il nuovo disco penso a dove ho lasciato gli Xiu Xiu e che gli Xiu Xiu hanno davvero rotto il cazzo. Decido che il momento dell’abbandono è stato all’altezza del terzo disco, si chiamava Fabulous Muscles. Poi penso che no, se non sbaglio subito dopo (o subito prima) è uscito il live per Xeng che era bellissimo, e poi guardo la discografia su Wiki e in realtà ho ascoltato pure la roba con i Larsen e La Foret e The Air Force. Nessuno di quei dischi è brutto. Non è brutto nemmeno Nina, peraltro, anzi è molto bello: Jamie Stewart si mette a coverizzare Nina Simone e avrà pure rotto il cazzo ma ad esprimere quel senso di malessere insostenibile son capaci in pochissimi (forse nel pop contemporaneo giusto Matt Elliott e pochissimi altri), e da ogni cover esce fuori un amore per la musica che sembra venire da un’altra cultura. In giro l’hanno stroncato con abbastanza cattiveria, ma forse è in questa roba fuori tempo massimo che si riesce meglio a distinguere tra roba buona e roba di merda. Nel caso di Jamie Stewart, a quasi dieci anni dai primi dissensi diffusi, mi sembra abbastanza chiaro che stiamo parlando del primo caso.

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1Millions Now Living Will Never Die, mica i dischi prog sbagliati apposta usciti dopo quello che non mi ricordo come si chiama ma ha la grafica figa fatta per sembrare un cd masterizzato, a conti fatti la più grande influenza dei Tortoise sul mondo del pop. Quelli dopo son buoni tutti, ma avete riascoltato Millions di recente? Siete arrivati alla fine? Ne siete orgogliosi?

2Ho scritto davvero street-cred post-mortem, scusate.

3Ricevo i comunicati stampa dei Bud Spencer Blues Explosion, l’altro giorno me n’è arrivato uno sui nuovi concerti e non so perché tutte le volte mi viene da pensare che questi sono il gruppo che ha rotto il cazzo più di tutti in Italia, guardo la mail con un astio fangoso e allucinato come se non fossero manco un gruppo, come se fossero un esperimento in provetta iper-paraculato e fintissimo in culo. A dire la verità, comunque, non ho la minima idea del perché ho questa cosa in testa, cioè tutto sommato sono meglio di un sacco di altra gente che suona…

Saltimbanchi si muore: il doveroso pezzo che punta alla rivalutazione di Cochi e Renato dal punto di vista della loro produzione musicale

Il nostro ruolo di agitatori culturali ci impone di guardare oltre le solite categorie liberalismo e laburismo e quindi a foto come queste

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o queste

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Il nostro ruolo non è poi, in questo contesto, discutere dell’importanza di film come Sturmtruppen (solo per il fatto di avere Lino Toffolo nel cast o una scena in cui lui, Boldi e Cochi e Renato si fanno in vena, manco fosse Amore Tossico o L’Imperatore di Roma) o ancora più facilmente dei film solitari di Renato tipo la Patata Bollente (primo film ad affrontare con uno sguardo libero da pregiudizi il tema dell’omosessualità, giusto per ribadire che l’unico Vanzina che ha una dignità è Steno, tanto è che si chiama come il cantante dei Nabat), Il Ragazzo Di Campagna (che anticipa di anni il trend della fuga dalla città ed è un dissing lungo un film a Milano, quindi ci piace a priori) o per fare i fighi Saxofone (anche come ritratto dell’ultima vera Milano che ci piace, assieme a quella della colonna Walter Alasia).

Il pretesto per una doverosa retrospettiva viene dall’acquisto, nei cestoni degli ex gombagni della Coop ( diciamolo pure: i prodotti Coop son messi lì nella foto per creare un immaginario stile La Gigantesca Scritta Coop, me li ha presi mia mamma che ci crede ancora allo spirito iniziale della Coop ma io oramai alla Coop prendo solo i cd e i dvd nei cestoni), come il cd che vedete, pagato 2,90, di una raccolta antologica di Cochi e Renato che, assemblando a caso brani del loro noto repertorio, racchiude probabilmente quasi tutto il meglio della produzione di questi magnifici outsiders alla Barlow-J Mascis (senza tra l’altro aver mai litigato per problemi di ego) della comicità barra canzone d’autore italiana. Affermiamo poi la dignità di Cochi e Renato come autori anche se i testi poi probabilmente li hanno scritti assieme a Jannacci, Viola e tutta la cricca del Derby, quindi li consideriamo facenti parte della tradizione della canzone d’autore, con buona pace di chi sostiene che per essere autore non devi scrivere cose che fanno ridere, a meno che non facciano riferimento diretto alla satira politica che è responsabile di 20 anni di Berlusconi e allo stesso tempo produttrice della grande bellezza etc etc.

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In ogni modo avevo pensato questa cosa di passare in rassegna tutta la scaletta, facciamo così:

La Vita La Vita

Il reduce

Come porti i capelli bella bionda

Mamma vado a Voghera

Lo Sputtanamento

Sturmtruppen

Il Porompopero

La Cosa

La Gallina

Cos’è la vita

A me mi piace il mare

Canzone intelligente

(intervallo)

nebbia in val padana

Non vogliamo fare i critici snob di una certa sinistra che fa ancora la spesa alla Coop schifando il Lidl e le sue offerte etniche per cui innanzitutto non neghiamo l’importanza storica di canzoni come La Vita La Vita (vittima della censura Rai: non si trovano in giro versioni che recitino “basta una sottana puttana”, per cui non pagheremo il canone nemmeno quest’anno, anche perchè la pubblicità nuova l’avete vista? Quella dove il nonno cazzia i nipoti perchè gettano via la cartolina per pagare il canone?).

La seconda canzone è sicuramente uno dei capolavori minori del duo padano: 

Trattasi in pratica di una miscela ante litteram di freestyle e spoken word del solo Pozzetto, che a briglia sciolta (dialoghi col fiume Piave, lo Stadio di San Siro a 70 metri dalla trincea nel Carso…) riporta dignità narrativa al primo conflitto mondiale, in sei minuti di puro delirio che ci convincono dopo un secondo della follia della guerra molto di più di certe altre canzoni sloganistiche italiote, e bona lì.

 Come porti i capelli bella bionda  è un Pozzetto talmente sicuro del suo essere uomo che è perfettamente a suo agio nei panni di una bionda e un Ponzoni che tira dritto nel suo sbertucciare la figura del cantantautore, ignorando la bionda, il tutto in una forma canzone (un ritornello ripetuto sette volte, controllate) che sembra Repetition dei The Fall se Mark E. Smith invece del Manchester avesse tifato o il Milan o l’Inter.

Mamma vado a Voghera è la celebrazione del non luogo e della modernità liquida prima che dei ciarlatani come Augè e Bauman diventassero mainstream fra i tristi topici dei lettori di MicroMega, Internazionale e Wikipedia, quelle cose lì. Il testo poi pare sia di Dario Fo, che è come Massimo Troisi: non si è mai capito cosa dice, però Cochi e Renato sono così geniali che nelle loro mani anche Dario Fo diventa comprensibile e pop.

Lo Sputtanamento è forse uno dei testi più criptici e critici verso gli italici costumi del duo, moderni Savonarola che sotterrano con una risata il malcostume italico del rosicare e del criticare per il gusto di farlo, tirare il sasso e nascondere la mano. Una canzone quasi oi! ma come se la cantasse un gruppo tipo i FBYC che non puoi dire che fanno oi anche se hanno dei coretti oi ( e lo sputtanamento che cos’è forse è voglia d’imparare abbracciare e non toccare ma è già largo il pantalone e robusto il pendolone 
dico che è maleducato quel che l’hanno già sgonfiato olé olé olé olé. E lo sputtanamento olé, e lo sputtanamento che cos’è 
è guardare il suo balcone che si sa che non è in casa è andata via a fare una cosa sul balcone c’è le rose e la luce ancora accesa 
poi c’è lui che sputa giù)

Di Sturmtruppen ci sarebbe poco da dire una volta che si è visto il film: testo scatologico (“culen, piscen”) per un film scatologico, punto zero della comicità ma proprio per questo uno dei capolavori cinematograficomusiali dell’epoca e non solo.

El Porompompero è ancora giocata sulla contrapposizione  Ponzoni-Pozzetto (Ponzoni: Che dise el nos poetas andaluses… Pozzetto: boh? Ponzoni: boh! o ancora Pozzetto che parte per la tangenziale con Ponzoni che continua a cantare in spagnolo) poi la canzone prende il largo con un Pozzetto scatenato (dammi indietro gli orecchini di mia suocera!) nei suoi nonsense apparenti.

La Cosa: canzone sul sesso e sulla sua concezione italica, scritta tipo boh, nel 1970 e ancora attualissima (del tipo che anche dal titolo si capisce che parla di quella cosa lì ma non si può dire, però si capisce che insinua).

C’è chi fa quella cosa guardando all’insù 
o le mosche che giocano sull’abat-jour 
c’è chi fa quella cosa pensando all’argent 
chi si ispira ai sobbalzi di un treno o di un tram. 
C’è chi fa quella cosa e si chiede perché 
chi la fa come se fosse fatto di tek 
c’è chi giusto a metà sta a rifletterci su
Non hanno verve… son sempre giù… 
i senza tetto dell’amore 
fanno all’amor… con su il paltò… 
gli schiavi del qui non si può. 

La Gallina non ne parliamo che non ho niente da scrivere, sicuramente uno dei maggiori successi del duo, dal punto di vista del cantato una delle canzoni che è rimasta di più nell’immaginario, insomma una cosa che la saltiamo per far quelli che trovano le perle nelle cose minori. Sicuramente ancora echi di The Fall, nel suo essere sardonica.

Cos’è la vita leggo su Debaser.it da dove sto copiando la recensione (lo sto facendo davvero, o meglio: ci sto provando) che come testo è stata scritta da Massimo Boldi e da Enzo Jannacci. La recensione di Debaser è questa qui:  Boldi (si proprio lui, prima che il cervello gli si spappolasse per eccesso di “Vanzinina”…!) E’ un’altro dei momenti topici dell’album: dopo un monologo di Pozzetto assolutamente incomprensibile su di “uno al quale volevano portare via l’orto” parte questo magnifico ritornello che fa “cos’è la vita, senza i danè…” tutto incentrato (in maniera assolutamente comica) su una serie di situazioni di povertà metropolitana, dopo il quale di nuovo ritorna il monologo intramezzato dalla frase-tormentone “Manon lo so!” e ancora il ritornello… Una gioia questo brano! Tutto da ascoltare!.

Facciamo così, mettiamoci il link su youtube perchè in questo caso bisogna solo che rinunciare a scrivere e lasciare parlare il genio dell’artista: 

A me mi piace il mare è la versione balneare o balearic se si vuole, del Ragazzo Di Campagna: un dissing a Milano fatto da milanesi doc, anzi, per esser più precisi: un dissing del provincialismo milanese e allo stesso tempo una dichiarazione d’amore a Milano (ma non ai milanesi della Milano Da Bere che avrebbe spazzato via anche la scuola del Derby):

 A Genova ho incontrato un signore
che con un giro di parole
mi ha fatto capire che a Genova c’è il mare.
Il mare l’abbiamo avuto anche a noi a Milano,
tutto cosparso del suo bel ondeggìo che esso c’ha dentro,
esso andava da Porta Lodovica fino in via Farini,
via Torino tutto un scoglio,
che c’è ancora il pesce adesso in via Spadari.
Poi sono arrivati i tedeschi
e hanno spaccato su tutto… c’è rimasto l’idroscalo
che c’è ancora la gente abbronzata adesso.

 Chiude Canzone Intelligente:  già per il fatto che cita gli Shocking Blue (“che farà ballar, che farà cantar…) , coverizzati dai Nirvana, potrebbe già mandare a casa tutti.  Aggiungiamoci poi la profetica critica alla logica lib delle majors ( la casa discografica adiacente veste il cantante come un deficiente lo lancia sul mercato sottostante) e come abbiamo accennato all’inizio soprattutto  alla logica lab del cantautorato impegnato che negli anni 70 ha fatto più danni dell’eroina e che continua a far danni nel 2014 ed ecco servita la pietra miliare.

Insomma per concludere: Cochi e Renato già 40 anni fa ci indicavano una terza via che mai è stata praticata e praticabile in Italia. Rimangono non già inascoltati, ma ascoltati in maniera distratta, superficiale, riduzionista. In Italia tutto deve essere buttato in commedia farsesca d’altronde:

Per me è finita
sto già pensando ad altro

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Lantern – Diavoleria

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Riminesi che suonano come dei forlivesi: magari fuori dalla Romagna questa cosa non sembra niente di che, ma credo che i Lantern se la vivano male. Il disco? Zero originalità, tanto cuore, tanta botta. Roba ultrasincera. Nel primo pezzo c’è una registrazione del professor Levy di Crimini e Misfatti, magari a voi non fa un baffo ma a ma me, insomma, basta e avanza per comprarmi a vita. Si scarica.

 

Il listone a tradimento del venerdì dei film e delle serie tv a tradimento

Speciale Cinema di Natale per levarselo dai coglioni, infatti non userò le maiuscole (a parte dopo il punto sennò non si legge):

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1) lo hobbit: la prova che il cinema fantastico, tra abuso di computer, durate mastodontiche, riprese dagli elicotteri, ricerca di una fedeltà irritante rispetto alle opere d’origine, è andato ad uniformarsi stilisticamente in maniera pazzesca. Non solo: questo genere (ma molto cinema in generale) ha sempre avuto più a che fare con l’illusionismo che non con altre forme d’arte che vengono più facilmente associate al cinema, come quelle narrative, come la fotografia, il teatro o il fumetto. Il concetto era usare elementi del reale (il nostro mondo, la nostra fisica) per trasformarli nell’irreale (un altro mondo, un’altra fisica), portando lo spettatore ad essere consapevole e ammirato da questa trasformazione. Bè, questo è un cinema che possiamo dimenticarci bellamente. La desolazione di smaug è noioso, meno noioso del primo capitolo, e ripetitivo, ma in certe parti sicuramente godibile ed è la conferma di un cinema popolare che vive di sola narrazione e di spettatori totalmente passivi, distratti, dormienti.

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2) walter mitty lì: è statisticamente impossibile che un film che ad un certo punto fa partire gli arcade fire sia bello e invece bravo ben!, il tuo cristo da scrivania con l’avventura nel cuore si fa un calvario di banalità e osa pochissimo (kristen wiig usata come donzelletta), però con equilibrio, con un’oculata dose di umorismo (strisciante, un paio di volte esplosivo, un paio di volte fuori luogo in maniera imbarazzante) e di materia sognante che cancella la sensazione di una mera paraculata stile l’arte del sogno. Tutto prevedibile, occhi lucidi compresi, ciò non toglie che alla fine gli occhi lucidi ci stanno. Anzi, la paraculata c’è: space oddity nel momento topico della riscossa dell’impiegatucolo mitty è un colpo bassissimo, sniff, non lo dovevi fare.

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3) de niro vs stallone: che palle gli expendables 2. C’hai un film che parte da una cattiva idea che il cinema americano è in grado di trasformare in una buona baracconata, c’hai alan arkin che spara battute da prostata alla velocità della luce, c’hai kim basinger doppiata da micaela esdra che è una voce strappata alla pornografia e, a parte i venti minuti comunque di troppo nel secondo tempo, devi mortificare il tutto con il sottotesto (esplicito) che de niro è la motta e stallone è rocky per strizzare l’occhiolino, postmodernamente parlando? Ma ci sono storie, anche cazzate, che hanno ancora le palle di prendersi sul serio?

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Speciale Televisione Anno Nuovo perchè ci sono bontà imprescindibili, infatti userò le maiuscole:

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1) Community: la quarta stagione di Community era una merda indescrivibile, ma ho sentito gente difenderla perchè era Community. Questa gente va maltrattata. Dan Harmon se n’era andato, Chevy Chase (ormai licenziato) ci offriva un nuovo significato del termine “macchietta” e le liaisons tra i vari personaggi erano ridicole oltre il fatto che la serie cerca di essere ridicola. Quindi a che pro continuare con la quinta? Perchè torna Dan Harmon e fa il reboot. Perchè ci sono personaggi che se ne vanno e personaggi che arrivano così non si ha l’effetto muffa di The Big Bang Theory. Alison Brie. Una puntata thriller/horror dove un maniaco infila le monetine tra le chiappe delle persone con i jeans a vita bassa.

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2) Justified: questa è una serie sottovalutatissima, basata su Elmore Leonard che ha pure supervisionato e adesso la benedice da lassù e si vede. Dalla seconda stagione decolla in maniera spettacolare e rimane gagliarda in volo, è divertente, tesa, con dialoghi, ambientazioni e facce strepitosi, ma chissenefrega. Il punto è che Raylan Givens. Cioè il protagonista si chiama Raylan Givens. Che non solo è Timothy Olyphant che è l’uomo più bello del mondo nel personaggio più cool del mondo, ma si chiama Raylan Givens. Non so, è come chiamare tua figlia Lamborghini Diablo. O il tuo guerriero da gioco di ruolo Apocalypse Spitfire. O andare all’anagrafe e decidere che il tuo nome ti fa schifo e vuoi cambiarlo in Max Power perchè l’hai letto su un fon (cit.). Raylan Givens.

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3) Parks and Recreation: è la migliore comedy in giro, idee a valanga dopo 100 puntate, altre serie erano già in cancrena a questo punto. Ora io non so raccontare le scenette che fanno ridere, ma nell’ultima puntata c’è la moglie, April, di un personaggio, Andy, che si lamenta del fatto che dopo che il marito è tornato da Londra, ha problemi col fuso orario e si mette a tagliare l’erba del prato alle due di notte. Allora esce di casa mentre lui sta facendo andare il tagliaerba a manetta e gli dice “AAAAANDYYYYY” e lui le risponde “Tesoro, mi porti una birra?” e lei dice “Ok.” e torna in casa a prendergli una birra. Ecco, Parks and Recreation è bello perchè questa scenetta fa ridere anche se adesso magari voi non capite perchè.

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4) Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D.: io ho sempre avuto un occhio di riguardo per Joss Whedon, perchè ho amato Buffy, ho stra-amato Firefly, ho skippato Angel, ho apprezzato Dollhouse, ho limonato con Dr.Horrible e ho fatto “UUUOOOOOOOOOOH!” in sala come tutti, tranne quel fesso di Leo Ortolani, quando Hulk tira un pugno al vermone biotecnologico di 100 metri e lo scassa. Il pilot di Marvel’s AoS era bello, ma le seguenti faticavano ad ingranare fino a che la trama orizzontale s’è data una svegliata e ha smesso di rompere le palle a quella verticale e anzi: ci si è integrata alla perfezione. E i personaggi sviluppano. Ora è la serie non comedy più divertente in circolazione, con punte di azione fumettosa efficaci, con momenti commoventi, con scambi di battute sagaci che ti chiedi com’è che riescono quasi solo a Joss Whedon. E a Kripke quando scriveva Supernatural.

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5) How I Met your Mother e New Girl: non meritano due paragrafi diversi. HIMYM sta cannando l’ultima stagione con un uso sfigato della mamma e con puntate estemporanee svogliatissime. Ma comunque si merita la visione del finale, dai. Per quanto riguarda New Girl, sono quasi sicuro che qualcuno ha ucciso ideatori e sceneggiatori della seconda stagione. O forse l’idea ha esaurito gli sbocchi naturali e non c’è abbastanza talento per trovare altre vie. Cece fa la barista.

bbsc3bbsc3bbsc3bbsc36) True Detective: eccoci qua. Serie dell’anno e basta l’episodio pilota. Cioè ci stanno Woody “sono un attore della madonna” Harrelson e Matthew “se parlo come un batman texano posso fare pure shakespeare che mi farete i pompini” McConaughey che fanno i partner su un probabile caso d’omicidi seriali in una Louisiana catatonica e quello che è chiaro è che l’HBO ha costruito qualcosa che va al di là del prodotto solido e ineccepibile alla Boardwalk Empire. True Detective da subito si pone come un buddy horror di una nuova grande depressione, romanzando il genere procedural di The Wire in qualcosa di altrettanto lento e ragionato, meno originale, ma più archetipico. Probabilmente più cinematografico. Non a caso la serie dovrebbe strutturarsi con ogni stagione separata dalle altre (maxi-film di 8 ore, insomma), con protagonisti ed ambientazioni diversi, rinunciando a certi vantaggi della serialità, in nome di qualcosa di più concreto e stilisticamente compiuto. Michelle Monaghan fa la moglie un po’ repressa, Alexandra Daddario mostrerà le tettone nella puntata di questa domenica, lo so perchè in rete la cosa è già viral. Adesso non avete scuse. Non le metto cinque Sadako perchè è giusto aspettare il finale.

TIGRE CONTRO TRIGHE (QUELLI BRAVI endorsing IL NIENTE ne I Giorni de #CIGLIONENO)

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Internet è una corsa, dovete immaginarla così, uno spara la cazzata e tutti i negroni partono velocissimi per esprimere il proprio parere entro dieci secondi. Bastonate è una specie di ciccione, grasso e sudato, che arriva un minuto e mezzo dopo, con l’asma, quando non c’è più nessuno ad accoglierlo. Tutto questo è per dire che ce l’abbiamo fatta, ecco il nostro parere sulla campagna #COGLIONENO: non ce ne frega un cazzo.

Non ce ne frega un cazzo dei giovani creativi, dei prodotti culturali, dei videoclip e della condivisione sui social, ma ancor meno ce ne sbatte del chiacchiericcio, dei pareri, delle non-argomentazioni prodotte dalla rosicanza generale suscitata, la tesi è questa (ed è anche corretta), dal fatto che due stronzi di video carini hanno avuto successo e si sono beccati un sacco di MI PIACE.

Mi ammorba la sociologia, mi ammorbano le scienze politiche (e, prima di continuare, vi faccio notare che sono passato alla prima persona, ma prima di puntualizzare con pignoleria come farebbe quel fascistone del vostro mito Travaglio, vi segnalo che lo fa anche Dino Campana nei Canti orfici e quindi potete andarvene affanculo perché lui è più hipster di voi – lui io, intendo), mi ammorbano il gender, il femminicidio, eccetera. Mi ammorbano in sostanza tutte le fregnacce che vi mettono nelle condizioni, assieme alla lettura di alcuni romanzetti alla moda, di ritenervi illustri sociolog(h)i che utilizzano la propria sociologia e vecchi e triti concetti marxisti (marxiani) PE DISCUTE SUI BLOG, pe avecce raggione.

Andate un po’ affanculo. Ma andateci, ve ne prego. E se vi chiedete en passant quale sia la nostra opinione sui creativi e i non creativi, non riusciamo davvero ad andare oltre l’abbacinante verità che il punto non è questo, il punto è che #nonavretemaisuccesso e quelli che hanno fatto i video ve l’hanno dato in culo (anche questo lo dice Campana da qualche parte, #quindisipuo) e a voi non rimane che simulare allarme democratico spendendovi citazioni troppo dotte e noiose perché qualcuno lo capisca, ma questo voi lo sapete, non volete esse capiti, volete esse ritenuti QUELLI BRAVI tipo su minimamoralia der cazzo (che poi che voglio pure io, minima moralia se chiama, mica FORZA LAZIO, cose ragionevoli e DEL BENE io non penso di trovarcelo), in una terribile, allucinante guerra tra pezzenti – tutti quelli che, per nascita, non fanno parte dell’aristocrazia e magari cercano di ricrearsi una cricca di INTELLETTUALI, un piccolo circolo degli artisti, però minore, che dall’aristocrazia vera verrebbe invitato giusto ad ammirare il giardino restando però fuori dai cancelli.

La creatività, il marketing, la condivisione in senso internet, gli intellettuali che discutono con facce miti e concentrate e parole un po’ desuete al chiarore di una lampada d’olio in pieno 2014, sempre accigliati, con la montatura degli occhiali spessa: queste cose non esistono, e se sembrano esistere, è un inganno del demonio. Il Circolo degli Artisti non esiste più, o meglio esiste, ma riconvertito in locale di merda e boro dove risuonano i DAJE* e gli studenti si accoppiano con quel loro look da Richard Hell & the Voidods che una volta, quando eravamo piccoli, era garanzia di aver trovato perlomeno un’altra persona sveglia e oggi, nel triste oggi, è solo un altro inganno, vestono così le debosciate e i cafoni delle periferie, vestono così gli avventori di locali di merda in quartieri di merda dove i Cani, peraltro, fanno sold out.

Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.

 

 

*Di prossima pubblicazione, “CONTRO IL DAJE” e la romanità in generale.